Le canzoni di Sanremo 2026, in anteprima
Abbiamo ascoltato tutte le 30 canzoni del Festival di Sanremo 2026: ballatone, disco music e ancora meno coraggio del solito
26 gennaio 2026 • 12 minuti di lettura
Se vi chiedete come funziona il rito annuale degli ascolti in anteprima di Sanremo, è presto detto: la Rai convoca qualche decina di giornalisti, metà a Milano e metà a Roma, in un teatro di posa, di solito in un gelido lunedì di gennaio.
Per un paio d’ore li costringe in seggiolini di plastica dura progettati dallo stesso ingegnere che lavora per Ryanair. In questa condizione di costrizione fisica, li mette di fronte a Carlo Conti (in persona a Milano, in video a Roma) che, tra una battuta forzata e l’altra, presenta una per una le 30 canzoni in gara.
L’audio non è ottimale, e alla sesta ballata che parte con il pianoforte e apre in un ritornello testosteronico a base di archi la sensazione di essere nel Giorno della marmotta si fa forte. Non l’abbiamo già sentita questa?
Dunque, pronti a essere smentiti al secondo e al terzo ascolto (è successo negli anni passati, inutile far finta di niente) ecco le pagelle in anteprima dei 30 Big in gara.
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Rigoramente a caldo, rigorosamente nell'ordine scelto da Carlo Conti.
1. Tommaso Paradiso, “I romantici”
Tommaso Paradiso, Davide Simonetta, Davide Petrella (Sony Columbia)
“I romantici” assolda due degli autori sanremesi più in vista di questi ultimi anni per confezionare una cover di “Notte prima degli esami”. Passati i quaranta, Tommaso Paradiso sembra aver definitivamente completato la sua trasformazione in Antonello Venditti, con il suo pop romantico, piacione e stempiato. VOTO 5
Vorrei avere un pianoforte in tasca solo per ricordarmi di noi.Tommaso Paradiso, "I romantici"
2. Malika Ayane, “Animali notturni”
Malika Ayane, Giordano Cremona, Luca Faraone, Stefano Marletta, Federico Mercuri, Edwyn Roberts (Carosello)
Almeno due scelte non scontate, nella canzone di Malika Ayane. La prima è quella di rendere intelligibili le parole, contraddicendo una carriera fatta di vocali distorte. La seconda è di presentarsi con un pezzo ritmato e funky, che nel ritornello si apre a un mood tardi anni Settanta, fra disco-samba, chitarrine elettriche e risposte di sintetizzatore. Con il contrappeso di una strofa più urban e contemporanea, l’effetto globale è interessante. VOTO 7
3. Sayf, “Tu mi piaci tanto”
Sayf, Luca Di Blasi, Giorgio De Lauri (Warner Atlantic)
Un mix di strofe intelligenti che toccano temi non scontati in modo non scontato (fra i citati Cannavaro e Berlusconi, le alluvioni e le botte di piazza) e un ritornello martellante e apparentemente insulso perfetto per TikTok («Tu mi piaci» ripetuto allo sfinimento).
Mutatis mutandis, era un po’ la formula di “Ciao amore ciao” di Tenco, pure citato nel testo… Senza proseguire nel paragone (non è il caso), Sayf si candida a essere la sorpresa di Sanremo 2026, e conferma che da Genova arriva molto del nuovo rap italiano più interessante. VOTO 7.5
Ho fatto una canzonetta /È un fiore su una camionetta / E le botte delle piazze le dimentichiamo.Sayf, “Tu mi piaci tanto”
4. Patty Pravo, “Opera”
Giovanni Caccamo (Nar International)
Incipit con piano intimista e scansione alla Fossati, che Patty Pravo interpreta con grande raffinatezza. Poi il ritornello apre tutto e l’orchestra smarmella archi neanche fossimo nella colonna sonora del Gladiatore.
Il brano è comunque ben scritto (da Giovanni Caccamo) e Pravo lo canta con classe. Sarà da rivedere alla prova del live, ma per come sono andate altre rentrée di dive del passato in anni recenti (da Fiorella Mannoia a Anna Oxa), qui è già tutto grasso che cola. VOTO 6.5
Cantami ancora il presente / nella vanità, io sono Musa, colore tagliente / e poi Opera, l'Opera.Patty Pravo, “Opera”
5. Luchè, “Labirinto”
Luchè, Davide Petrella, Stefano Tognini, Rosario Castagnola (Warner Atlantic)
Come si manda un rapper serio e con una storia seria – ma tutto sommato non così noto al famigerato “grande pubblico – a Sanremo? La regola è ormai nota: una canzone d’amore, un ritornellone pop massimalista appena sporcato con un rullante simil-trap che sembra fatto con i preset di Garage Band. È insomma la maledizione di Lazza, che sparge la sua cenere anche sul povero Luché. VOTO 4
E anche se poi te ne vai / Non ti scordare di me di te di noiLuchè, “Labirinto”
6. Mara Sattei, “Le cose che non sai di me”
Mara Sattei, Davide Mattei, Alessandro Donadei, Enrico Brun (Sony Epic)
Mara Sattei è uno dei grandi misteri del pop italiano contemporaneo. Troppo giovane per essere "tradizionale", troppo tradizionale per essere una giovane, per giunta prodotta da thasup (suo fratello), uno dei talenti più interessanti degli ultimi anni che quando lavora per lei si trasforma nel Maestro Mazza. VOTO 5
7. Francesco Renga, “Il meglio di me”
Stefano Tartaglino, Antonio Caputo, Simone Enrico Reo, Mattia Davì, Francesco Renga, Davide Sartore (Warner Atlantic)
«Chat Gpt, scrivimi una canzone di Francesco Renga». «Eccola!». VOTO 4 e Premio Francesco Renga
Ma a volte capita / Che sorride anche una lacrimaFrancesco Renga, "Il meglio di me"
8. Ditonellapiaga, “Che fastidio!”
Ditonellapiaga, Edoardo Castroni, Edoardo Ruzzi, Alessandro Casagni (Bmg)
Con una bella produzione che odora di disco music (“Born to be Alive”), “Che fastidio” si candida a tormentone dell’anno. Il brano è di fatto un catalogo di cose fastidiose, alcune scontate (i call center, i tronisti, la moda) altre meno (la musica tribale, i cani alle dogane), in una specie di traduzione mainstream di Myss Keta buona per parodie, balletti e frammentazioni virali assortite. Ditonellapiaga potrebbe aver azzeccato la sua “Ciao ciao”. Andrà alla grande. VOTO 7 e "Con le mani con le mani con le mani"
La moda di Milano (che fastidio!) / lo snob romano (che fastidio!) / il sogno americano (che fastidio!) / e il politico italiano (che fastidio!) / la musica tribale (che fastidio!) / i cani alle dogane (che fastidio!)Ditonellapiaga, "Che fastidio!"
9. Leo Gassmann, “Naturale”
Francesco Savini, Mattia Davi, Alessandro Casali, Leo Gassmann (Universal Emi)
Con un piano stracciamutande alla Eduardo De Crescenzo, un tocco di Tananai, un ritornello alla Olly e un po’ di indie anni dieci nascosto nelle pieghe, Leo Gassmann naviga fra i generi scegliendone rigorosamente gli stilemi più fastidiosi. VOTO 4
Ma non vale se ora mi guardi / Con quegli occhi lucidi e mi macchi / La felpa con il nero dell'eyeliner / Tu che sei più bella al naturale.Leo Gassmann, “Naturale”
10. Sal Da Vinci, “Per sempre sì”
Federica Abbate, Alessandro La Cava, Alessandro Da Vinci, Sal Da Vinci, Federico Mercuri, Giordano Cremona, Eugenio Maimone (Warner Atlantic)
«Nell’insieme ci voleva» commenta Carlo Conti per reagire all’applauso ironico dei giornalisti. Un applauso ingiusto, perché sì – ci voleva eccome: un po’ Lola Ponce, un po’ Gigi D’Alessio ma più vecchio, un po’ "Gesù Cri", un po’ trenino disco samba, Sal Da Vinci mancava da Sanremo dal 2009, e al suo ritorno confeziona un nuovo instant classic del trash. S.V.
Con la mano sul petto / lo te lo prometto / Davanti a Dio / Saremo io e te da qui / Sarà per sempre sì.Sal Da Vinci, "Per sempre sì"
11. Levante, “Sei tu”
Levante (Warner)
Bello che in mezzo a brani che hanno più autori di un paper scientifico ci siano canzoni con una sola firma. Peccato che sia quella di Levante. “Sei tu” si inserisce nel filone “ballad sentimentale con ritornello epico”, con quella marmellata di archi e quei rullantoni che si sentono ormai solo a Sanremo.
La linea vocale non è scontata, anche se Levante la butta un po’ in caciara come a dire «Guarda che c’ho la voce», come la tipa brava al karaoke del venerdì sera dai cinesi (e con la una finezza in linea a quel contesto). Si prende dei rischi, sarà da verificare dal vivo. VOTO 5.5
12. Tredici Pietro, “Uomo che cade”
Tredici Pietro, Antonino Di Martino, Marco Spaggiari (Sony Epic)
Una strofa rap di sapore old style, subito contraddetta dal solito ritornello incazzato che apre verso l’acuto, qui anche insaporito da qualche tamarria orchestrale di troppo. VOTO 5
13. Enrico Nigiotti, “Ogni volta che non so volare”
Enrico Nigiotti, Pacifico, Fabiano Pagnozzi
Un po’ Renga, un po’ Masini, un po’ Grignani, un po’ Mr Rain, un po’ Ultimo ma più triste (in questo, si sente la mano di Pacifico fra gli autori). È il grande ritorno di Enrico Nigiotti, l’uomo che con le sue canzoni ti fa pensare che Schindler’s List in fondo era uno spasso. VOTO 5.5 e Medaglia speciale “Nonno Hollywood”
14. Samurai Jay, “Ossessione”
Samurai Jay, Salvatore Sellitti, Luca Stocco, Vittorio Coppola (Universal Island)
Dopo meno di un minuto siamo già passati da un rap biascicato al neomelodico al reguetón, e fra un «bailando contigo así» e un «non è amore è una malattia» la testa gira. Al primo break latin il cervello si spegne e il corpo ti porta dove vuole lui. Un pezzo ignorante, che non fa finta di non esserlo. E per questo io lo rispetto. VOTO 6 e Targa Giostra con le catene
15. Serena Brancale, “Qui con me”
Serena Brancale, Noemi Bruno, Fiat131, Salvatore Mineo, Carlo Avarello, Fabio Barnaba (Isola degli artisti)
Serena Brancale ha una bella voce, ma non è nota per la sua finezza interpretativa. Se l’anno scorso ci aveva deliziato incarnando la versione più jazzy di Ana Mena, qui aderisce anche lei al mood imperante con una ballatona piano e archi, con tanto di acuto finale per svegliare gli abbonati Rai nelle lunghe notti dell’Ariston. Il risultato è una specie di cover tamarra di “Almeno tu nell’universo” se l'avessero scritta per Whitney Houston. VOTO 5
16. Arisa, “Magica favola”
Arisa, Giuseppe Anastasi, Marco Cantagalli, Fabio Dale, Carlo Frigerio (Pipshow)
Un’altra ballad, l'ennesima, qui virata in direzione di autofiction, in cui Arisa fa il punto sulla sua vita e – nel ritornello – si veste da principessa di Frozen con archi Disney e tutto il resto. VOTO 6
A trent'anni tutti mi dicevano che bella la tua voce / A quaranta voglio solamente ritrovare un pò di pace / Che mi piacerebbe ritornare tra le braccia di mia madre / Mentre un'altra stella cade / Nel romantico disordine.Arisa, “Magica favola”
17. Nayt, “Prima che”
Nayt e Stefano Tognini (Sony Columbia)
Un po’ Rkomi, un po’ Sangiovanni: stesso l’effetto sulla voce, stessa la scarsa voglia di vivere (si sente la mano di Zef in cabina di regia). Il ritornello boom bap che fa muovere la testa e uno special maranza a base di archi strappati però migliora il tutto, e strappa la sufficienza. VOTO 6
18. Dargen D'Amico, “Ai ai”
Dargen D’Amico, Gianluigi Fazio, Pietro Bagni, Edwyn Roberts (Universal Island)
Dargen nella sua seconda vita sanremese sembra ormai intrappolato nel suo personaggio cazzaro. Solo che, senza l’effetto novità e senza quel paio di versi appuntiti di “Onda alta” e “Dove si balla”, rimane solo una produzione smargiassa e retrò, che gioca sull’intelligenza artificiale (“Ai ai”) con un’ingenuità da Topo Gigio. VOTO 6
Ai Ai, Cosa mi fai?Dargen D'Amico, "Ai ai"
19. Raf, “Ora e per sempre”
Raf, Samuele Riefoli (Girotondo)
Il ritorno di Raf è praticamente una cover di Enrico Nigiotti, con un testo così ingenuo che fa quasi tenerezza, dove «amore io» fa rima con «io» e ci sono solo verbi al futuro. E gli accenti cadono comunque male. VOTO 3
Oggi il mondo è così diverso / niente è sicuro, tutto è controverso / e tra milioni di voci si nasconde la verità.Raf, “Ora e per sempre”
20. LDA e AKA 7even, “Poesie clandestine”
LDA, Aka 7even, Alessandro Caiazza, Vito Petrozzino, Mattia Villano, Riccardo Romito, Francesco D'Alessio (Sony Columbia)
Stessa formula di Samurai Jay, stesso mix di latin, reguetón, e neomelodico con archi a mescolare il tutto. VOTO 5 e Premio Scugnizzi di Puerto Rico
Bella da farmi mancare l’aria / Tu sei Napoli sotterraneaLDA e AKA 7even, “Poesie clandestine”
21. Bambole di pezza, “Resta con me”
Andrea Spigaroli, Nesli, Simone Borrelli, Federica Rossi, Caterina Alessandra Dolci, Daniela Piccirillo (Universal Emi)
In questo Sanremo anestetizzato anche l'obbligata quota girl power finisce per annacquarsi («Sono una donna che non guarda in faccia niente / Mi hanno guardato male ma è il giudizio della gente»). La strana operazione che porta le Bambole di Pezza all’Ariston, fra chitarroni alla Evanescence e un po’ di anni novanta fuori moda rimane misteriosa. E dimenticabilissima. VOTO 5
Sono una donna che non guarda in faccia niente / Mi hanno guardato male ma è il giudizio della gente.Bambole di pezza, "Resta con me"
22. Fulminacci, “Stupida sfortuna”
Fulminacci, Pietro Paroletti (Maciste Dischi)
Fulminacci è l’unico cantautore che può permettersi il Festival di Carlo Conti: un po’ di biascicamento da scuola romana, un po’ Thegiornalisti, un po’ di Calcutta e un ritornello – la parte migliore – con il solito mood vintage da Domenica sportiva primi anni ottanta, per cui dobbiamo incolpare Colapesce e Dimartino. Di originalità ne resta poca, ma almeno lo hook «Stupida stupida fortuna / gelida gelida gelida paura» si fa ricordare bene. VOTO 6
23. Ermal Meta, “Stella stellina”
Ermal Meta, Dardust, Giovanni Pollex (Sony Columbia)
C’è Ermal Meta, ti aspetti l’ennesima ballad… e invece arriva un inizio con mandolino e reguetón, come se fosse avanzata una base al figlio di Gigi D’Alessio e Meta non avesse voluto buttarla via: i generi saltano, i lupi dormono con gli agnelli, la pantera si sdraia insieme al capretto e un theremin fa il tema. E a rendere il brano ancora più assurdo, il testo parlerebbe della guerra – ma in maniera talmente obliqua che se non me lo diceva Carlo Conti non ci sarei mai arrivato. Il tutto è talmente paraculo – marchio di fabbrica di Ermal Meta – che potrebbe pure vincere. VOTO 4
Stella stellina / La notte si avvicina / Non basta una preghiera / Per non pensarci più.Ermal Meta, “Stella stellina”
24. Elettra Lamborghini, “Voilà”
Andrea Bonomo, Edwyn Roberts, Pietro Celona (Universal Emi)
Cassa dritta, «Elettra / Elettra Lamborghini», «notti di paillettes» e la Carrà citata come nume tutelare. Cosa può andare storto? VOTO 6.5 e Premio Elettra Lamborghini
Sai già cosa fare dai comincia tu. / E allora viva viva viva la Carrà / Ballare e poi finire giù per terra.Elettra Lamborghini, “Voilà”
25. Chiello, “Ti penso sempre”
Chiello, Tommaso Ottomano, Fausto Cigarini, Saverio Cigarini, Matteo Pigoni (Universal Island)
Grazie all’unico pezzo con una chitarra elettrica, Chiello colonizza quello spazio di immaginario fra trap e classic rock che Achille Lauro ha lasciato libero quando si è presentato a Sanremo mascherato da Antonello Venditti. Il testo – che parla di un amore finito – è però di rara inutilità. VOTO 5
Ti penso sempre / Voglio disinnamorarmi / E non è rimasto niente / Solo una scheggia di noi due.Chiello, “Ti penso sempre”
26. Eddie Brock, “Avvoltoi”
Eddie Brock, Lorenzo laschi, Vincenzo Leone, Vincenzo Leone
Il processo di tananaizzazione del pop sanremese ha in Eddie Brock uno dei suoi nuovi campioni. VOTO 3 e Premio “ora googlo chi è Eddie Brock”
Le parole si annodano in gola / E ti asciugo il mascara che cola.Eddie Brock, “Avvoltoi”
27. Maria Antonietta e Colombre, “La felicità e basta”
Letizia Cesarini, Giovanni Imparato, Francesco Catitti (Puro / Bombadischi)
Ed eccola qui, anche quest'anno, la deriva del migliore indie pop degli anni Dieci, che finisce a Sanremo a fare pezzi tenerini finti anni Ottanta. Tutto molto patinato, tutto sanremese, tutto preso fin troppo seriamente. Poteva essere una “Vattene amore” per gli anni venti, invece è un’altra versione hipster dei Ricchi e poveri, nello slot lasciato libero dai Coma Cose. Peccato, ci si aspettava di più. VOTO 5.
28. Fedez e Masini, “Male necessario”
Fedez, Marco Masini, Federica Abbate, Alessandro La Cava, Antonio lammarino, Nicola Lazzarin, Alessandro La Cava (Warner Atlantic)
Gli Avengers del testosterone sanremese fanno quello che gli viene meglio: Fedez biascica strofe di rivendicazione fuori tempo massimo sulla sua vita. Masini è il maestro dei ritornelli sguaiati. VOTO 4
La gente pudica giudica / Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / Se la faceva con gente per bene.Fedez e Masini, “Male necessario”. NB: ma qui Fedez è Giuda o Cristo?
29. Michele Bravi, “Prima o poi”
Michele Bravi, Rondine, Gianmarco Grande (Believe Digital)
Un pianoforte contrito e intimista, l'ennesimo. Lei ha lasciato lui, lui guarda le sue foto, la casa è un disastro perché la donna delle pulizie viene solo venerdì. Non c’è molto altro da dire. VOTO 5
Ma guarda casa mia come è ridotta / Che non faccio i piatti da una settimana / Che non so l'ultima volta che ho fatto la spesa / Con il disco di Battisti ancora li per terra.Michele Bravi, “Prima o poi”
30. J-Ax, “Italia Starter Pack”
J-AX, Andrea Bonomo, Lorenzo Buso (Sony Columbia)
«Mancava il country» annuncia Carlo Conti nel presentare l’ultimo pezzo del giorno, “Italia Starter Pack” di un J-Ax in versione più qualunquista del solito. Ce n’era veramente bisogno? VOTO 4 e Targa Movimento Lonely Star
‘Sto paese è come con la precedenza, e solo di chi se la prende, non è mai di chi ce l'ha.J-Ax, “Italia Starter Pack”