Le pagelle della serata cover di Sanremo 2026

JT

28 febbraio 2026 • 10 minuti di lettura

Sanremo 2026
Sanremo 2026

Una gara perversa e selvaggia fino all’ultimo punto SIAE, all’ultima stecca, a chi arriva primo alla fine aspetta. È la serata cover di Sanremo, baby, e non c’è nulla che tu possa fare.

Iniziata come omaggio alla storia del Festival, evolutasi in un omaggio alla storia della canzone italiana, nelle ultime edizioni è diventata un omaggio alla festa delle medie dei cantanti in gara. Nell’anno secondo della seconda era contiana, dove vige la regola per cui ogni cosa vagamente interessante deve essere immediatamente bandita, anche nella serata cover vince una noiosa medietà: mancano insomma le discese più ardite negli inferi del trash che ne hanno costruito la fama, ma pure le risalite si faticano a trovare. Si galleggia, insomma, senza infamia e senza lode, sperando di arrivare interi all’1:30 per combattere un altro giorno.

Elettra Lamborghini con le Las Ketchup – “Aserejé”

Era il 2002, e nei peggiori bar di Borghetto Santo Spirito (SV) tre generazioni di villeggianti annoiati sbagliavano la coreografia di “Aserejé” delle Las Ketchup e fingevano di parlare spagnolo aggiungendo le s in fondo alle parole («Tenetes ancoras las tortas verdes?»). È il 2026, Carlo Conti aggiunge le s in fondo alle parole per fingersi spagnolo e neanche le Las Ketchup ricordano più bene come si muovono le mani: «Ciao Sanremos!». Bella l’idea di Elettra Lamborghini di cantare il suo codice fiscale invece del testo originale. VOTO LMBLTR94E57A944S

Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”

Eddie Brock ha così poca personalità che sceglie di cantare una canzone di Fabrizio Moro insieme a Fabrizio Moro, travestendosi da Fabrizio Moro e sperando così di ingannare il Nuovo IMAIE. L’arrangiamento, a sorpresa, non è disprezzabile ma tutto scorre via così inutilmente che nulla resterà nella memoria, e va bene così. VOTO 5 e Premio Memento Moro

Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”

Mara Sattei, pseudonimo di Sara Mattei, sceglie un pezzo di Carmen Consoli, pseudonimo di Carmen Consoli. Come omaggio allo scambio di consonanti, Sara/Mara decide di mescolare anche le vocali: difficile incasinarle di più della versione originale, ma la missione riesce. Mecna aggiunge un paio di cori fatti mali e due strofe rappate perché se no la casa discografica non gli rimborsa il biglietto del Regionale. Ricordati comunque che servono gli scontrini in originale, mi raccomando. VOTO 5.5

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”

Patty Pravo ha una sua dignità e piuttosto che mettere in imbarazzo un amico sul palco di Sanremo si canta la cover tutta da sola, con il primo ballerino della Scala che fa jogging sullo sfondo, dove viene perlopiù mancato dall’ineffabile regia Rai. Non tutto è perfetto, ma l’omaggio a Ornella Vanoni è comunque toccante. VOTO 6.5

Levante con Gaia – “I maschi”

“I maschi” di Gianna Nannini è un pezzone, e Levante azzecca sia la scelta sia la partner, mettendo su una performance energica e sexy insieme a Gaia (con bacio saffico curiosamente non inquadrato dalla sopra citata regia Rai). E ci sono pure un paio di belle idee di arrangiamento. Io mi sforzo di parlare male di Levante, ma la verità è che nella desolazione di quest’anno ne sta uscendo alla grande. VOTO 7 

Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”

In una scelta di puro situazionismo Malika Ayane, che fra le cantanti in gara è una delle pochissime che potrebbe quasi permettersi di cantare Mina, sceglie una cover di Mina e la fa cantare quasi tutta a un Claudio Santamaria appena sceso dal torpedone di ritorno dalla gita della parrocchia a Pomezia. In cambio del favore – nulla è gratis a Sanremo – Malika prenderà il posto di Santamaria nel prossimo remake di Lo chiamavano Jeeg Robot, con Laura Pausini nel ruolo che fu di Luca Marinelli. VOTO 4 e Non lo so perché

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”

Le Bambole di pezza sono così affezionate all’idea di dover interpretare una rock band di cartoni animati che scelgono di duettare con Cristina D’Avena. Ma se cazzeggio deve essere, che almeno sia fatto bene: la cover rock di “Occhi di gatto” in medley con “Whole Lotta Love” è eseguita alla perfezione e diverte. VOTO 7.5

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”

Avevo criticato Dargen perché il pezzo di quest’anno, rispetto alla sua cifra abituale, si ferma a un’ironia senza profondità su una base cazzara. Solo per il gusto di darmi torto si presenta cantando “Il disertore” di Boris Vian (uno dei più bei brani antimilitaristi di sempre: Carlo Conti si guarda bene dal citarlo), che sfuma in “Gam Gam” e approda a “Su di noi” con Pupo che fa i ritornelli e Fabrizio Bosso che porta le borracce sullo sfondo. Dargen procede a rielaborare il testo di Vian, in una vertigine citazionista che ci ricorda – finalmente – che a lungo è stato davvero uno dei migliori. In coda c’è ancora spazio per la voce di Charlie Chaplin nel Grande dittatore («Più che macchinari ci serve umanità») e per quella del defunto papa Bergoglio (!). Il tutto è così totalmente senza senso che finisce per funzionare, e in maniera perversa e perturbante un messaggio di qualche tipo riesce a passare pure sul palco anestetizzato da Carlo Conti. Ci fosse stato anche Emanuele Filiberto di Savoia si risolveva la situazione palestinese. VOTO 9

Tommaso Paradiso con gli Stadio – “L’ultima luna”

Tommaso Paradiso e Gaetano Curreri fanno una scommessa su chi imita meglio Lucio Dalla (Curreri, ma era ovvio) e Luca Carboni (Paradiso, ma era ovvio). Purtroppo si mettono d’accordo solo su come dividersi le prime strofe: “L’ultima luna” ne ha davvero molte, e finiscono a urlarsi addosso tipo Linea 77. VOTO 6- Canto iooooooo nooooo canto ioooooo

Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”

Altro omaggio a Ornella Vanoni, che Michele Bravi conduce con un insospettabile buon gusto e contegno, prontamente vanificato dal consueto sbracciare di Fiorella Mannoia. VOTO 6

Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band e Gianni Morandi – “Vita”

Alla fine, con questi della Generazione Z è così: appena arriva una difficoltà, chiamano il papà. E così, non annunciato, arriva Gianni Morandi e “Vita” – che Tredici Pietro Senior faceva con Lucio Dalla – finisce in un affare di famiglia. VOTO 6 Premio Oscar rafone (è bello a papà suo)

Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – “Il mondo”

L’obbligo dell’orchestra a Sanremo è spesso una palla al piede. Quando qualcuno sceglie un brano pensato per quell’organico – è il caso de “Il mondo” di Jimmy Fontana – può diventare un valore aggiunto. Maria Antonietta e Colombre si portano il vecchio amico Brunori Sas, e consapevoli di avere per le mani un gran pezzo fanno il loro compitino pulito, consapevoli che spariranno dalla nostra memoria nel giro di una rotazione di quella sfera che non si ferma mai un momento. VOTO 6–

Fulminacci con Francesca Fagnani – “Parole parole”

L’idea di “Parole parole” a ruoli invertiti non è male. Con chiunque tranne Francesca Fagnani sarebbe anche venuta dignitosamente. VOTO 4

LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo – “Andamento lento”

Un po’ Broadway un po’ Forcella, la smargiassata di LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo funziona alla grande. VOTO 7

Raf con i The Kolors – “The Riddle”

Biancovestito e appiccicaticcio come il leader di un’orchestra spettacolo a fine serata, Raf non ha neanche più la voglia di gigioneggiare: estrae dalla banca midi della pianola “The Riddle” di Nik Kershaw / Gigi D’Agostino, fa la linguetta alle signore in prima fila e spera solo che la base finisca prima che gli salga. A Stash dei The Kolors è affidato l’importante compito di buttare via la roba se arriva la madama. VOTO 4

J-Ax con Ligera County Fam. – “E la vita, la vita”

In cambio di un paio di punti SIAE e di un Negroni sbagliato al bar Basso, J-Ax ha convinto Cochi, Paolo Rossi, Ale e Franz e Paolo Jannacci a cantare con lui una versione etilica e mai provata di “E la vita, la vita” aperta e inframmezzata da due suoi discutibili egotrip. Il risultato è di rara tristezza. Per fortuna nei saluti finali Carlo Conti salva tutti dall’imbarazzo mandando «un abbraccio all’incidente» che c’è stato in giornata a Milano. VOTO 3

Ahah che formazione, e che Milano storica… a proposito volevo mandare un abbraccio all’incidente che c’è stato oggi a Milano, del tram che è uscito, ci sono tanti feriti e morti…
Carlo Conti

Ditonellapiaga con Tony Pitony – “The Lady Is a Tramp”

Doveva arrivare anche la linea comica, in questa fiction Rai: Tony Pitony con la sua ormai iconica maschera da Elvis storto, Ditonellapiaga con una parrucca rosa raccattata nel negozio dei cinesi che sta sull’Aurelia prima di Bordighera, per una cover di Sinatra / Ella Fitzgerald che è in realtà un pretesto per uno sketch inspiegabile, forse scritto dagli stessi autori di Sanremo vista la totale incapacità di strappare una risata. Infatti, vince. VOTO 5 e premio Nando Martellone

Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax”

Nigiotti è ormai quel tizio che nessuno vuole invitare alle feste perché lo sai benissimo che ti attaccherà una pezza terribile sul nonno morto. Per non smentirsi, questa volta tira fuori dal blister una cover di “En e Xanax” di Samuele Bersani. Scelta non scontata, portata a casa con una buona esecuzione (insieme ad Alfa) e che si rivela una potentissima pubblicità ai prodotti in questione. VOTO 6 e Premio mi accollo ma non mollo

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – “Besame mucho”

Non deve in effetti essere facile cantare “Besame mucho” dopo una cena a base di bombette fritte con Gregory Porter e Delia. È così, nell’aleggiare di un persistente odore di citrosodina, Serena Brancale fa la sua consueta performance sopra le righe che questa estate permetterà a molti assessori alla cultura di dire «Anche noi abbiamo un festival jazz!» solo perché hanno comprato un concerto di Serena Brancale. VOTO 4 e Premio Chick Corea con la purea di fave

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – “Hit the Road Jack”

Scopro ora che alla cena ha partecipato anche Mario Biondi, che rutta “Hit the Road Jack” insieme ad Alex Britti, entrambi travestiti da Blues Brothers (per chi non ha visto la serata: non è una battuta, è successo veramente. Biondi aveva anche la valigetta ammanettata al polso). Sayf infila un paio di barre in freestyle non male e chiude con un assolo di tromba, ma poteva giocarsela un po’ meno alla Domenica in, con mamme ospiti e sorrisini finti. VOTO 5

Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”

Ho scritto in apertura che quest’anno mancano le «discese più ardite negli inferi del trash». Ecco, no, non è vero: ci sono Francesco Renga e Giusy Ferreri nella cover della cover italiana di “Space Oddity” di David Bowie. Una roba per cui il tribunale internazionale dell’Aia sono quarant’anni che chiede senza esito l’estradizione di Mogol. VOTO 2

Arisa con Il Coro Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono”

“Quello che le donne non dicono” viene da anni spacciata come canzone sull’empowerment femminile ma rimane uno dei testi più criptosessisti (e, diciamolo, brutti) mai scritti in Italia. Farla con un coro lirico, gli archi e una batteria pestona riesce anche a elevarla fino nell’empireo del kitsch, dove solo Pavarotti & Friends erano riusciti ad arrivare. Ad ogni modo, se Arisa pensava di aver dato una spallata al patriarcato, ci pensa Carlo Conti a ribilanciare lo status quo spiegando alle coriste che «dietro le quinte c’è per ognuna di voi il mazzo. Di fiori naturalmente» (per chi non ha visto la serata: sì, è successo davvero, non è una battuta). VOTO 3 e Targa “Viva Forever”

Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci – “Baila Morena”

Ritmi latini, Roy Paci che passa di lì per caso, il direttore d’orchestra che finalmente la smette di far finta di servire a qualcosa e suona lo shaker, fiati sparati a mille, chitarre elettriche... Più che una cover una elaborata operazione di Samurai Jay per baccagliarsi Belén. Nessuna obiezione. VOTO 6

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni”

Michele Zarrillo da anni vive in un bilocale nei sotterranei del teatro Ariston, da dove emerge – come da titolo della sua canzone – per cinque giorni l’anno: una per la serata cover e quattro volte per ritirare il trimestrale SIAE in posta. VOTO 24/24

Fedez & Masini con Stjepan Hauser – “Meravigliosa creatura”

Se Nigiotti è l’amico triste che ti attacca le pezze, Fedez è l’amico che ti attacca le pezze ma ha sempre ragione lui. Qui lo fa aggiungendo una strofa abbastanza inutile al brano di Gianna Nannini, mentre Masini canta con il consueto tono sofferto. Un violoncello cerca di dare una patina intellettuale all’operazione, senza riuscirci minimamente. VOTO 4

Ermal Meta con Dardust – “Golden Hour”

Un ottimo momento per passare sulla diretta Lis. VOTO 4

Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”

Per rendere più divertente la sua cover di De Andrè, Nayt sfida Joan Thiele a cantare tenendo una monetina sotto la lingua. E, pur di non pagare un oboista, le fa cantare così anche il tema strumentale. Tutto abbastanza inspiegabile, ma è quasi l’una e pretendere un senso in tutto questo sarebbe arrogante da parte mia. VOTO 4 

Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà”

Luchè questa volta fa quello che sa fare, e su una base old school incastra le sue strofe in “Falco a metà”, con Grignani che canta i ritornelli. Senza infamia, senza lode. VOTO 6

Chiello con Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”

Poteva finire in un disastro, e del resto la rotazione del cadavere di Tenco nella sua tomba è notoriamente una importante fonte di energia rinnovabile da molti anni. In realtà Chiello propone una versione talmente rispettosa di “Mi sono innamorato di te” da suonare quasi filologica. VOTO 6 

Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto”

Mi distraggo un attimo e ci sono Leo Gassman e Aiello che si rinfacciano cose urlando tantissimo, in una lettura pericolosamente omoerotica di un brano di Cocciante, con il maestro Enrico Melozzi davanti all’orchestra che mima il gesto di quelli che danno il verderame alle vigne. Non credo riuscirò a dormire stanotte. VOTO 5