Seeyousound 12: che cosa vedere e ascoltare

Comincia a Torino l'edizione 2026 dell'International Music Film Festival, e come sempre vi diamo i nostri consigli

EB

25 febbraio 2026 • 7 minuti di lettura

David Bowie (foto © Kevin Cummins)
David Bowie (foto © Kevin Cummins)

Ci siamo quasi: il 3 marzo comincerà la dodicesima edizione di Seeyousound International Music Film Festival, uno dei fiori all’occhiello della vita musicale – e non solo, nello specifico – torinese.

Sei giorni di proiezioni, concerti e altri avvenimenti di contorno che avranno il loro epicentro al cinema Massimo di via Verdi 18: i numeri sono corposi, i titoli sono interessanti e muovendomi al loro interno ne ho selezionati dieci – due li ho già visti e quindi ne posso rispondere personalmente, mentre gli altri otto li ho scelti per l’argomento o perché incuriosito dalla loro possibile stranezza. Ho tenuto fuori dall’elenco la serata d’apertura SUONO/VISIONE/SUONO, dedicata ai Casino Royale che al termine di una doppia proiezione che li vede in qualche modo coinvolti presenteranno un live inedito e ideato espressamente per il festival, e quella di chiusura con la prima internazionale di Bowie: The Final Act di Jonathan Stiasny, ospite in sala: a dieci anni dalla scomparsa di David Bowie, il documentario entra nel cuore di Blackstar, l’ultimo capitolo della sua discografia nonché il testamento artistico di un autore capace di trasformare la fine in un gesto creativo radicale.

Casino Royale
Casino Royale

Mortician

Mercoledì 4 marzo alle 19.00, ecco Mortician di Abdolreza Kahani, un noir lo-fi e militante che intreccia esilio, resistenza e musica proibita. La storia di un becchino iraniano e di una cantante pop dissidente - interpretata da Gola, una vera cantante iraniana più volte arrestata dal regime prima della decisione di rifugiarsi in Inghilterra - diventa un potente racconto politico sull’identità, la repressione e il ruolo della musica come atto di opposizione. Come forse avrete intuito, il consiglio è scattato quando ho saputo del “becchino iraniano”.

The Banjo Boys

Lo stesso giorno, alle 21.00, la sezione Rising Sound porta a SYS The Banjo Boys, film che segna il debutto nel lungometraggio del regista britannico - con radici in Guyana, Malesia e India - Johan Nayar, che sarà ospite in sala. Il doc racconta l’ascesa dei Madalitso Band, un duo di musicisti di strada del Malawi composto da Yobu Maligwa e Yosefe Kalekeni. Il film ripercorre la loro incredibile avventura: da musicisti che, armati di strumenti auto-costruiti, si esibivano per le strade polverose di Lilongwe al Rancho de la Luna a Joshua Tree, dopo essere stati scoperti casualmente da Neil Nayar, fratello del regista.

Su questo film tornerò perché ho avuto modo di intervistare il regista e perché il GdM è stato il primo a scoprire l’esistenza di questo film a luglio dello scorso anno

Butthole Surfers: The Hole Truth and Nothing Butt

Il giorno seguente, giovedì 5 alle 20.30, è la volta di Butthole Surfers: The Hole Truth and Nothing Butt di Tom J. Stern, eclettico regista che ha firmato videoclip per Red Hot Chili Peppers e Marilyn Manson, che restituisce un ritratto allucinato e senza filtri di uno dei gruppi più scandalosi (a partire dal nome) e influenti dell’underground americano.

Tra animazioni, marionette e materiali d’archivio, il film racconta l’ascesa dei Butthole Surfers, pionieri di un suono che mescolava hardcore punk, psichedelia e industrial, capaci di influenzare intere generazioni di musicisti, dai Nirvana in poi. Un collage visivo e sonoro che riflette perfettamente l’estetica estrema e dissacrante della band.

Pauline Black: A 2-Tone Story

Pauline Black: A 2-Tone Story di Jane Mingay, è chiaramente dedicato alla carismatica voce dei The Selecter, figura chiave della scena ska revival britannica di fine anni Settanta nonché unica donna dell’etichetta 2-Tone. Attraverso lo sguardo intimo della protagonista, il film racconta un movimento musicale profondamente legato alle istanze antirazziste e antisessiste dell’Inghilterra thatcheriana, restituendo il ritratto di un’artista che ha fatto della musica uno strumento di affermazione identitaria e lotta sociale.

Un film che si lega strettamente a un altro programmato cinque anni fa dagli organizzatori di SYS, Poly Styrene, I am a cliché, perché le due erano molto amiche. Sarà una proiezione speciale che vedrà ospiti sia la regista che la stessa Pauline Black, di ritorno a Torino dopo il concerto del 18 dicembre 1980 al Palasport: portate la vostra copia di Too much pressure e fatevela firmare.  Venerdì 6 marzo ore 20.00

We Want The Funk!

Correndo, alle 21.30 è possibile non perdere l’inizio di We Want The Funk! di Stanley Nelson e Nicole London, viaggio off-beat all’interno della storia e dell’evoluzione del funk, dalle radici africane alla sua affermazione internazionale grazie a personaggi quali James Brown e la consapevolezza e l’orgoglio neri, George Clinton e la psichedelia P-Funk di Parliament-Funkadelic, Sly & the Family Stone e il funk multirazziale e multi-gender, Fela Kuti e Tony Allen e l’invenzione dell’Afrobeat, senza dimenticare la componente femminile – le Brides of Funkenstein e le Labelle -, celebrandolo come linguaggio universale di libertà, ritmo e resistenza. Il film sarà introdotto dallo storytelling torinese Federico Sacchi.

Rave On

Ancora venerdì 6, alle 22.00 (quindi, ahimè, quasi in contemporanea con We Want The Funk!), Rave On di Nikias Chryssos e Viktor Jakovleski trascina lo spettatore in una notte berlinese senza fine, seguendo un DJ in declino in un viaggio immersivo tra club, rave e visioni allucinate verso l’ultima occasione.

Girato durante veri eventi techno, il film fonde finzione e realtà in un’esperienza cinematografica di potenza estetica e sonora eccezionali, dove la musica diventa possibilità di riscatto e catarsi.

Boy George & CultureClub

Sabato 7 marzo alle 15.15 arriva in anteprima italiana Boy George & Culture Club di Alison Ellwood, regista pluripremiata già autrice del recente documentario su Cyndi Lauper, che aprì Seeyousound X. Il film è un ritratto intimo e sfavillante di una delle band più “anni Ottanta” degli anni Ottanta, capace di raccontare fama, desiderio e conflitti attraverso le voci dei suoi protagonisti, tra glitter, vulnerabilità e amore mai del tutto spezzato.

Il film su Cyndi Lauper non mi piacque più di tanto ma ho deciso di dare una seconda chance alla regista (e poi, a dirla tutta, Boy George mi sta simpatico). 

Micah P. Hinson - TheTomorrow Man

Alle 17.30 dello stesso giorno, in anteprima assoluta e alla presenza della regista Lina Sanabria e del protagonista, ecco Micah P. Hinson - The Tomorrow Man che ricostruisce la nascita dell’ultimo album del cantautore texano. Girato nel deserto di Tabernas, il film - firmato da un’artista visiva in grado di fondere pittura, fotografia e videoarte - dipinge un ritratto rarefatto e poetico di un musicista segnato da fragilità e intensità emotiva, accompagnato dal produttore Alessandro “Asso” Stefana.

La proiezione è impreziosita da un’esibizione di Micah P. Hinson, che ama soggiornare a Torino.

Move Ya Body: The Birth ofHouse

Si prosegue lo stesso giorno alle 19.00 con l’anteprima italiana di Move Ya Body: The Birth of House di Elegance Bratton - regista inserito da Variety tra i “10 Directors to Watch” e, aggiungo io, con un nome davvero elegante… - racconta la nascita della house music come risposta culturale alla discriminazione e al tentativo di cancellazione della disco e più in generale della black music.

Dalla Chicago underground al The Warehouse di Frankie Knuckles, il film ripercorre la nascita di un suono che da fenomeno locale si è trasformato in linguaggio globale di liberazione, appartenenza e comunità.

Sun Ra: Do The Impossible

C’è grande attesa per Sun Ra: Do The Impossible, in programma per sabato 7 marzo alle ore 20.00, che approfondisce la filosofia e l’eredità di Sun Ra, visionario musicista jazz, compositore, poeta e pioniere dell’Afrofuturismo, e la sua influenza come pensatore e leader del collettivo musicale Arkestra da lui fondato negli anni 50. La regista Christine Turner - che ha presentato il documentario al Tribeca Film Festival di New York lo scorso giugno - ci accompagna in un viaggio illuminante attraverso la vita di questo artista, bilanciando in maniera efficace i ricordi dei membri dell’Arkestra con interviste a musicologi e indimenticabili filmati di Sun Ra dal vivo.

Questo film mi dà l’opportunità di segnalare la mostra Visioni Soniche - Cover Afrofuturiste, un viaggio attraverso l’immaginario dell’Afrofuturismo, un processo creativo in continua evoluzione che trova nella musica il suo terreno più fertile, dal jazz al funk, dall’hip-hop alla techno. Esposte saranno ritrovabili tracce di personaggi presenti nei titoli in rassegna nell’edizione di quest’anno di SYS, come Sun Ra, George Clinton ed Herbie Hancock, che ne hanno plasmato l’estetica e il pensiero. La mostra è nata nel 2022 su commissione di CreativAfrica in occasione del live di Moor Mother per Jazz Is Dead e riproposta per SYS in una nuova edizione curata da Juanita Apraez Murillo, in collaborazione con Visualgrafika / Spazio Miele e con il supporto tecnico di Layup Factory.

Sarà visitabile gratuitamente dal 26 febbraio al 13 marzo da Visualgrafika/Spazio Miele (Via Po 14) su appuntamento (tel 339/5609572 e 348/9316773).

Ovviamente i film sulla carta interessanti sono ben di più ma questa è una mappa di partenza, poi sta a voi scoprire gli imperdibili di questa edizione. L’augurio è sempre il solito: buone visioni!

P.S. Il claim di quest’anno, quasi una citazione hip hop, è quanto mai attuale: MAKE SOME NOISE. Il rumore come gesto di protesta contro il silenzio, in questo caso sinonimo di asservimento (del resto come si dice? Silenzio = assenso).

Agganciandomi all’Afrofuturismo, un filo rosso che attraversa tre film del festival – quello su Sun Ra, quello sul funk e quello su Herbie Hancock, di cui non ho scritto per motivi di spazio -, cito un titolo di quindici anni fa del mio amato Nicolas Jaar, “Space is only Noise if You Can See”. Di questi tempi il rumore deve essere visto come forma di scontento, di dissenso, di consapevolezza, addirittura d’arte: basta essere in grado di vederlo. Non sentirlo, vederlo. E se lo dice Nicolino…

                                                                                    Ennio Bruno