Le pagelle di tutte le canzoni di Sanremo 2026

Il music business è una trincea crudele e superficiale fatta di denaro, dove gli uomini perbene muoiono come cani. Ma c’è anche un lato negativo

JT

25 febbraio 2026 • 9 minuti di lettura

Sanremo 2026
Sanremo 2026

«Il music business è una trincea crudele e superficiale fatta di denaro, un lungo corridoio di plastica dove ladri e papponi scorrazzano liberi e gli uomini perbene muoiono come cani. Ma c’è anche un lato negativo» scriveva Hunter Thompson, che evidentemente conosceva il Festival di Sanremo. 

Ed eccoci alla prima serata del 2026, come sempre a riflettere sulle scelte di vita che ci hanno portato fin qui, a scrivere le pagelle di trenta canzoni costruite tutte uguali fino alle due di notte di un martedì sera lavorativo. Qui, come sempre, trovate le pagelle delle anteprime, per confrontare quanto poco ci ho preso. Per il resto, come sempre, che iddio misericordioso abbia pietà di tutti noi.

Ditonellapiaga - "Che fastidio!"

Un po’ di “Nuntereggae più”, una punta di “Centro di gravità permanente”, un po’ di meme sui milanesi imbruttiti frullati insieme e una verve da Myss Keta resa più confortevole a beneficio del pubblico Rai. Ditonellapiaga si candida a tormentone dei prossimi mesi e a un buon piazzamento finale. Il brano non si inventa nulla, ma nella noia generale sarà forse l’unico che ci ricorderemo. Apprezzabile anche aver investito due lire e due idee nella coreografia sul palco, in mezzo a gente che canta e si muove come se fosse al karaoke dai cinesi (non dovrebbe essere un punto di merito, visto che Sanremo è il più importante spettacolo televisivo in Italia, ma è così). VOTO 8

Michele Bravi - "Prima o poi"

Il primo dei moltissimi brani che si aprono con piano e voce, nel registro basso, con un Bravi piacione e ammiccante che si deprime in casa da solo, fuma a letto, è tutto sporco, la colf non viene a pulire e per terra è rimasto il disco di Battisti (ingiustamente tirato dentro in questo casino). Intanto, Michele Bravi si lamenta perché il destinatario o destinaria di questa canzone d’amore «quando accende la radio canta solo le canzoni ma degli altri». E ti sei chiesto perché, Michele Bravi? VOTO 5/6 e Targa Vendo Casa

Sayf - "Tu mi piaci tanto"

Con un testo tutt’altro che stupido mascherato da un ritornello furbetto («Tu mi piaci tanto»), Sayf è per distacco la sorpresa del Festival, e la canzone andrà molto bene. Genova si conferma la casa di molto del migliore nuovo rap italiano (anche se questo sembra più un brano di Daniele Silvestri), Sayf si presenta al Festival con una faccia pulita e sorridente che convincerà anche le mamme senza infastidire gli assessori leghisti. VOTO 7.5

Mara Sattei - "Le cose che non sai di me"

Se la cantasse Achille Lauro sarebbe un pezzo mediocre di Achille Lauro. Ma la canta Mara Sattei, quindi è un brutto pezzo di Achille Lauro. Sattei che per parte sua, alla seconda partecipazione a Sanremo, conferma il suo raro superpotere: quello di sparire dalla memoria delle persone pochi secondi dopo essere uscita dal video. VOTO 4 e Memento Mara

Dargen D'Amico - "Ai ai"

Dargen D’Amico è ormai intrappolato nel suo personaggio cazzaro, come quel vostro compagno del liceo che una volta era simpatico ma ora che ha quasi cinquant’anni continua ad accendersi le scorregge alle feste di classe, e poi arriva a casa e piange da solo mangiando gelato direttamente dal barattolone Sammontana. Se nei primi due passaggi sanremesi la sua ironia era comunque ficcante, e nei testi (in apparenza) sciocchi si annidavano immagini sghembe e disturbanti, qui l’idea di fare una novelty song sull’intelligenza artificiale è a livello Bagaglino. VOTO 5

Intermezzo 1

Carlo Conti che ricorda morti dell'anno appena passato, a caso, per risparmiare tempo. s.v.

Arisa - "Magica favola"

La strofa autobiografica da canzone seria e intimista potrebbe ingannarvi, ma poi parte il ritornello e sì, è proprio così: Arisa è diventata una principessa Disney. Ma non una di quelle simpatiche anni ottanta. Una di quelle che vostra figlia urla a ripetizione in macchina nel traffico al mattino, di quelle che usano a Guantanamo per torturare quelli dell’ISIS. VOTO 5 e Premio Frozen

Intermezzo 2

Carlo Conti che ricorda che non ha ricordato tutti i morti, e dice che se ne tiene qualcuno per domani sera. Professionista. VOTO 8

Luchè - "Labirinto"

Luchè ci spiega le regole del rapper che va a Sanremo. Nella strofa bisogna ripetere più volte, meglio se biascicando un po’, «questo è un pezzo rap, questo è un pezzo rap, non si canta nei pezzi rap!», poi però arriva il ritornello e bisogna cantare male (perché sei un rapper!) su degli archi arrangiati male (perché hanno speso tutti i soldi per comprare il preset buono del rullante). VOTO 5

Intermezzo 3

Carlo Conti che saluta il Presidente della Repubblica, che giustamente si tocca scaramanticamente. VOTO 10

Tommaso Paradiso - "I romantici"

«Uno dei cantautori simbolo della sua generazione» dice Laura Pausini nel presentare il mio coetaneo Tommaso Paradiso, ricordandomi come la mia generazione musicale sia quella che ha preso dei pezzi di Luca Carboni e Antonello Venditti (probabilmente le ascelle) e ci ha costruito sopra la sua Chiesa. Ce ne sarebbe abbastanza per far partire un regolamento dei conti. VOTO 4 Venditti vera / non finirò in galera

Elettra Lamborghini - "Voilà"

La canzone, che cita la Carrà in un brodo primordiale di chitarrine funk e anni ottanta, sarebbe pure una buona idea. Il problema è che Elettra Lamborghini la interpreta con il carisma di Maria Giovanna Elmi, il tacco dodici tassellato al palco dell’Ariston e la mobilità degli arti superiori di una hostess («Questo palcoscenico è dotato di sei uscite di emergenza, ubicate nella zona anteriore, centrale e posteriore. Vi invitiamo a identificarle»). VOTO 6 statica

Intermezzo 4

Pubblico dell’Ariston elaborato dall’intelligenza artificiale messa a disposizione dallo sponsor del Festival (nota compagnia telefonica) in immagini disturbanti di paperi distorti, tipo Paura e delirio a Las Vegas. O forse sono solo le droghe che cominciano a fare effetto? 

Patty Pravo - "Opera"

Il pezzo di Giovanni Caccamo, cucito addosso a Patty Pravo, è costruito bene e arrangiato malissimo, con effettacci orchestrali nel ritornello e delle percussioni che sembrano prese da una b side degli Enigma. Ciò detto, poteva essere una catastrofe ma Patty ha del carisma avanzato dai decenni scorsi, rischia poco vocalmente e ne esce alla grande. VOTO 7 

Samurai Jay - "Ossessione"

Un po’ di rap, un po' di neomelodico, un ritmo latino, bailando contigo así e andale nel ritornello, una punta di Tullio De Piscopo e dei ballerini vestiti da pizzaioli. Che cosa può andare storto? VOTO 5 e Premio giostra con le catene

Raf - "Ora e per sempre"

Una ballatona inutile la cui unica logica commerciale è ricordare al pubblico che Raf ha fatto anche cose buone, tipo “Self control” e la bonifica delle paludi pontine. VOTO 5

J-Ax - "Italia starter pack"

Da qualche anno il country è entrato nei radar dei musicisti rap e urban. J-Ax avrà pensato: «Se lo ha fatto Beyoncé, perché non posso farlo io?». Da dove cominciare? In sintesi, “Italia Starter Pack” sta a Cowboy Carter come “Furia cavallo del West” sta a “I Walk the Line”, ma l’operazione è talmente senza senso che potrebbe funzionare (e ai bambini piacerà moltissimo) VOTO 3

Fulminacci - "Stupida sfortuna"

Fulminacci, con l’aria spocchiosetta di un Timothée Chalamet di Fregene (e infatti piace alla sala stampa), ha dichiarato che «Dentro Sanremo c’è una percentuale di Boris: siamo tutti molto italiani». I cantautori indie romani saputelli hanno devastato questo Paese. VOTO 5 

Levante - "Sei tu"

«Cantautrice intensa e raffinata» dice Laura Pausini di Levante, che è la cosa che si dice di una cantautrice quando non si sa come dirne bene. Ciò detto, il pezzo non è per nulla scontato né nel testo né nella linea melodica, e Levante non cade nella trappola portandosi a casa una bella performance. Crescerà con gli ascolti. VOTO 6/7

Fedez & Masini - "Male necessario"

Fedez & Masini, ovvero il duo che fa sembrare la mia chat del calcetto un simposio sul femminismo intersezionale, punta sull’usato sicuro: strofe di Fedez che concionano della sua vita di maschio alfa ferito, ritornelli testosteronici di Masini che nelle pause aggiorna il suo profilo Tinder. VOTO 3

Ermal Meta - "Stella stellina"

Se non c’è un pezzo paraculo che va a smuovere nel torbido dei sentimenti non è Sanremo. Ed è così che arriva Ermal Meta, canticchiando “Minchia signor tenente” e cavalcando un cartonato di Simone Cristicchi, con un pezzo che parla di una bambina palestinese in maniera così obliqua che neanche un assessore della Lega riuscirebbe a trovare uno spunto per indignarsi. Ma siccome c’è il rischio che qualcuno possa trovare il brano gradevole, Meta ci butta dentro anche un po’ di reguetón, un mandolino, un theremin e un urlo salafita per confondere le acque. VOTO 3 e Premio senso di colpa “Giorgio Faletti”

Intermezzo 5

Carlo Conti che disannuncia Ermal Meta :«E che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini… ma ora andiamo tutti sulla Costa Toscana a ballare vestiti da Arbre magique con Max Pezzali!». VOTO 12

Serena Brancale - "Qui con me"

Una canzone da Giorgia cantata con la finezza di un terzino del Bari anni Novanta. VOTO 4 e Medaglia al valore civile "Rachid Neqrouz"

Nayt - "Prima che"

Un po’ Rkomi, un po’ Sangiovanni, un po’ seduta di logopedia, Nayt azzecca almeno il ritornello, con un boom bap che fa muovere la testa e delle belle strappate di archi che sanno di old school americana. VOTO 6.5

Malika Ayane - "Animali notturni"

In tanta depressione, Malika Ayane sceglie un brano jazzy sbarazzino, con un mood vintage alla Matia Bazar. Non si inventa nulla, ma lo canta molto bene. VOTO 7

Eddie Brock - "Avvoltoi"

È il momento giusto per andare a fare pipì. Andate, io vi aspetto qui. s.v.

Sal Da Vinci - "Per sempre sì"

Potenza e prestigio della canzone napoletana nel mondo: se Sal Da Vinci fosse nato – diciamo – a Cavallermaggiore, provincia di Cuneo, oggi starebbe battendo il circuito dei peggiori night della provincia granda con un vestito di lustrini troppo largo e la colecisti infiammata. E invece è nato a New York da genitori napoletani, è il 2026 ed è sul palco dell’Ariston a far innamorare signore di mezza età in mezza Italia, con un pezzo dedicato al matrimonio cristiano. Che comunque spacca di brutto. VOTO 29 'O pate d''e ccriature

Enrico Nigiotti - "Ogni volta che non so volare"

Quando sono molto triste, penso a Enrico Nigiotti che è più triste di me e sto subito meglio. VOTO 1 is the loneliest number

Tredici Pietro - "Uomo che cade"

Senza distaccarsi troppo dal solito template del rap a Sanremo, anche Tredici Pietro punta su una strofa old school alternata con un ritornello sguaiato – che comunque canta con personalità. È pur sempre il figlio di Morandi, qualcosa avrà imparato a casa. VOTO 6

Chiello - "Ti penso sempre"

Proprio quando ti stai rallegrando perché al venticinquesimo pezzo in gara non è ancora arrivato neanche un brano electro-swing, ecco che arriva un brano emo-rap a ricordarti che può sempre andare peggio. VOTO 4

Bambole di pezza - "Resta con me"

Si potrebbe anche ragionare sul rock a Sanremo: da regolamento, è necessario che il/la batterista si muova come Animal dei Muppet, mentre il/la chitarrista deve eseguire un sol maggiore in prima posizione torcendo il corpo come San Sebastiano al supplizio. Le Bambole di pezza sono la prima rock band tutta al femminile sul palco di Sanremo, ci ricorda Laura Pausini, e per l’occasione si presentano vestite come Jem e le Holograms per lottare contro gli stereotipi di genere. VOTO 5.5

Maria Antonietta & Colombre - "La felicità e basta"

Que reste-t-il dell’indie-pop anni Dieci? Seguendo il solco tracciato dai Coma cose, Maria Antonietta e Colombre finiscono a fare l’ennesima versione hipster dei Ricchi e poveri sul palco dell'Ariston. Tutto così carino, così puccettoso, così leggero, così intelligentemente retrò e citazionista. Troppo citazionista, troppo retrò, troppo puccettoso, troppo leggero – così leggero che se gratti appena un po’ la superficie sotto non rimane proprio nulla. VOTO 5.

Leo Gassmann - "Naturale"

Qui è saltata la connessione di RaiPlay, ma mi sento dire che non è grave. s.v.

Francesco Renga - "Il meglio di me"

Chissà dove vanno le anatre di Central Park quando il lago gela, si chiedeva il giovane Holden. Chissà dove va Francesco Renga quando non c’è il Festival di Sanremo, mi chiedo io. Svernerà anche lui come le anatre? Chissà se viene qualcuno con un furgone a portarlo via. A me piace immaginarlo in un luogo caldo, tipo il Belize o la spiaggia di Soverato, seduto a un chiringuito, la palpebra cadente per i troppi margaritas, il torace sale pepe che spunta dalla camicia bianca aperta mentre fa l’occhiolino alle crocieriste di mezza età che sono appena sbarcate in comitiva. VOTO 4 e Premio Francesco Renga

LDA & Aka 7even - "Poesie clandestine"

Due scugnizzi tra Puerto Rico e i quartieri spagnoli. Uno è figlio di Gigi D'Alessio. Anche qui, che cosa può andare storto? VOTO 5.5