Le pagelle di Sanremo 2023 (le canzoni della prima serata)

Il meglio e il peggio delle canzoni del Festival di Sanremo 2023 dopo la prima serata

Sanremo 2023 le pagelle di Jacopo Tomatis
Articolo
pop

Si è chiusa la prima serata del Festival di Sanremo 2023. Non perdiamo tempo con il contorno – Blanco che spacca tutto, che noia la Ferragni, che grandi i Pooh – anche perché è ormai l'una e mezza di notte, e a noi interessano le canzoni.

– Leggi anche: Le pagelle della seconda serata di Sanremo 2023

Quest'anno non c'è – ve lo anticipo – una nuova "Brividi", ma dopo la prima sera la vittoria sembra un affare tra Mengoni ed Elodie.

Qualche settimana fa ho partecipato ai preascolti. Potete facilmente verificare quanto (poco) ci ho preso qui.

– Leggi anche: L'anteprima delle canzoni di Sanremo 2023

Anna Oxa – Sali (Canto dell'anima)

«Particolare» è l’aggettivo che usava mia nonna quando una cosa non le piaceva ma non si osava dirlo per timore di sembrare poco raffinata («Ti piace questo film di avanguardia cecoslovacco con i sottotitoli in tedesco, nonna?» «Mah… è particolare»).

Ecco, il pezzo di Anna Oxa è particolare.

Metà del pubblico e della critica lo bollerà senza appello come un brano imbarazzante: «La Oxa è bollita!» «Non si capisce cosa canta!» (come se la Oxa dei tempi d’oro avesse una dizione da Rai anni cinquanta). L’altra metà affermerà invece con convinzione che la Oxa è meravigliosa, una diva. Che il pezzo di Fio Zanotti (con un misticheggiante testo di Bianconi e Kaballà) è avanguardia, è geniale. Che è un pezzo difficile, ma che non si capisce al primo ascolto – ma forse neanche al secondo. Io sono al terzo, ma potrei non avere voglia di arrivare al quarto.

VOTO 6 e menzione «particolare»

gIANMARIA – Mostro

Ci casca persino Amadeus, quando dopo il brano lo presenta come “Sangiovanni”. gIANMARIA però almeno ci prova: per sparigliare le carte e distinguersi dagli altri cosplayer di Sangiovanni in gara (che sono molti) ha scelto di presentarsi in versione Nino D’Angelo. Venerdì duetterà con Manuel Agnelli. Peccato. Ci fosse stato Nino… Sa di occasione sprecata.

VOTO 4 e medaglia speciale Scugnizzo biondo

Mr. Rain – Supereroi

Mr. Rain – che per non confonderci d’ora in poi chiameremo “Sangiovanni IV” – punta a prendersi il nefasto ruolo di idolo dei più piccoli che fu dei Dear Jack e fa un pezzo sui supereroi. Che, con metafora particolarmente ardita, sono come gli innamorati. Il coro di bambini è stato vietato da diverse convenzioni internazionali, ma Mr. Rain non lo sa e se lo gioca senza ritegno. 

(Li avevate rimossi i Dear Jack, vero? Non ringraziatemi.)

VOTO 5 leave the kids alone!

Marco Mengoni – Due vite

Non c’è una “Brividi” in questo 2023, ma probabilmente “Due vite” è la cosa che ci va più vicino, ed è la favorita per la vittoria. Come “Brividi”, prende il modello sanremese e lo aggiorna ai tempi: strofa densissima, ritornello che lavora di sottrazione con intelligenza e accumula fino all’esplosione finale, come da manuale. 

VOTO 7.5

Ariete – Mare di guai

Purtroppo il neorealismo indie dei primi anni dieci – che speravamo si fosse guadagnano il diritto all’oblio, come altri infausti prodotti di quel decennio tipo il Governo Monti, i poke su Facebook e la Juventus di Delneri – sta tornando. Certo, si è dato una spruzzata gender fluid, ma i cumuli di piatti, le foto sotto il cuscino, le intonazioni incerte e l’incedere cantilenoso sono sempre quelli. Ariete è una potenza su TikTok e – alleatasi nientemeno che con il gran Mogol dell’It-Pop Calcutta – potrebbe riuscire nell’impresa di farlo risorgere definitivamente. Come se non avessimo già abbastanza problemi in questi anni venti. 

Ariete, insieme a Calcutta, potrebbe riuscire nell'impresa di far risorgere l'It-Pop anni dieci. Come se non avessimo già abbastanza problemi in questi anni venti. 

“Mare di guai”, comunque, non è pezzo malvagio, e si fa ricordare già al primo ascolto. Ma del resto persino la Juventus di Delneri ha fatto anche cose buone. 

VOTO 6

Ultimo – Alba

Alla fine dell’Ottocento si codificò la forma canzone con il refrain a 32 battute, stile Tin Pan Alley. Poi il modello del blues popolarizzò la struttura a 12 battute. Dopo i sessanta, a Sanremo c’è stato il ritorno del più classico strofa-ritornello. E da qualche anno a questa parte ci sono le canzoni di Ultimo. Che sono tutte uguali. Voi vi siete mai chiesti perché Ultimo viene a Sanremo solo ogni 2-3 anni? È per non farsi sgamare. 

Voi vi siete mai chiesti perché Ultimo viene a Sanremo solo ogni 2-3 anni? È per non farsi sgamare. 

Comunque, se volete provare a farvene una a casa, non è difficile. Sono fatte così: partono in un registro troppo basso, che Ultimo non riesce a cantare bene, e finiscono in uno troppo altro, che Ultimo non riesce a cantare bene. In mezzo, c’è Ultimo che sembra calmo, ma a un certo punto si incazza senza ragione.

VOTO 4 e Premio per la miglior canzone di Ultimo in gara.

Coma_Cose – L'addio

Coma_Cose, che vi è successo? Facevate canzoni interessanti, con testi pieni di scarti linguistici, di idee, di paradossi; canzoni costruite di lima, con incastri perfetti a prova di falegname. Ora sembrate un qualunque duo Minghi-Mietta per il mondo indie, ma senza neanche una “Vattene amore” da giocarvi. Perché, sì, “L’addio” è proprio poca cosa, cantata male e con un siparietto che in quanto a verve fa gara con quello – a seguire – di Poltrone & Sofà. Incredibilmente, la sala stampa li premia (d'altra parte ogni anno c'è quel gruppo indie che svacca, ma viene premiato dalla Sala stampa perché è un gruppo indie).

VOTO 4 e Targa artigiani della qualità?

INTERMEZZO: i Pooh.

Premesso che i Pooh sono come il Partito – si amano, non si discutono: la più grande pop band italiana di sempre. È ora che Pitchfork se ne accorga.

Pooh a sanremo Pitchfork

Elodie – Due

Una delle regole delle canzoni pop: se hai un buon hook, il “gancio” memorabile, lo devi ripetere un po’ di volte. Elodie ce l’ha («Per me le cose sono due / lacrime mie o lacrime tue») e – coerentemente – lo ripete un bel po’ di volte. “Due” è un pezzone mahmoodiano nel flow, come già altri pezzi di Elodie (ad esempio “Andromeda”) che spaccherà le radio. Uno dei migliori brani in gara.

VOTO 7.5

Leo Gassman – Terzo cuore

Nei preascolti l’avevo definita – forse un po’ eccessivamente, ma mettetevi nei miei panni: le avevo ascoltate tutte e 28 di fila, ed era quasi ora di pranzo – «Il brano che Renga cerca di fare da anni senza riuscirci». In verità, fatta dal vivo, rivela più chiaramente il legame con i Pinguini Tattici (l’autore è Riccardo Zanotti), però – appunto – in direzione più sanremese-renghiana. Comunque sia, “Terzo cuore” è una canzone fresca, e si lascia ascoltare.

Lo ammetto candidamente: non gli davo un centesimo, a Leo Gassman. E quanto le aspettative sono così basse, tutto quello che viene fuori è grasso che cola.

VOTO 6.5

Cugini di Campagna – Lettera 22

I Cugini di Campagna hanno anche un buon pezzo, scritto dalla Rappresentante di Lista, con un bel ritornello in minore da crying at the disco… Un pezzo che sembra un pezzo dei Pooh – che è un GRANDISSIMO complimento per i Cugini di Campagna – e che con tutto il revival che c’è in giro potrebbe anche funzionare. Certo che la tuta di paillettes e le keytars dipinte (e suonate per finta) fanno subito Eurofestival anni ottanta, ed è più parodia alla Ciao 2020 che Eighties revival.

VOTO 6-

Gianlucà [sic] Grignani – Quando ti manca il fiato

Sarebbe anche troppo facile dire che “Quando ti manca il fiato” sembra essere una excusatio non petita, quindi non lo dirò. Potrei allora sparare sul testo, che parla di telefonate con padri morti, e vanta un ritornello («Ciao papà, addio papà») in cui Grignani getta palate di tristezza sul pubblico – ma sarebbe davvero come tirare ai pesci in un barile a quest’ora della notte.

Potrei forse concentrarmi sulla performance. Ai preascolti avevo pronosticato che il brano sarebbe «esploso in una coda rocchettusa in cui Grignani si aggirerà sul palco dell’Ariston come un Vasco allucinato maneggiando un’asta microfonica, probabilmente di quelle dritte», ed è puntualmente successo (ma rimango umile, non era un pronostico difficile).

Oppure potrei parlare di Enrico Melozzi che invece di dirigere l’orchestra fa headbanging senza ragione: è pur sempre un pezzo su un padre morto. Un po’ di contegno per dio. 

VOTO 4 e Targa Mariottide

Oppure potrei parlare di Enrico Melozzi che invece di dirigere l’orchestra fa headbanging senza ragione: è pur sempre un pezzo su un padre morto. Un po’ di contegno per dio. 

Olly – Polvere

Nel genere “rap-pop epico con Auto-Tune”, “Polvere” non è affatto male. Olly fa il suo, con la massima dignità che gli è concessa dal genere in cui si colloca.

VOTO 6

Colla zio – Non mi va

La quota “band simpatica” non poteva mancare in questa edizione: qui si prende un po’ jovanottismo epoca "Vasco", un po' di Pinguini Tattici e omaggi coreografici a Pezzali-Repetto, e si frulla tutto in una performance tanto raffazzonata da far tenerezza. Il risultato non è male.

È evidente anche dai vestiti dei Colla Zio che nel ciclo del revival gli anni novanta sono ormai abbondantemente tornati di moda. Certo, è il 2023, ed è l’una di notte. Forse è un po’ tardi per tutto.

VOTO 883

Mara Sattei – Duemilaminuti

Potevamo aspettarci di più, vista la presenza tra gli autori del fratello di Mara Sattei, Tha Sup(reme). Invece “Duemilaminuti” è un pezzo sanremese completamente inutile, che mi sento autorizzato a dimenticare nel secondo in cui metterò online questo pezzo. Certo, grazie ai versi «Ti chiamerei anche se non prende / Ti cercherei dove non si vede» l’autore del brano (Damiano David dei Måneskin) si aggiudica la prestigiosa Targa Brunello Robertetti, la più ambita fra i lettori del giornale della musica.

VOTO 5 e Targa Brunello Robertetti a Damiano David

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