Il suono a casa Scelsi

Nelle pagine del volume di Daniele Virgilio su Giacinto Scelsi si intrecciano biografia, urbanistica, paesaggio sonoro e pensiero mistico

AR

28 giugno 2026 • 3 minuti di lettura

Giacinto Scelsi (foto Archivio Fondazione Isabella Scelsi)
Giacinto Scelsi (foto Archivio Fondazione Isabella Scelsi)

Con La casa di Scelsi. Riflessioni sul rapporto tra suono e luogo (Cut-up Publishing 2025, pp. 174, € 16,00), Daniele Virgilio propone un volume agile ma denso, dedicato a uno dei compositori più originali e complessi del Novecento come Giacinto Scelsi. Da un lato il punto di partenza, dal segno pragmatico e quasi storico-investigativo, è rappresentato dall’individuazione della casa natale del musicista nato a La Spezia nel 1905, dall’altro lato il percorso tratteggiato in queste pagine si dirama in una riflessione più ampia sul legame tra suono, spazio e identità. Architetto, urbanista e studioso del territorio, Daniele Virgilio affronta la figura di Scelsi da una prospettiva peculiare, mettendo in dialogo biografia, urbanistica, paesaggio sonoro, pensiero mistico e riferimenti letterari.

La casa di Scelsi. Riflessioni sul rapporto tra suono e luogo (Cut-up Publishing 2025)
La casa di Scelsi. Riflessioni sul rapporto tra suono e luogo (Cut-up Publishing 2025)

La ricerca iniziale dell’autore conduce a Villa Terni de’ Gregoy – nel piccolo villaggio di Pitelli, territorio del comune di Arcola in provincia di La Spezia – una palazzina liberty alla periferia della città dove Scelsi venne alla luce l’8 gennaio 1905. Se di per sé questo dato può risultare apparentemente marginale – il compositore non coltivò rapporti significativi con la città natale, mentre la sua biografia è più spesso associata al Castello di Valva, in Irpinia (il compositore era, in effetti, il Conte Giacinto Francesco Maria Scelsi d'Ayala Valva) o alla casa romana di via San Teodoro, oggi legata alla Fondazione Isabella Scelsi – proprio questa distanza rende più stimolante l’indagine proposta in questo lavoro: interrogarsi sul luogo d’origine significa chiedersi quanto un paesaggio, anche rimosso o dimenticato, possa incidere sulla formazione della poetica di un artista.

Come annota lo stesso Virgilio nella sua Introduzione: «non si più, dunque, parlare di “una” casa di Scelsi: e ciò forse concorre a comprendere la modalità scelsiana di eludere ogni sorta di normalizzazione, di fissazione, di appaesamento definitivo».

Villa Terni de’ Gregoy
Villa Terni de’ Gregoy

Il merito principale del libro non sta soltanto nell’aver ricostruito con mappe, fotografie e documenti il luogo della nascita di Scelsi, ma nell’aver trasformato questa ricerca in una chiave di lettura della sua concezione del suono. La complessità, la profondità e l’interiorità della materia sonora scelsiana diventano, nelle pagine di Virgilio, elementi di una sorta di geografia spirituale. Il suono non è trattato come fenomeno esclusivamente acustico, ma come esperienza di immersione e di dimora interiore. In questo senso, La casa di Scelsi si rivela anche come una lettura del rapporto fra musica contemporanea e luogo, utile anche a chi voglia avvicinarsi al pensiero del compositore scomparso nell’agosto del 1988 senza fermarsi alla sola cronologia biografica.

Giacinto Scelsi, 1936 (foto Archivio Fondazione Isabella Scelsi)
Giacinto Scelsi, 1936 (foto Archivio Fondazione Isabella Scelsi)

In quest’ottica, particolarmente pregnanti sono le testimonianze legate al soggiorno spezzino dell’aprile 1988, quando un concerto al Teatro Civico riportò idealmente Scelsi nella città in cui era nato. I ricordi di Ernesto De Martino, Sergio Cozzani, Aldo Brizzi e Gabriella Cecchi arricchiscono il volume di una dimensione diretta e vivida, restituendo il clima culturale di quell’incontro tardivo fra il compositore e La Spezia. Le pagine di questo volume, in sinesi, accompagnano il lettore in un itinerario che unisce ricerca d’archivio e meditazione estetica, offrendo un percorso di lettura senz’altro interessante, grazie al quale possiamo condividere una indagine circoscritta ma significativa sulla casa natale di Giacinto Scelsi che diventa, pagina dopo pagina, una riflessione sul significato profondo dell’abitare, del comporre e dell’ascoltare i luoghi e il loro risuonare.