Le pagelle di Sanremo 2023 (le canzoni della seconda serata)

Seconda serata: fra anni novanta, conferme e delusioni, è ora di mandare Paola e Chiara all'Eurovision

Sanremo le pagelle della seconda serata
Articolo
pop

È un lavoro sporco quello dell'inviato al Festival di Sanremo, (ma sempre meglio che essere il social media manager di Blanco: qui trovate che cosa è successo, spiegato per bene).

14 canzoni ieri, 14 oggi e ci siamo fatti il quadro completo: ecco allora le pagelle della seconda serata. E come ieri, se volete vedere quanto (poco) ci ho azzeccato, qui trovate il resoconto dei preascolti.

– Leggi anche: Le pagelle di Sanremo 2023 (le canzoni della prima serata)

 

Will – Stupido

Ai più distratti, Will potrebbe sembrare il terzo cosplayer di Sangiovanni in gara quest’anno. Ai meno distratti – beh, anche.  “Stupido” sta su (più o meno) con un pre-chorus che raddoppia il flow («Parole parole…»), per arrivare a lanciare un ritornello cantilenoso a metà tra It-Pop e rap. Insomma: prima o poi bisognerà aprire un serio processo a Coez, che ha distrutto una generazione di autori italiani.

VOTO 3 e Premio Coez

Modà – Lasciami

Prendete una ritmica alla Coldplay, sommate le vocali aperte di Roby Facchinetti in “Uomini Soli” e dividete tutto per il songwriting delle Vibrazioni. Otterrete “Lasciami” dei Modà. Che – lo ammetto senza timore – è una buona canzone dei Modà. Ora, dire «una buona canzone dei Modà» è un po’ come dire «una bella via di Pescara». Diciamo che lo standard di riferimento non è altissimo (e mi perdoneranno gli amici di Pescara e i fan dei Modà).

Ciò detto, i Modà sono come le chitarre elettriche Ibanez bianche con la maniglia (vedi foto). Esistono, le producono ancora, i negozi ancora le tengono. Dunque, a qualcuno dovranno piacere.

VOTO 5+ e Targa “Dio delle cittååå”

Pagelle Sanremo Chitarra
La Modà delle chitarre elettriche

SetHu – Cause perse

Evidentemente infilato a forza nella (ahimè) fertile linea post-“Rolls Royce”, ad occhio SetHu non pare proprio il re della festa. Leggendo la sua biografia apprendo che è nato a Savona, e dunque molto si spiega. Strappato di peso dallo struscio del sabato pomeriggio in Via Paleocapa direttamente sul palco dell’Ariston, SetHu fa quello che può. Un Achille Lauro con in più il mugugno (e mi scuseranno gli amici di Savona. Stasera mi sto facendo dei nemici).

VOTO 5

Articolo 31 – Un bel viaggio

Gli Articolo 31 avrebbero potuto serenamente beneficiare del diritto all’oblio, come molti drammi di quel nefasto decennio noto come “anni novanta” che ha prodotto fra le altre cose Tangentopoli e gli Articolo 31.

Con il tempo, man mano che canzoni come “Maria Maria” e “Tranqui Funky” si sfumavano nella memoria collettiva, avrebbero potuto accampare almeno un pezzettino di quell’immaginario nostalgico, da guardare con un sorriso un po’ imbarazzato – come quella foto con i brufoli, i capelli ossigenati e la felpa dei Backstreet Boys che avete messo su Facebook.

Buoni ormai solo per qualche special televisivo, nel 2042 due bolsi J-AX e DJ JAD avrebbero potuto riconciliarsi infine nel salotto domenicale di una Mara Venier cyborg, ricordando la loro gioventù scapestrata e i loro vecchi litigi.

E invece… perché non ricordare a tutti quanto erano imbarazzanti con una canzone al Festival di Sanremo nel 2023? E perché non farlo con un brano in stile 883, a metà fra “La dura legge del gol” e “Nient’altro che noi”? Pezzali ha però costruito il suo mito come cantore della sfiga, emergendone come autore a tutto tondo. Gli Articolo 31, senza mai essere stati autori a tutto tondo, ripiombano semplicemente in un baratro di sfiga senza luce. E come ultimo chiodo nella bara, una parte in scratch, un po’ fuori tempo. Tutto benissimo.

VOTO 1 e rotta x casa di dio

Lazza – Cenere

Al preascolto lo avevo un po’ sottovalutato, ma faccio in parte ammenda. Pezzo buono, per quanto più “morbido” rispetto ad altre cose di Lazza (come era ovvio, al Festival di Sanremo). La produzione ha la pacca di Dardust, che è per il pop italiano come la panna nella pasta: garantisce grassi saturi e amalgama il sapore, ma certo un po' le sfumature si asfaltano (ma a Sanremo, comunque, basta per spiccare).

VOTO 6/7

Giorgia – Parole dette male

“Parole dette male” è una canzone ben scritta, con un che di vintage e per nulla scontata nello sviluppo e nella melodia (forse Battisti?). Giorgia – che non si discute, beninteso – non la canta però benissimo, sgolandosi un po' troppo. Qualche problema tecnico?

VOTO 7 da risentire

Colapesce e Dimartino – Splash

Squadra che vince non si cambia, stile che vince non si cambia. Ma anche giro di accordi che vince non si cambia: “Splash” non è “Musica leggerissima” ma ci assomiglia molto: negli accordi appunto, e più in generale nel mood da domenica pomeriggio tardi settanta, tra Battisti, Matia Bazar – con una punta di Enzo Carella. Difficilmente "Splash" replicherà il successo del suo template, ma andrà comunque molto bene.

VOTO 7.5 e Targa Una giornata uggiosa

Shari – Egoista

Come un Ultimo qualsiasi, Shari si fa portare un gran coda sul palco per suonare mezza strofa in do maggiore, solo per potersi alzare a metà della strofa e mostrare la difficoltà con cui si muove sul suo tacco animalier in tinta con il vestito. Scelta vincente.

Venendo a “Egoista”, nei preascolti avevo pronosticato: «dal vivo può esplodere, o finire nella mediocrità». Sapete già come è andata a finire, ma tutto sommato il pezzo non è malvagio, il ritornello si fa ricordare e si guadagna una larga sufficienza.

VOTO 6+

Madame – Il Bene nel Male

Madame – piaccia o non piaccia – ha una sua cifra ben riconoscibile. A volte pure troppo. In effetti “Il Bene nel Male” non si allontana troppo da “Marea”, di cui condivide anche la densità del testo, non scontata nel contesto di Sanremo. Non deluderà i fan, ma probabilmente non ne creerà di nuovi. Insomma, basso profilo. 

VOTO 6+

Levante – Vivo

Il revival anni novanta imperversa anche qui. Un po’ synth massimalisti da giostra con le catene, un po’ Battiato epoca Gommalacca, Levante riesce a mettere insieme un pezzo non deprecabile. Ed è già tanto, trattandosi di Levante a Sanremo. Promette di girare bene in radio.

VOTO 6

Tananai – Tango

Nel 2022 aveva guadagnato l’ultimo posto con una performance degna di una festa di matrimonio in alta Val Tanaro (cito dai miei appunti dell’anno scorso), poi trasformata in sestuplice disco di cristallo e vari altri riconoscimenti. In che mondo viviamo, eh?

Quest’anno Tananai vuole sparigliare le carte andandosi a prendere il pubblico di Ultimo, con una ballatona da limone adolescenziale che contiene l'immortale verso «Eravamo da me, abbiamo messo i Police / era bello finché ha bussato la police». Certo, quando il tuo modello di scrittura è un Ermal Meta alfabetizzato su Instagram, e i congiuntivi non sono il tuo forte, hai diritto a tutte le attenuanti del caso.

A margine: ma quanto ammicca Tananai? Quello sguardo in camera lì, se lo fai su un treno ti ferma la PolFer («Le mani bene in vista!»).

VOTO 4 e Targa provolone

Rosa Chemical – Made in Italy

Il pezzo di Rosa Chemical è divertente, anche se la produzione electro-swing è da denuncia. (Anzi, diciamolo una volta per tutte: insieme ai mutui a tasso variabile, ai sandali-stivale in stile romano e ai monologhi delle conduttrici di Sanremo, l’electro-swing è la prova filosofica che non solo non viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma che meritiamo l’annichilimento e l'estinzione). 

Certo, al secondo ascolto "Made in Italy" già mostra la corda: Rosa ci prova troppo. Ammicca troppo, “provoca” troppo – e finisce per non provocare nessuno, tranne quei politici che abboccherebbero a qualunque cosa, persino a una cosa innocente come a un pezzo che parla di fare sesso a tre (David Crosby rest in peace). 

VOTO 6.5 e Targa épater le bourgeois

LDA – Se poi domani

Passo.

Paola e Chiara – Furore

Archi in stile disco, ballerini muscolosi, toga lunga di paillettes argentate sottratta ai Cugini di Campagna (o ai Rocket), brillantini in faccia e un ritornello killer come «In questa notte di sole / furore furore» che è subito Alessandro Greco.

Aggiungici una coreografia come non se ne vedevano dai primi anni duemila, quando al Gipsy di Frabosa Soprana (CN) il DJ Gerry animava serate degne dello Studio 54 (il suo motto: «lasciatevi johntravolgere dal DJ Gerry»).

Forse è l’ora tarda, o forse è quell’Americano a stomaco vuoto che parla. Ma non pensate che sia questa la migliore Italia possibile che possiamo mostrare all’Eurovision?

VOTO 7.5 e Premio Speciale DJ Gerry

 

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