Il risveglio del drago

A Weimar torna in scena “Lanzelot” di Paul Dessau su un libretto di Heiner Müller cinquant’anni dopo la prima a Berlino Est 

Lanzelot (Foto Candy Welz)
Lanzelot (Foto Candy Welz)
Recensione
classica
Weimar, Deutsches Nationatheater,
Lanzelot
26 Novembre 2019 - 19 Gennaio 2020

 Se è vero che le favole contengono sempre qualche verità, è altrettanto vero che la realtà tende a essere un po’ più complessa di come non la si racconti nelle favole. Può capitare allora che il drago, che pretende il suo tributo umano dagli abitanti del villaggio da lui liberati da una tremenda epidemia di colera, sia pure una creatura bestiale ma mostri di conoscere benissimo i meccanismi della psicologia di massa e come si amministra il consenso con la paura. E il cavaliere Lancillotto, accorso in aiuto della vittima predestinata, la giovane Elsa, avrà non poco filo da torcere per vincere gli insidiosi compromessi offerti del drago ma soprattutto guadagnare il consenso del popolo ferocemente ostile. Così descriveva quella lotta lo scrittore Evgenij Švarč nella sua commedia Il drago, scritta nei durissimi anni dell’assedio di Leningrado con un evidente sottotesto politico. Benché sotto la pelle del drago si potesse riconoscere i tratti hitleriani, il testo di Švarč non godette di troppa fortuna nell’Unione Sovietica staliniana, da dove fu bandito per 17 anni e recuperato solo nel satellite DDR alla fine degli anni ’60 da Heiner Müller per farne un libretto per l’opera di Paul Dessau presentata alla Staatsoper di Berlino nel 1969. Fu un successo ma piuttosto effimero e l’opera scomparve presto dalle scene per essere definitivamente sepolta sotto le macerie del muro di Berlino. 

Esattamente a cinquant’anni di distanza l’opera è stata riportata alla luce grazie allo sforzo congiunto dei due più importanti teatri lirici della Turingia, il Deutsches Nationaltheater di Weimar e il Theater della vicina Erfurt, dove lo spettacolo approderà nel prossimo maggio. La collaborazione è in un certo senso obbligata perché allestire quest’opera richiede davvero un impegno notevole: sono infatti 34 i ruoli previsti ai quali si aggiunge la presenza corposa del coro esteso alle voci bianche, per non dire della grande massa orchestrale complementata da una pletora di percussioni e di piccoli ensemble in scena. La complessa e articolata macchina musicale concepita da Paul Dessau trova molto spazio sulla scena nella parabola politica di sapore brechtiano architettata dal regista Peter Konwitschny, che aggiorna il bersaglio di Evgenij Švarč a una moderna e caustica critica di un capitalismo militarista vorace e privo di morale, alleggerita da un tocco lievemente ironico. Una certa leggerezza si ritrova anche nei coloratissimi e agili fondali bidimensionali disegnati dallo scenografo Helmut Brade che fanno pensare a un epos calato in un contesto domestico. 

Molto riuscita la non facile realizzazione musicale affidata a Dominik Beykirch, che controlla con tecnica ferrea il composito universo sonoro assemblato da Paul Dessau con originale sincretismo di linguaggi e stili. Ottimo anche il lavoro di concertazione sulla Staatskapelle di Weimar, che esalta lo speciale colorismo e le asimmetrie ritmiche della scrittura del compositore. con Nonostante gli strumentisti siano distribuiti spazialmente fra buca e scena, particolarmente efficace è l’equilibrio dei volumi sonori, mai a discapito della chiarezza degli interventi vocali, essenziale per non tradire l’essenza “politica” dell’opera. Molto riuscita nel complesso anche la prova della folla di interpreti sulla scena, a cominciare dalle prove di Oleksandr Pushniak, che del Drago in grisaglia e cravatta coglie soprattutto il lato sardonico, di Máté Sólyom-Nagy, che del Lanzelot guerriero esalta soprattutto la fragilità di eroe stanco, di Emily Hindrichs che si libra con grazia fra le siderali linee vocali di Elsa. Eccellenti caratteristi sono anche Wolfgang Schwaninger, un particolarmente viscido Bürgermeister cerchiobottista di professione, Juri Batukov, incisivo Charlemagne, e Daniela Gerstenmeyer, un gatto insinuante. Bene anche tutti gli altri (impossibile nominarli tutti) e molto brillante la prova dei cori congiunti dei teatri di Weimar e di Erfurt. 

Un successo sincero ha accolto questo riuscito ritorno sulla scena di un lavoro complesso. Tutte esaurite le cinque recite del cartellone di Weimar, compresa l’ultima salutata da vivi applausi e numerose chiamate. Come detto, si riprende a Erfurt a fine stagione. 

 

 

 

 

 

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