Le pagelle della serata cover di Sanremo 2024

Evidentemente è l'anno della Siae, e neanche un ventiquattresimo andrà sprecato

Sanremo 2024 serata cover
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Si fa un gran parlare di Eni – il main partner del Festival di Sanremo che occupa i dintorni del Teatro Ariston con installazioni di erba e frasche in un tentativo di greenwashing così ingenuo da far quasi tenerezza («Ma sì, vi perdoniamo per aver inquinato il pianeta, grazie per il Ballo del qua qua»). 

La verità è che – se opportunamente collegata a una dinamo – la rotazione nelle rispettive tombe dei cadaveri dei cantanti omaggiati durante la serata cover potrebbe tranquillamente fornire abbastanza energia per alimentare l’ego dei Santi Francesi, e darci infine il mondo migliore che tutti noi meritiamo.

Opportunamente collegata a una dinamo, la rotazione nelle rispettive tombe dei cadaveri dei cantanti omaggiati durante la serata cover potrebbe tranquillamente fornire abbastanza energia per alimentare l’ego dei Santi Francesi.

Se poi – come succede quest’anno – la maggior parte dei cantanti oggetto di tributo sono ancora in vita, e addirittura sono sul palco dell’Ariston (la seconda cosa non implica necessariamente la prima) la produzione di kilowattora si impenna ed è in grado di sostenere tranquillamente l’intelligenza artificiale che scrive i testi per Sangiovanni.

– Leggi anche: Le pagelle della serata delle cover di Sanremo 2023

Anche quest’anno, insomma, ci siamo. Al grido di «La Siae è mia, guai a chi me la tocca», l’attesissima serata cover del Festival della canzone italiana di Sanremo.

Che a volte non sono cover. Che spesso non sono italiane. Né sono del Festival di Sanremo. Insomma, la serata karaoke, quello che è. Neanche un ventiquattresimo andrà sprecato.

Running order Sanremo
Sì, è piena di refusi ed è impaginata malissimo – ma che ci posso fare? È la grafica ufficiale di Rai.

Al grido di «La Siae è mia, guai a chi me la tocca», l’attesissima serata cover del Festival di Sanremo.

1. Sangiovanni con Aitana - Medley di “Farfalle” e “Mariposas” di Sangiovanni

Consapevole di essere a stento in grado di cantare una sua canzone, Sangiovanni si evita lo shitstorm social e canta una sua canzone, mescolata con la versione spagnola della stessa canzone. Che è un po’ come bersi una birra calda ma mescolarla con una cerveza caliente.

Comunque, voto alto per la scelta conservativa: nei momenti di difficoltà personale è giusto togliersi potenziali fonti di stress, soprattutto se già che ci sei puoi tirare su un po’ di diritti d'autore.

VOTO 6 e Premio San Juan

(1 bis). Il principe Alberto di Monaco in una cover di Gerry Scotti

O è il contrario? Ero distratto.

VOTO 7 e Targa Tale e quale show

2. Annalisa con La Rappresentante di Lista e il coro Artemia - “Sweet dreams (Are made of this)” degli Eurythmics

Idee originali poche, le armonizzazioni di Annie Lennox fatte come da disco, l’arrangiamento replicato alla nota. Ma se hai due belle voci e due cantanti che sanno stare su un palco (uno penserebbe che sia il minimo sindacale a Sanremo, sappiamo che non è così) non serve molto di più. Palla lunga, qualcosa di buono lì davanti lo faranno.

Memorabile la performance di Dario Mangiaracina della Rappresentante di Lista che – sentendosi escluso dal duetto – fa cuckolding con un basso elettrico come un Mauro Repetto qualunque.

VOTO 7+

3. Rose Villain con Gianna Nannini – Medley di Gianna Nannini

L'operazione Rose Villain a Sanremo ricorda sempre di più la non fortunatissima spedizione di Mara Sattei l'anno scorso: pezzo sbagliato, cover pure.

Ragioniamo senza preconcetti su che cosa la Nostra poteva fare meglio. Ad esempio, poteva provare un paio di armonizzazioni prima di salire sul palco. O ricordarsi che in un «medley» le canzoni sfumano l’una nell’altra: non è che canti un minuto, ti fermi, e parte il pezzo dopo. Oppure anche cantare intonata. Siamo insomma al livello «Karaoke agli amici del fiume», ma almeno io quando facevo “Sei nell’anima” avevo la lucidità di non portarmi dietro Gianna Nannini.

VOTO 4

4. Gazzelle con Fulminacci - “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti

Infiltrati in mezzo ai cani dell’unità cinofila invitata sul palco da Amadeus, Gazzelle e Fulminacci si ritrovano in diretta tv – non sanno nemmeno loro bene come – a cantare un classico di Antonello Venditti. Gazzelle sceglie di biascicare le parole per far finta di avere una cifra stilistica personale. Fulminacci tenta un paio di seconde voci, poi si limita a muovere la bocca sperando, come noi, che tutto finisca presto.

VOTO 4 cani per strada

5. The Kolors con Umberto Tozzi - Medley di Umberto Tozzi

L’operazione funziona alla grande, perché è chiaro che i The Kolors sono cresciuti con i brani di Umberto Tozzi, ed è altrettanto chiaro che Stash (il cantante) li conosce a memoria molto meglio di Umberto Tozzi stesso. Che comunque – come ogni anziano torinese che si rispetti – si è passato il weekend a Sanremo, ha fatto due passi sul lungomare, e ha tirato su un po’ di Siae con dignità (non che ne abbia bisogno, dato che “Gloria” da sola cuba quanto il PIL di uno stato africano di media grandezza).

VOTO 7,5

6. Alfa con Roberto Vecchioni - “Sogna ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni

Alfa, che ha poco più di vent’anni, potrebbe giocare a calcetto o drogarsi come fanno i ragazzi della sua età. E invece canta una canzone di Roberto Vecchioni con Roberto Vecchioni. E sembra pure divertirsi, surfando su un pappone di archi smarmellati senza ritegno, sul sottile crinale fra Premio Tenco e The Voice Senior.

VOTO 6,5

7. Bnkr44 con Pino D’Angiò - “Ma quale idea” di Pino D’Angiò

Deve esserci stato un momento in cui tutti hanno smesso di rispondere al telefono dei Bnkr44. «Chi chiamiamo per il duetto a Sanremo?» «Tedua?» «No sta sulla barca». «Paola e Chiara?» «Sono coi Ricchi e Poveri». «I fichi d’india?» «C’hanno il film». «Amedeo Nazzari?» «A tutti i compagni della mozione Amedeo Nazzari: Amedeo Nazzari è morto! È morto». 

Alla fine sono arrivati a Pino D’Angiò. L’accostamento è talmente senza senso che quasi funziona.

VOTO 6,5 

 8. Irama con Riccardo Cocciante - “Quando finisce un amore” di Riccardo Cocciante

Irama si porta Riccardo Cocciante per fare una cover di Ultimo. Come? È un brano di Cocciante? Davvero?

VOTO 5 e Premio Ultimo

9. Fiorella Mannoia con Francesco Gabbani - “Che sia benedetta” di Fiorella Mannoia e “Occidentali’s karma” di Francesco Gabbani 

Fiorella Mannoia e Francesco Gabbani che fanno un pezzo di Fiorella Mannoia e Francesco Gabbani, con gli arrangiamenti originali. Manca solo la scimmia che balla.

VOTO 6 e Premio M'annoia Gabbani

10. Santi Francesi con Skin - “Hallelujah” di Leonard Cohen

L’Onu ci sta lavorando, e forse nel giro di dieci anni avremo una moratoria sulle cover di “Hallelujah” di Leonard Cohen fatte alla maniera di Jeff Buckley. Per ora ci toccano Skin e il cantante dei Santi Francesi che fanno gara a chi urla di più.

VOTO 5 e Premio «Canto io» «Nooooooo canto iooooo»

11. Ricchi e Poveri con Paola & Chiara - Medley di “Sarà perché ti amo” e “Mamma Maria” dei Ricchi e Poveri

Paola & Chiara insieme ai Ricchi e Poveri, con un medley cantato in parte in spagnolo. Che cosa può andare storto? Le prime sembrano appena uscite da una serata molto impegnativa alla Discoteca Oriente di Carrù (CN). I secondi cercano di ovviare ai rispettivi problemi di deambulazione e all’assenza di uno straccio di coreografia uscendo sul palco con l’entusiasmo di Tina e Milo, gli ermellini mascotte di Milano-Cortina 2026. Quello che segue è Paura e delirio a Sanremo: lustrini, corpi non conformi, carrellate su un pubblico che saltella pieno di bamba fino agli occhi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. È tempo di morire, sul dancefloor.

VOTO 7

12. Ghali con Ratchopper - Medley “Italiano vero”

Un bignami del Ghali più appuntito, che per fortuna prova a scrollarsi di dosso un po’ di paillettes e ci ricorda da dove arriva, per storia di vita e percorso artistico: “Bayna” e “Cara Italia” sfumano in una citazione dell’“Italiano” di Toto Cutugno. Il messaggio è quello solito, senza particolare novità: «Sono un italiano vero». Ma non fa male ricordarlo, ogni tanto.

VOTO 7 e Premio Lorusso-Cutugno

13. Clara con Ivana Spagna e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino - “Il cerchio della vita” di Ivana Spagna

Da Mare fuori al Re Leone: l’idea era buona, la resa moscetta. 

VOTO 5

14. Loredana Bertè con Venerus - “Ragazzo mio” di Luigi Tenco 

Una versione rock di “Ragazzo mio”, arrangiata (molto bene) da Ivano Fossati e con Venerus alla chitarra («L'irreprensibile Venerus. Non sapevo suonasse anche la chitarra»). Loredana va sull'usato sicuro.

VOTO 7,5

15. Geolier con Guè, Luchè e Gigi D’Alessio - Medley “Strade” 

C’è chi la butta in vacca, c’è chi usa la serata cover per raccontarsi a un pubblico nuovo. Lo ha fatto Ghali, senza particolare impegno. Lo fa alla grande Geolier, che ci tiene a ricordare a tutti che si è laureato all’Università tamarra. E con il massimo dei voti: gli firmano il libretto Guè (per ricordare che Geolier non è solo Napoli, ma ha una credibilità nazionale), Luché (perché Napoli è comunque importante) e Gigi D’Alessio (perché Napoli è molto importante). Bello l’arrangiamento di archi.

VOTO 110 lode e dignità di strada

16. Angelina Mango con il quartetto d’archi dell’orchestra di Roma - “La rondine” di Mango

È ovvio che Angelina Mango che canta un pezzo del padre morto quando lei aveva dodici anni non è qualcosa che si ascolta come si ascolta tutto il resto: Sanremo è anche questo, è basso ventre più che testa. In ogni caso, tocca ammetterlo: poteva essere pornografia dei sentimenti, alla fine ne esce un omaggio delicato. Arrangiamenti puliti per quartetto d’archi, con Angelina che dimostra di saper gestire più registri e più atmosfere. Uscirà da questo Sanremo consacrata.

VOTO 7

17. Alessandra Amoroso con i BoomDaBash – Medley

Come quel tuo amico d’infanzia che tira una scorreggia per sdrammatizzare ogni volta che la conversazione va troppo sul personale, dopo Angelina Mango esce Alessandra Amoroso con i BoomDaBash, in un omaggio al Salento.

VOTO 5 e Targa «Tirami il dito»

18. Dargen D’Amico con BabelNova Orchestra - “Modigliani” - omaggio a Ennio Morricone

Dargen fa una cover di se stesso (“Modigliani” che diventa “Dove si balla” con orchestrazione morriconiana) e del suo intervento sul «cessate il fuoco» della prima serata. Non chiara la presenza della BabelNova Orchestra, orchestra multietnica che rimane ridotta a sfondo di colore. Occasione sprecata.

VOTO 5

19. Mahmood con i Tenores di Bitti - “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla

Alla fine, per fare una buona cover basta una buona idea e qualcuno in grado di metterla in atto. Qui ci sono entrambe le cose: prendere i Tenores di Bitti e fargli fare l’armonia di “Come è profondo il mare”, in versione minimale; e Mahmood, che francamente è uno dei pochi in grado di cantare “Come è profondo il mare” senza sembrare un ubriaco al karaoke. Per distacco la cosa migliore ascoltata al Festival 2024.

VOTO 8,5

20. Mr. Rain con i Gemelli Diversi - “Mary” dei Gemelli Diversi 

Non potendosi portare i bambini, Mr. Rain recluta Le Farfalle della ginnastica ritmica e i Gemelli Diversi, per farci riflettere su quante adolescenze abbia rovinato “Mary”.

VOTO 5 e Premio «Quella bestia non è il mio papà»

21. Negramaro con Malika Ayane - “La canzone del sole” di Lucio Battisti

Quanti guaiti ci possono stare in una sola canzone? Molti, a quanto pare. Sangiorgi ha poi l’idea di inventarsi una coreografia ispirata alla danza di accoppiamento del tordo bottaccio, cercando di sedurre una Malika Ayane che parrebbe pure interessata. Gli altri Negramaro sono come sempre andati a bere, sostituiti da sagome di cartone come Graham Coxon al Sanremo 1996.

VOTO 4 amici al bar

22. Emma con Bresh - Medley di Tiziano Ferro

La cosa buona è che Tiziano Ferro si è risparmiato il viaggio dall’America.

VOTO 4

23. Il Volo con Stef Burns - “Who Wants to Live Forever” dei Queen

“Who Wants to Live Forever”? Io no di certo.

VOTO 3 tenori e un chitarrista tamarro

24. Diodato con Jack Savoretti e Filippo Timi - “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio De André

Un inutile mini-monologo di Filippo Timi – che passava di lì per caso e gli serviva una giornata lavorativa per far scattare i contributi ENPALS – lancia una delicata prima strofa di Diodato, che adotta il preset “cantautore raffinato”. Poi arriva Jack Savoretti e la butta in caciara, con orchestrona ad archi spiegati e gara di rutti finale.

VOTO 5

25. La Sad con Donatella Rettore - “Lamette” di Donatella Rettore

Quando guardo La Sad a Sanremo mi piace pensare a quel giorno del 2040 in cui i figli dei La Sad troveranno sullo smartphone – o su qualunque device sottopelle avrà sostituito lo smartphone – i vecchi video dei genitori e vorranno sotterrarsi per l’imbarazzo. Il featuring con Donatella Rettore gira comunque meglio del pezzo in gara, anche se è al limite della circonvenzione di incapace (non è chiaro chi abbia circuito chi).

VOTO 5 

26. Il Tre con Fabrizio Moro - Medley di Fabrizio Moro

In questa edizione moscia di Sanremo una delle poche cose positive da rilevare era l’assenza di Fabrizio Moro, e in generale delle canzoni-pippozzo marchio di fabbrica di Fabrizio Moro. Pensavamo di averla sfangata, e invece si sa gli uomini fanno progetti e gli dei ridono. Ecco dunque Fabrizio Moro sul palco insieme a Il Tre, la fiatella profumata di vino dei castelli e l’ascella pezzata di chi, anche questa volta, si è andato a prendere la Siae che gli spetta.

VOTO 4 e Premio Alcolico Moro

27. BigMama con Gaia, La Niña e Sissi - “Lady Marmalade” di Patty Labelle

Girl power e un po’ di caciara, ma funziona.

VOTO 7

28. Maninni con Ermal Meta - “Non mi avete fatto niente” di Ermal Meta

L’altra cosa buona di questo Sanremo era l’assenza di Ermal Meta e delle canzoni-pippozzo marchio di fabbrica di Ermal Meta, ma siamo nati per soffrire e dio non esiste. In ogni caso, neanche con vicino Ermal Meta Maninni guadagna in carisma.

VOTO 4 e non mi avete fatto niente

29. Fred De Palma con gli Eiffel 65 - Medley degli Eiffel 65

Come Geolier, anche Fred De Palma ci tiene a farci sapere da dove arriva: «dalla periferia di Torino, vicino alla fabbriche della Fiat», spiega nel rap di apertura, e «da ragazzo ascoltavo gli Eiffel». Inutile fingere di avere un progetto, una visione del mondo, velleità artistiche. Giacca tamarra, fiaschetta di vodka redbull nel taschino, tirapugni e andiamo a ballare allo Chalet.

VOTO 6,5 e Premio speciale Nizza Millefonti

30. Renga e Nek – Medley

Vestiti come a una comunione a Niella Tanaro (CN), e uno spruzzo di Axe per far sognare le donne malmaritate – ma neanche un limone a fine pezzo riuscirebbe a togliere lo stantio afrore di maschio bianco emanato dal Renganek.

VOTO 2

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