Visconti in mostra alla Scala
Al Museo della Scala fino al 31 marzo
22 settembre 2026 • 2 minuti di lettura
Ancora una volta si è visto quanto sia ristretto per le mostre lo spazio della Bibioteca Simoni nel Museo della Scala, a maggior ragione per Grazie a Luchino Visconti, appena inaugurata e aperta fino al 31 marzo 2027, dedicata alle sue regie realizzate al Piermarini. Tanto più che aleggiano quali misteriose presenze anche quelle mai andate in porto, ciascuna con la sua storia, come ha spiegato Giovanni Agosti curatore della mostra, che si avvale dell'allestimento di Margherita Palli.
Non manca un debutto problematico per il balletto Mario e il mago, tratto dalla novella di Thomas Mann, con le musiche di Franco Mannino, cognato del regista, sospeso dal cartellone nel 1954 (ricomparirà solo due anni dopo) per ordine del sovrintendente Ghiringhelli, perché Visconti pretendeva delle biciclette in scena e di far sentire la canzone Un'ora sola ti vorrei. Diversa, ma altrettanto grave la turbolenza che colpisce Poliuto di Donizetti, stagione 1960-61, protagonisti Callas e Corelli, a cui Visconti toglie la firma, perché ha deciso di tagliare i ponti con l'Italia, per via degli attacchi polemici al suo film Rocco e i suoi fratelli e quelli preventivi alla sua imminente regia de L'Arialda di Testori (Teatro Eliseo di Roma).
L'ultima sua collaborazione con la Scala risale invece al 1964 ma in una tournée del teatro a Mosca per Trovatore (arriverà a Milano tre anni dopo), la sua opera preferita, tanto che da ragazzo sognava di cantare Di quella pira. Non a caso nel fim Senso, quando i patrioti durante la Terza guerra d'Indipendenza gettano i manifesti col tricolore dal loggione della Fenice di Venezia, è di scena proprio il Trovatore. Per di più in quelle sequenze Visconti utilizza la copia della scenografia firmata da Alexandr Benois nel 1948 per la Scala.
Tra i tanti spettacoli mancati da Visconti alla Scala, che ci lasciamo sognare meraviglie, Les Troyens di Berlioz, Lady Macbeth di Šostakovič, Falstaff (per la Piccola Scala). Oltre al Ring wagneriano al quale il regista dovette rinunciare nel 1973 per ragioni di salute (già celebrato dalla direttrice del museo, Donatella Brunazzi, in una mostra precedente) ci sono naturalmente gli spettacoli andati a buon fine. La Vestale e La sonnambula (1954), Traviata (1955), Anna Bolena e Ifigenia in Tauride (1957), protagonista sempre Maria Callas, complice e ispiratrice.
Oltre alla loro profonda sintonia che si è creata nel tempo, c'è pure quella più complicata con lo scenografo Nicola Benois (figlio di Alexadr), ma altrettanto fondamentale per la riuscita di spettacoli memorabili.L'ultima presenza di Visconti alla Scala risale al 1967 per Egmont di Goethe, con le musiche di scena di Beethoven, prodotto dal Maggio Musicale Fiorentino.