Il lato oscuro di Don Giovanni

Il libro di Lidia Bramani indaga il capolavoro di Mozart attraverso la lente dell’autore massone e illuminista

SJ

21 giugno 2026 • 3 minuti di lettura

Lidia Bramani, “Don Giovanni” (Il Saggiatore 2026 - copertina, particolare)
Lidia Bramani, “Don Giovanni” (Il Saggiatore 2026 - copertina, particolare)

È destino dei personaggi emanciparsi dall'autore, i più fortunati si arricchiscono d'interpretazioni, pur contraddittorie, che conferiscono loro lunga e poliedrica vita. Ma quando si tenta di riportarli alla forma originaria, ripristinando il cordone ombelicale con l'autore, si rischia di privarli di una preziosa linfa culturale. Lidia Bramani in Don Giovanni (Il Saggiatore 2026, pp. 426, € 38,00) è tuttavia riuscita a dare ampio spazio all'imprinting di Mozart massone e illuminista, ma senza dimenticare i giudizi che in passato hanno segnato le figure del Seduttore e di quanti gli si muovono attorno. E naturalmente aggiungendo considerazioni su due personaggi maschili antitetici, don Giovanni e don Ottavio, ribaltando la convenzione che vuole il primo campione della libertà e l'altro devoto e imbelle gentiluomo.

Lidia Bramani, “Don Giovanni - Mozart massone e illuminista", Il Saggiatore 2026
Lidia Bramani, “Don Giovanni - Mozart massone e illuminista", Il Saggiatore 2026

La lettura di Bramani toglie ogni fascino seduttivo al libertino, evidenziandone i tratti più oscuri, quelli di assassino, di stupratore, di aristocratico reazionario, la cui punizione coincide con la dissoluzione dell'ancien régime. Tutto il contrario di don Ottavio, pure lui di sangue blu, ma illuminista, innamorato fedele e sensibile alle nuove istanze libertarie che aleggiano per l'Europa, in Austria riconosciute da Giuseppe II, in Francia prodromo della rivoluzione che porterà al potere la borghesia. La prospettiva ribaltata coinvolge anche le altre figure. Donn'Anna, pur prostrata dalla morte del padre trucidato davanti a lei, trova la forza di non cedere al vittimismo per diventare paladina della dignità femminile; donna Elvira invece rimane un'anima in pena, che non riesce a guardarsi dentro e a liberarsi da una sorta di schiavitù affettiva, che le fa confondere sopraffazione per virilità. Zerlina, per quanto momentaneamente illusa da un possibile scatto sociale, rappresenta invece la vitalità e l'onestà del mondo contadino coi piedi per terra, insieme al suo adorato Masetto, col quale scambia continue allusioni erotiche. Anche Leporello fa parte della stessa cultura rurale, ma è stato traviato dal suo padrone.

Queste categorie, che nel testo sono ben più articolate e ricche di argomentazioni, sono sempre suffragate (ed è il grande merito dell'indagine di Bramani) da minuziose e approfondite analisi musicali. Sono molte le pagine accattivanti, nelle quali l'autrice muovendo da una breve citazione del libretto analizza quanto avviene in orchestra e al lettore dà quasi l'illusione di un ascolto in diretta, ma soprattutto lo guida attraverso le pieghe più nascoste del capolavoro mozartiano. A parte il trovare anticipata nell'ouverture una frase di don Ottavio nel Sestetto, a dimostrazione dell'importanza che Mozart dà al personaggio, le sorprese sono tantissime. Per esempio il minuetto multiuso, che ora si adatta a denunciare la prepotenza di don Giovanni, ora a commentarne la saggezza della nobiltà a vantaggio di tutti, le allusioni a stilemi massonici in partitura, l'approfondimento delle arie più famose, come quella di donn'Anna, Or sai chi l'onore, e quella di don Ottavio, Dalla sua pace, momenti fondanti del loro amore.

Don Giovanni (Alexandre-Évariste Fragonard, c. 1830–35)
Don Giovanni (Alexandre-Évariste Fragonard, c. 1830–35)

In questo ampio panorama critico, Bramani sottolinea come i personaggi mutino nel corso della vicenda, mentre l'unico tetragono rimane don Giovanni, col quale Mozart è avarissimo di musica. Eppure, scantonando d'epoca e d'autore (pur essendo Shakespeare il più amato da Mozart), verrebbe voglia di citare "Costor con tanta boria non avrebbero un briciolo di sale", perché il burlador collezionista rimane il pilastro di tutta la faccenda e senza di lui gli altri si sfalderebbero. E Da Ponte deve averlo avuto ben presente, non a caso nel volume è ricordata una preziosa testimonianza di John Wakefield Francis, medico del Da Ponte ormai anziano, che gli aveva raccontato come Mozart avrebbe voluto per il Don Giovanni un'impostazione seriosa. Ma che a furia d'insistere, lui era riuscito a convincerlo a inserire momenti di vis comica. Forzando queste sue parole, sarebbe anche da aggiungere la spudorata battuta di don Giovanni, "La nobiltà ha dipinta negli occhi l'onestà", che pur pronunciata cinicamente fa sperare che nel guardarsi allo specchio lui stesso non si prendesse troppo sul serio.

Con Don Giovanni - Mozart massone e illuminista Lidia Bramani prosegue l'esplorazione della trilogia italiana di Mozart-Da Ponte, iniziata con Mozart massone e rivoluzionario (2005) e proseguita con Susanna non vien (con Leonetta Bentivoglio 2019); c'è solo da augurarsi che arrivi presto alla conclusione con un saggio su Così fan tutte, opera ancora più ricca di spunti ideologici e politici.