L'opera di Cherubini versione Lachner ha aperto il cartellone del Bellini di Catania.

La prima italiana di Il Diario di Nijinsky di Detlev Glanert ha goduto al Cantiere d'Arte di Montepulciano di una realizzazione fresca e credibile, soprattutto negli ottimi interpreti musicali, evidenziando però contraddizioni problematiche nella costruzione e nella resa della drammaturgia musicale. Calorosa l'accoglienza di un pubblico quasi esclusivamente di addetti ai lavori.

Paride ed Elena, la meno nota e fortunata collaborazione tra Gluck e Calzabigi (non a caso, vista la compresenza di vette di scavo psicologico-musicale e debolezze drammaturgico-compositive), è andata in scena in un allestimento assai elegante e calibrato, ambientato nella belle-époque, e realizzato da giovani interpreti di un laboratorio dei teatri di Pisa Lucca e Livorno. Pubblico inizialmente poco reattivo, ma infine calorosamente plaudente.

Un buon livello vocale, soprattutto delle protagoniste femminili, ha segnato il primo allestimento catanese di La sposa dello Zar, risultato per il resto un po' freddino interpretativamente. Pubblico non numeroso e non più che cordiale negli applausi.

Lo spettacolo d'apertura del Sinopoli Festival 2007 recupera alcune musiche di scena giovanili di Sinopoli, legandole soprattutto al coevo testo pasoliniano, le cui straordinarie lacerazioni oscurano le qualità ancora nascenti della scrittura compositiva. Ottimi gli interpreti, e minima ma efficace l'orditura scenica di Denis Krief.

Una Rondine nella media positiva, con qualche sbavatura nella regia e nel rendimento dell'orchestra, e con problemi di resa acustica del teatro all'aperto, ha riproposto il pregevole lavoro di Puccini al Festival di Torre del Lago dopo ben 19 anni d'assenza, meritando un caloroso plauso.

Ottima realizzazione, soprattutto in regia e luci e in alcune voci, di un Saul di Flavio Testi (prima italiana in forma scenica) che incontra il testo decadente di Gide - col protagonista tormentato interiormente e scopertamente omosessuale - rioggettivizzandone la drammaturgia, grazie a opportune scelte di linguaggio musicale e strumentazione. Pubblico abbastanza numeroso e applausi assai convinti.

"La madre del mostro", novità '07 della Settimana Musicale Senese, libretto di Michele Serra e musica di Fabio Vacchi, nonostante il pregio dei singoli elementi dell'opera ha dimostrato ancora una certa irresoluzione drammaturgica nell'opera in sé (ondivaga tra grottesco, parodia, registri lirico-tragici, senza mai centrare un vero registro 'comico') sia nella sua realizzazione acustico-spaziale, penalizzante le pur brave voci. Successo comunque.

La stagione lirica del Massimo Bellini si è aperta coproducendo col Teatro Nazionale di Riga la Lady Macbeth di Shosakovich: la regia ha fatto slittare il contesto storico nella caotica realtà post-sovietica, e ha potuto contare su prove interpretative assai positive (soprattutto il direttore e la protagonista). Pubblico da prima, freddino: l'acido grottesco di Shostakovich fa ancora scandalo?

Nell'ambito di una edizione inter-disciplinarmente assai ricca, il Festival Sinopoli di Taormina ha inaugurato la serie di tre concerti serali con una positiva performance di un ensemble interno, ben guidato da Fabio Maestri, impegnato in uno spaccato significativo della prima produzione compositiva di Sinopoli.

"Amor non conosciuto", ultimo testo per musica di Enzo Siciliano tratto dal memoriale di una mistica duecentesca, musica della romana Silvia Colasanti, ha mostrato una personalità compositiva duttile e ben orientata a un segno teatrale, nonostante l'uso di una sola voce recitante abbia appiattito gli esiti espressivi della pièce realizzata in forma di lettura/mise-en-espace.

Scelta intrigante, e premiata con grande plauso dal pubblico, quella dello Sferisterio di accoppiare le Turandot di Busoni e Puccini: la prima delle quali - eseguita in forma di concerto - si è dimostrata opera ragguardevole, e qui ben eseguita dagli interpreti vocali e sinfonico-corali guidati da un energetico e positivo Daniele Callegari.