Le 10 migliori OPERE liriche del 2020

Tra stagioni fermate, streaming e spazi reinventati, abbiamo raccolto le 10 migliori opere liriche del 2020

Rigoletto al Circo Massimo migliori opere liriche del 2020
Rigoletto al Circo Massimo (foto di Yasuko Kageyama)
Articolo
classica

Anno tormentatissimo questo 2020 bisesto che sta finalmente per finire. La pandemia si è abbattuta a stagione già ben avviata costringendo i teatri a un lungo silenzio poi a una riapertura estiva tanto attesa quanto complicata fino alla nuova frenata d’autunno con l’apertura della nuova stagione alle porte. Data l’emergenza si è fatto e si fa quel (poco) che si può. Un’autentica alluvione di streaming per vincere la solitudine da lockdown salvo accorgersi che senza pubblico il teatro non può davvero dirsi tale. Eppure, fra chiusure, timide riaperture e false ripartenze, si è osato molto sul piano delle regole sanitarie ma pochissimo sul piano della sperimentazione.

Fra chiusure, timide riaperture e false ripartenze, si è osato molto sul piano delle regole sanitarie ma pochissimo sul piano della sperimentazione.

L’opportunità per sperimentare qualcosa di nuovo e diverso sul piano artistico non si è colta fino in fondo, forse nella convinzione che, finito l’incubo pandemico, torneremo tutti al mondo felice di prima popolato di Violette, Lucie e Figari. Se sarà davvero così, lo vedremo nel mondo vaccinato prossimo venturo. Intanto, ecco il meglio – o comunque il meno peggio – che questo tormentatissimo 2020 ci ha lasciato.

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1. Un Parsifal fatto di Dio, guerra e deserto a Palermo

Teatro Massimo di Palermo, Parsifal di Richard Wagner

Palermo osa e apre l’anno e la stagione con il Parsifal fatto di “Dio, guerra e deserto” secondo Graham Vick e soprattutto dell’autorevole segno direttoriale di Omer Meir Wellber, neodirettore musicale del Massimo. Se la produzione ha più di un limite e riprende mode e modi in voga oltralpe da anni, va comunque ammirato il coraggio del Teatro Massimo che una volta di più sceglie una inaugurazione non scontata e un po’ scomoda per un teatro lirico italiano.

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2. A Weimar si risveglia il drago della DDR

Deutsches Nationaltheater di Weimar, Lanzelot di Paul Dessau

Dalle macerie del muro di Berlino, Weimar riesuma Lanzelot, capolavoro tardivo di Paul Dessau su un testo molto politico di Heiner Müller cinquant’anni dopo la prima a Berlino Est. Un Lancillotto cavaliere che ha a che fare con un drago insidioso, che usa la demagogia come arma di consenso delle masse. Apologo tutt’altro che invecchiato raccontato con una macchina scenica complessa e sofisticata guidata da un vecchio leone del teatro politico “made in Germany” come Peter Konwitschny che ancora graffia.

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3. Se Judith insegue il serial killer

Bayerische Staatsoper, Judith di Béla Bartók

Magari può fare sorridere quel preambolo cinematografico girato in una Londra notturna e sinistra con la detective Anna Barlow in caccia del serial killer attratto dalle bionde. E però lo spettacolo congegnato da Katie Mitchell è un meccanismo teatrale così perfetto e avvincente da sembrare un piccolo saggio sulla suspense. La colonna sonora diretta impeccabilmente dalla talentuosa Oksana Lyniv è quella sontuosa composta da Béla Bartók per Il castello di Barbablù con l’inedito preambolo senza voci del Concerto per orchestra.

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4. Vivaldi alla Fenice per un nuovo inizio

Teatro La Fenice, Ottone in Villa di Antonio Vivaldi

Dopo cinque mesi di chiusura forzata, la musica torna in uno spazio chiuso. Il Teatro La Fenice tenta per primo l’azzardo con la platea trasformata in piazza virtuale per musica e canto e con il pubblico (decimato) affacciato dai palchi. La scena è occupata da un’arca disegnata da grandi costole lignee come in un grande vascello pronto a navigare in acque ancora molto incerte. I mille vincoli sanitari restringono non poco le scelte ma la soluzione di riproporre il primissimo Vivaldi operista – sconosciuto in patria e non solo – affidandola a un cast di specialisti è sicuramente lodevole.

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5. L’Opera al Circo Massimo

Opera di Roma al Circo Massimo, Giuseppe Verdi, Rigoletto

Il Circo Massimo evoca già di per sé il grande spettacolo. E l’Opera di Roma punta sui grandi numeri per il Rigoletto della rinascita all’insegna della massima ufficialità. Sono 1400 gli spettatori ammessi in platea e il palcoscenico è enorme con i suoi 1500 metri quadri. Fra un parco auto, una grande giostra e uno schermo cinematografico, per quello spazio immenso Damiano Michieletto, Paolo Fantin e Carla Teti disegnano un universo di brutti, sporchi e cattivi che fa pensare ai film di Kusturica. Se la scena la fa necessariamente da padrona, la qualità della realizzazione musicale guidata da Daniele Gatti e con un cast eccellente non è quella consueta delle arene estive.

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6. A Martina Franca con Arianna per uscire dal labirinto

Martina Franca, Festival della Valle d’Itria, Richard Strauss, Il borghese gentiluomo (musiche di scena) e Arianna a Nasso

Martina Franca prova a riannodare il filo spezzato per uscire dal labirinto dello smarrimento di una realtà inedita sconvolta nella pandemia. E chi meglio di Arianna può aiutare a ritrovare il filo della musica dal vivo? Anna Caterina Antonacci la evoca in concerto attraverso il celebre Lamento monteverdiano. Il resto lo fanno Richard Strauss e Hugo von Hofmannstahl, insolitamente nell’italiano di Quirino Principe e con tre monologhi inediti di Stefano Massini, con la doppia serata del Borghese gentiluomo e Arianna a Nasso prima versione, officiata da Michele Spotti e Fabio Luisi alle musiche.

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7. Lo Schreker tardivo delle Fiandre

Opera Ballet Vlaanderen, Der Schmied von Ghent di Franz Schreker

Quella di Franz Schreker è ormai una presenza se non proprio comune relativamente presente nei cartelloni dei teatri europei. Ma se di norma non ci si allontana dai suoi tre capolavori del suo periodo più fecondo – Der ferne Klang, Die Gezeichneten e Der Schatzgraber – l’Opera delle Fiandre ripropone il tardivo (e pressoché dimenticato) Der Schmied von Ghent. L’allestimento lo firma uno dei talenti emergenti del teatro tedesco, Ersan Mondtag, che si fa notare più per le fantasiose scenografie che per le divagazioni registiche sui crimini coloniali di re Leopoldo II. L’operazione comunque lascia un segno.

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8. Violanta o della lentissima riscoperta di Korngold in Italia

Torino, Teatro Regio, Erich Wolfgang Korngold, Violanta

Fa fatica Korngold a imporsi nel nostro paese eppure più di un aspetto lo lega all’amatissimo Puccini. Di sicuro lo si conosce ancora troppo poco, Die tote Stadt a parte. Torino si prende il primato della prima rappresentazione italiana della sua Violanta che arriva con un ritardo di 104 anni dalla prima assoluta a Monaco di Baviera (e chissà quando si vedrà la deliziosa controparte leggera dell’Anello di Policrate). L’allestimento al Regio di Pier Luigi Pizzi è all’insegna dell’eleganza di primo novecento e l’esecuzione musicale è curata da un conoscitore del genio di Korngold come Pinchas Steinberg.

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9. Un barbiere a Roma prima della chiusura

Opera di Roma, Gioachino Rossini, Il barbiere di Siviglia

Non si può certo dire che Il barbiere di Siviglia sia una novità per Roma. La novità è un Barbiere in un teatro senza pubblico a causa delle nuove restrizioni dell’autunno pandemico italiano. Questa volta l’orchestra rientra in buca e i cantanti si impadroniscono dello spazio del teatro in un reticolo di funi. Mario Martone firma uno spettacolo fin troppo sobrio ma con buone idee e un buon ritmo. E se a Milano si preferisce lo spottone santambrosiano con passerella delle solite stelle del firmamento operistico e coreutico su sfondi digital art, a Roma almeno non si rinuncia a fare teatro con interpreti giovani e affiatati. Anche se a porte chiuse, il risultato, almeno per il pubblico televisivo, c’è.

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10. Quando a far sorridere basta un sì

Parigi, Théatre de l’Athénée Louis Jouvet, Maurice Yvain, Yes!

Mentre la corazzata dell’Opéra affonda travolta da uno sciopero a oltranza delle maestranze, nel prezioso scrigno dell’Athénée l’anno si apre con Yes!, operetta tardiva di Soulaine, Pujol e Bousquet con le canzoni di Maurice Yvain, ripescata grazie (anche) alla passione del Palazzetto Bru Zane per questo genere minore. Pochi mezzi ma molte idee e soprattutto talento da vendere nei giovani interpreti della Compagnie Les Brigands che regalano sorrisi e risate in un anno che di occasioni di svago e leggerezza ne ha offerte davvero pochissime.

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