Lincoln tra anime sospese e kazoo

Grande successo al Met per Lincoln in the Bardo, nuova opera di Missy Mazzoli tratta dal romanzo di George Saunders

PC

07 novembre 2026 • 4 minuti di lettura

Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)
Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)

New York, Metropolitan Opera House

Lincoln in the Bardo

19/10/2026 - 14/11/2026

La scelta del soggetto per la commissione e la realizzazione di un nuovo lavoro di teatro musicale è diventata un momento delicato, più che in passato, perché in questo nostro postmodernismo dominato dalla comunicazione digitale e dai social media, l’argomento è quanto mai determinante per il successo generale della proposta. Il Metropolitan di New York si è distinto negli anni per una serie di nuove opere tutte in perfetto equilibrio tra un peso socio-culturale rilevante e una popolarità che garantisse i giusti numeri. Basti pensare a The Hours di Kevin Puts, dal romanzo premio Pulitzer di Michael Cunningham e dal suo adattamento cinematografico di Stephen Daldry, andato in scena nel 2022.

Non fa eccezione l’ultima nuova commissione arrivata a ottobre sulle scene: Lincoln in the Bardo di Missy Mazzoli, tratta dal romanzo di George Saunders vincitore del Booker Prize nel 2017. Pubblicato in Italia da Feltrinelli, è un indiscusso capolavoro della letteratura dell’ultimo decennio ma anche un libro di grande successo popolare. Mazzoli stessa poi, è compositrice affermatissima in America e non solo. Il suo nuovo lavoro era quindi attesissimo, e a interpretarlo sono stati chiamati Yannick Nézet-Séguin, Direttore musicale del Met, pienamente a suo agio con la musica di oggi, alla testa di un’orchestra e un coro efficacissimi, e un cast di star che ha contribuito notevolmente al successo dell’operazione.

Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)
Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)

La storia è quella del Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln che, durante la guerra civile americana perde il figlioletto Willie a causa di una malattia, il quale rimane intrappolato nel Bardo, quel luogo liminale dove secondo la religione buddista le anime restano in stallo prima di trasferirsi altrove. Mazzoli ha detto di essere una grande fan di Saunders fin da quando era ragazza. Ma questa vicenda ambientata in un altrove soprannaturale, deve aver stimolato una sua naturale propensione per le sonorità che raccontano l’ultraterreno. Già nella sua opera The Listeners la protagonista sentiva un suono inudibile per gli altri, e si allontanava dalla società per entrare a far parte di una sorta di setta composta da persone come lei.

La possibilità di ricreare sonorità che non appartengano alla realtà umana deve averla affascinata anche nel caso di Lincoln nel Bardo, dove a parlare sono le voci dei morti, che agiscono in un luogo “altro”. Il risultato è una straordinaria tavolozza di suoni che fin dall’apertura del sipario, con 65 cantanti che suonano il kazoo (strumento della categoria dei membranofoni, che vibra grazie alla voce di chi lo suona), dichiara la sua propensione per il soprannaturale. Il suo linguaggio fonde abilmente tonalità e atonalità, ma con una costante attenzione alla comunicatività immediata e all’efficacia emotiva. Particolare cura poi è riservata alla vocalità dei protagonisti, trattata da Mazzoli con indubbia sapienza e spinta verso una caratterizzazione estrema, che definisce i personaggi non solo nel carattere, ma anche nel loro essere entità ultraterrene.

Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)
Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)

Protagonisti che sono infinitamente meno dei 166 personaggi che interagiscono nel romanzo: il librettista Royce Vavrek, pur riducendo la molteplicità delle voci a una dozzina di soggetti, è riuscito a mantenere la varietà dei caratteri che ruotano intorno a Willie e che raccontano ogni volta un po’ delle loro storie, organizzate in una struttura drammaturgica complessivamente molto agile ed efficace. Su tutti domina Christine Goerke nei panni en travesti del Reverendo (incredibile la sua trasformazione fisica), l’unico tra gli abitanti del Bardo a essere consapevole della sua condizione di morto. La parte è cucita addosso alle caratteristiche vocali del soprano, che alterna la potenza drammatica alla quale ci ha abituati con la frequentazione di Wagner e Strauss a momenti di profonda tenerezza, dove la sua voce diventa morbida come il velluto.

Lincoln è Peter Mattei, nobile sia vocalmente sia sulla scena. Willie nella recita del 3 novembre è Michael Hurst, che nonostante la giovanissima età (Mazzoli ha scelto di affidare la parte a un adolescente) riesce a tener testa ai grandi artisti che lo affiancano e che girano attorno alla sua figura per tutta l'opera. Efficacissime le coppie formate da Ryan McKinny (Vollman) con Jonah Hoskins (Bevins), due anime inquiete, una ironicamente caratterizzata dal punto di vista sessuale e l’altra vittima di omofobia, e Craig Colclough (Mr. Baron) con una veterana del Met come Stephanie Blythe (Mrs. Baron), chiassosi e volutamente sguaiati.

Rilevanti anche il controtenore Anthony Roth Costanzo nei panni en travesti della giovane Miss Elise Traynor, intrappolata dai tentacoli degli inferi, Joshua Blue come Thomas Havens, che porterà Lincoln a riflettere sulla condizione degli schiavi d’America insieme a una donna nera a cui hanno sottratto i figli, Mrs. Francis Hodge, interpretata da un’iraconda Janai Brugger.

Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)
Lincoln in the Bardo (foto Karen Almond – Met Opera)

La regia è affidata a Lileana Blain-Cruz, che sceglie la via tutt’altro che semplice di un realismo teatrale piuttosto letterale. Mettere in scena personaggi che entrano gli uni dentro gli altri, filamenti infernali che incatenano le anime, un bambino che attraversa i muri o che prende il volo, esplosioni e improvvise sparizioni è una sfida tecnica (e pirotecnica!) notevole.

Lo spettacolo si basa quindi su una serie di trucchi teatrali sicuramente efficaci, specie per un pubblico abituato ai musical di Broadway. Ma tutti gli aspetti della produzione sembrano puntare a intrattenere il pubblico, qualche volta spingendo anche troppo sul registro dell’ironia, non certo assente nel romanzo di Saunders, ma forse non così evidente. Del resto Missy Mazzoli ha dichiarato al «New York Times» che “intrattenimento non è una brutta parola” e il successo straordinario di quest’opera supporta fortemente la sua posizione.