George Xylouris, una danza trattenuta
Al Museo Novecento, per Fabbrica Europa, la voce e il laouto del musicista cretese fra invenzione poetica e desiderio di partecipazione
21 settembre 2026 • 3 minuti di lettura
Museo Novecento, Firenze
George Xylouris, "Solo", Fabbrica Europa
18/09/2026 - 18/09/2026Alla trentatreesima edizione, Fabbrica Europa continua a interrogare il proprio nome: quale Europa, e in relazione con quali culture? Il festival, in programma dall’11 settembre all’11 ottobre a Firenze e in Toscana, rivolge quest’anno lo sguardo al Mediterraneo, assunto come spazio di scambio, migrazione e costruzione di significati. Un’ambizione che trova riscontro nell’ampiezza del cartellone, dalla world music all’elettronica di ricerca, accanto alla danza e ai suoi intrecci con il teatro, da sempre fra i punti di forza della manifestazione. Gli incontri fra tradizioni mediterranee e jazz di Rabih Abou-Khalil, le esplorazioni elettroniche di Schnitt e Mai Mai Mai, la danza di Omar Rajeh e il teatro di Alessandro Serra e Motus danno la misura della varietà delle proposte. Dentro questa pluralità, il rapporto fra memoria e invenzione costituisce una possibile traccia d’ascolto.
È anche la prospettiva da cui avvicinare George Xylouris, la cui presenza al Museo Novecento porta il confronto con una tradizione musicale nella dimensione essenziale di una voce, un laouto e una relazione da costruire con il pubblico. Al piano superiore del chiostro del Museo Novecento, lo spazio raccolto sembra predisposto per la confidenza di un concerto da camera o di una serata cantautorale. George Xylouris ne coglie subito la misura: il lungo episodio improvvisato con cui apre il concerto stabilisce una prossimità con il pubblico che resterà una delle qualità della serata.
Al centro c’è il laouto, il liuto cretese; la voce arriverà ad allargare il campo dell’ascolto. Cresciuto ad Anogia nella famiglia di Psarantonis, suo padre, il musicista ha sviluppato una ricerca che comprende il lavoro con Ross Daly e, dal 2013, il duo Xylouris White con il batterista Jim White. La trasmissione familiare e l’esperienza della sperimentazione convivono in un percorso maturato fra Creta e la scena internazionale.
Dopo l’apertura strumentale, Xylouris annuncia che vuole anche parlare di ciò che suona. Le spiegazioni diventano parte dell’incontro: si sofferma sull’improvvisazione, sul rapporto fra un tema conosciuto e le parole che possono nascere durante l’esecuzione, entro vincoli di rima e di metro. Ne offre numerosi esempi, facendo seguire alla parola parlata quella cantata. È qui che precisa un aspetto decisivo del proprio lavoro: il carattere poetico della voce. Più che sviluppare una vicenda, il canto dà forma a sentimenti e circostanze della vita. Amore, morte, fratellanza, ospitalità sono i temi che Xylouris richiama; il riferimento ai rifugiati che cercano un paese e vengono respinti porta il discorso sull’accoglienza dentro il presente. La tradizione orale si rivela così anche una possibilità di prendere parola sul mondo.
La voce è sapiente, amplia la prospettiva e il piacere dell’ascolto. Il laouto, intanto, sostiene funzioni diverse: accompagna, scandisce il ritmo, diventa percussione nei colpi sulla cassa e sviluppa sulle corde acute le linee dell’improvvisazione. L’impianto modale concentra l’attenzione sul profilo melodico, sulle inflessioni e sul ritorno delle figure. Nell’arco del concerto, tuttavia, il tessuto musicale tende a conservare una certa uniformità, che la varietà degli interventi vocali attenua senza dissolverla.
Il quadro si anima quando Xylouris invita a suonare in duo il suo allievo ed amico Bernardo Isola, musicista fiorentino appassionato studioso di tradizioni cretesi. Il dialogo fra i due strumenti accresce la varietà e l’interesse dei brani: la relazione musicale acquista un’evidenza immediata e offre all’ascolto nuove direzioni. Proprio questi momenti fanno avvertire anche una tensione nella cornice della serata. Una parte importante della tradizione cretese vive nella festa, nella convivialità, nel rapporto fra musica e danza: situazioni in cui chi ascolta contribuisce all’evento con la propria presenza attiva.
Nel chiostro, questa dimensione passa attraverso la disposizione raccolta del concerto, che rende percepibili i dettagli ma concentra quasi tutta la partecipazione nell’orecchio. La ricorrenza di una figura ritmica, affidata a corpi seduti, può finire per somigliare a se stessa più di quanto accadrebbe dentro un ballo. L’incontro conserva il suo valore, anche grazie alla disponibilità di Xylouris a condividere gli strumenti della propria arte. Rimane però, a tratti, la sensazione che il ritmo chieda un séguito oltre l’attenzione composta del pubblico. Per assecondarlo, verrebbe naturale alzarsi dalla sedia.