ITALODISCHI #10 2025 – Collezione autunno-inverno 2
Ultima puntata del 2025, alla ricerca delle molte facce del cantautorato
19 gennaio 2026 • 7 minuti di lettura
Ultima puntata targata 2025 per Italodischi, dedicata alle uscite del panorama italiano di novembre/dicembre.
A questo giro, abbiamo molti dischi di cantautorato, che ho raggruppato per area di pertinenza; quindi, bando alle ciance e tuffiamoci subito nella rassegna, che c’è parecchia roba interessante…
Cantautorato rock
Giorgio Ciccarelli, A luci spente
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Per un personaggio che proviene dall’universo indie e affronta una carriera solista, il background rock è una componente inevitabile nel sound e nello stile compositivo.
Alla regola non sfugge Giorgio Ciccarelli, un nome ben noto a chi bazzica il genere; tra i numerosissimi gruppi in cui ha militato, ricordiamo almeno i 15 anni passati negli Afterhours, ai quali diede un contributo forse mai adeguatamente riconosciuto, specialmente in Padania.
A luci spente è il suo quarto album solista; se il precedente Niente demoni e dei aveva tentato la strada della produzione elettronica, con esiti alterni, in questo disco il sound è tipicamente rock e Ciccarelli si espone come mai prima, cantando e suonando in pratica tutti gli strumenti.
L’impressione è che Ciccarelli si sia sentito libero da costrizioni di qualsiasi tipo, lasciando che la sua creatività si esprimesse senza freni; il disco è vario, ispirato, originale, perlopiù classico nel sound ma brillante negli arrangiamenti e pieno di idee intriganti e spesso sorprendenti. Sicuramente la sua prova solista più convincente, e un ottimo disco.
Grazian, Grazian
Gradito ritorno anche quello di (Alessandro) Grazian, padovano di stanza a Milano e consolidato autore con 4 album solisti alle spalle. L’ultimo di questi (il bellissimo L’età più forte) data però del 2015; nell’ultimo decennio Grazian si è infatti dedicato a mille cose diverse, tra i quali spicca Torso Virile Colossale, un progetto per rivitalizzare musicalmente il cinema peplum italiano.
Il suo nuovo disco, una ripartenza che parte dal titolo, un essenziale Grazian, lo mostra nuovamente nella sua veste più cantautorale, che include un consistente bagaglio rock, un po’ nella scia dell’inarrivabile Paolo Benvegnù.
Il disco, impostato su testi di crudo romanticismo, è molto sentimentale, agrodolce, intimo: alle chitarre preferisce le orchestrazioni d’archi, all’aggressività la suggestione, alla costruzione formale l’emotività.
Umberto Maria Giardini, Olimpo diverso
Personalmente ho sempre un po’ di imbarazzo a parlare di Umberto Maria Giardini, perché ho talmente amato i suoi dischi a nome Moltheni che fatico un po’ ad accettare quella sorta di “normalizzazione” che ha avuto da quando ha iniziato la carriera col suo vero nome, nel 2012.
Va detto però che il talento a Umberto Maria non manca, e questo si vede anche dopo una mezza dozzina di album. In Olimpo diverso le canzoni navigano in un mare di soffice psichedelia, sospese in atmosfere oniriche, ma paradossalmente il momento più emozionante dell’album è il crescendo epico della lunga e articolata “Frustapopolo”.
Tuttavia il disco è complessivamente sufficientemente diversificato per accontentare sia chi apprezza le canzoni dalla struttura elementare che quelle dall’impianto maggiormente costruito.
Filippo Gatti, Viaggio sentimentale
Dei dischi trattati in questa sezione, questo è sicuramente il più cantautorale al senso classico. E chi segue regolarmente questa rubrica sa che non ho molta propensione per tale genere. Tuttavia, è giusto riconoscere le uscite di valore, e questo album di Filippo Gatti è sicuramente un’eccezione delle migliori.
Dopo un passato poco noto nella band degli Elettrojoyce (tre album all’attivo), Gatti ha iniziato nel nuovo millennio una proficua collaborazione con Riccardo Sinigallia. Di quest’ultimo si sa del percorso che l’ha portato a essere uno dei migliori cantautori d’Italia; Gatti ha sicuramente meno popolarità ma, a giudicare da Viaggio sentimentale, il suo quarto album, non gli è affatto inferiore come valore artistico.
Malgrado un impianto musicale quasi esclusivamente acustico, e dunque poche sorprese a livello di sound, le canzoni di questo disco hanno una sostanza tanto semplice quanto solida, e quando l’autore dice che la sua arte consiste nel “cercare il punto di incontro tra poesia e canzone”, si può dire che questo risultato sia quasi perfetto.
Cantautorato d'avanguardia
Aka5ha, Rifiorirai
Aka5ha è un producer bolognese che finora ha essenzialmente agito in ambito urban/hip hop. Questo suo disco d’esordio è una suggestiva alternanza di brani di cantautorato acustico con altri in cui l’elettronica imposta la direttiva musicale e dà la stura per sviluppi totalmente imprevedibili, creando un sound a metà tra i migliori Radiohead, quelli dei primi anni zero, e le cose più ardite di Iosonouncane.
D’altronde non a caso quest’ultimo coproduce l’album – e si sente. La provocazione di Rifiorirai è quella di suonare apposta talmente eclettico da sembrare disomogeneo, ma Aka5ha ribalta questa caratteristica facendola diventare un punto di forza, e vince la sfida con personalità.
Krano, Le città di pianura OST
Questo anomalo cantautore veneto, già attivo da una decina d’anni, è più noto fuori dall’Italia che in patria; chissà che le cose non cambino con questo album, la colonna sonora per l’apprezzato lungometraggio Le città di pianura, in concorso all’ultimo festival di Cannes.
La musica mostra un accostamento di generi diversi, dal blues all’avant folk, e senza il supporto delle immagini può occasionalmente apparire un po’ scoordinata. Tuttavia, ci sono sprazzi assolutamente geniali, con inserti che sfiorano il jazz come il noise, e un pezzo superlativo come “Gueramamatera”, oltre 8 minuti di slow core chitarristico, che vale da solo il prezzo del biglietto.
Cantautorato con beats
PLZ, Mostri carini
Sono in due (Giacomo Carlone e Diego Palazzo, ex Egokid), vengono da Milano, sono al secondo album e, a dimostrazione che un messaggio si può veicolare anche in un formato musicale inconsueto, la loro formula è esclusivamente elettronica: bpm tendenzialmente alti, beat (quasi sempre) dritti ma densi e molto costruiti, effetti (vocoder e filtri) a profusione; la band ha anche un impatto visuale importante – dal vivo si esibiscono in maschere di latex e non li si vede in viso.
A dispetto dell’effetto immediato, che rende Mostri carini ballabile dall’inizio alla fine, l’album ha anche testi per niente banali: sentire “107 (opinioni)”, la title track oppure “slego / latex biosas”, per fare qualche esempio.
Ne risulta un album tanto originale quanto efficace nel coniugare un contenuto interessante a un sound godibilissimo e assai divertente.
Amore Audio, Veleno
Per gli Amore Audio potrei riprendere paro paro la recensione precedente: anche in questo caso abbiamo a che fare con un duo (Alessandro Scola e Luigi Lionetto) che esprime testi non scontati su basi elettroniche – la differenza principale è sul beat, lievemente più accelerato e con sincopi che rimandano allo UK garage e alla bass music di ultima generazione.
Si tratta di un esordio e come tale ha ancora alcune ingenuità, ma resta un disco molto coraggioso sia a livello di sound che di formato.
Male che vada, Randy Gardner
E visto che ormai da qualche anno anche il Tenco ha sdoganato il rap come stile cantautorale, meritano una menzione anche i Male che vada, un altro duo (si fanno chiamare Nope e Another Hysterical Guy) che pur essendo italiano vive a Londra da tempo.
L’hip hop messo in scena da questa band è ben lontano dalle formule mainstream, rimanda piuttosto agli sperimentalismi della Anticon e ad artisti misconosciuti come Sensational: asciuttissimo, claustrofobico, costruito su basi di elettronica stridente, l’album è una metafora dell’isolamento comunicativo (il Randy Gardner del titolo è un adolescente americano che negli anni Sessanta fu oggetto di un esperimento che lo privò del sonno per 11 giorni consecutivi).
Un album che è una sfida impegnativa, ma che potrà piacere agli amanti dei suoni estremi.
Gli sperimentatori
Sterbus, Black and Gold
Tornano gli Sterbus, la coppia romana formata da Emanuele Sterbini e Dominique D’Avanzo, con un album che conferma la loro cifra stilistica più unica che rara, che incorpora elementi disparati che spaziano dal punk al prog – un modo per suonare cose difficili facendole sembrare facili, come i Cardiacs, da sempre una passione dichiarata dalla band; oppure, se vogliamo giocare con paragoni arditi, un incrocio tra Beatles, Slapp Happy, Gentle Giant e XTC.
Black and Gold è un ambizioso album che romanza la storia di Virginia Woolf, la famosa scrittrice inglese morta suicida, e ne trae spunto per toccare temi di attualità; rispetto ai dischi precedenti è meno esuberante e più riflessivo (forse a causa di una genesi piuttosto turbolenta), ma rimane una miniera inesauribile di idee e di continue sorprese.
ranter’s bay & Pablo Orza, El tiempo de la disolución
Qui siamo in territori di pura sperimentazione. L’italiano ranter’s bay e lo spagnolo Pablo Orza uniscono le forze per un album che esplora il potenziale della voce umana.
Trattate opportunamente con l’uso dell’elettronica, e integrate con misuratissimi interventi strumentali, le tracce vocali vanno a costruire castelli sonori particolarissimi, che con qualche sforzo di fantasia possono ricordare certe cose di Alvin Lucier, ma che in realtà sono impossibili da descrivere a parole; l’effetto è in parti uguali inquietante e affascinante.
L’album fisico esce in edizione lussuosa e limitatissima per la Kaczynski Editions, una label tanto minuscola quanto sempre interessante nel suo lavoro di ricerca sonora.
Mu, Third Trip to Mu
È il terzo album pubblicato dal duo formato da Federica Vecchio (violoncello) e Adriano Lanzi (chitarra acustica ed elettronica).
Interamente strumentale, registrato per metà in studio e per l’altra dal vivo, presenta una serie di brani di grande capacità evocativa. Il rischio di sconfinare in una pedante configurazione neoclassica è evitato grazie al brio dei due musicisti, la cui cifra stilistica rimanda piuttosto a certe sperimentazioni di scuola Crammed (la serie Made to Measure in particolare, pensate a Hector Zazou o Daniel Schell, ad esempio).
Sofisticato e rilassante al contempo.