Bassolino e il sound retrò della città futura

Il musicista napoletano inaugura con la sua band la rassegna Musica al Castello 2026

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17 luglio 2026 • 2 minuti di lettura

Bassolino e la sua band in concerto al Maschio Angioino.
Bassolino e la sua band in concerto al Maschio Angioino.

Maschio Angioino, Napoli

Musica al Castello 2026

16/07/2026 - 25/07/2026

I ventagli cercano di andare a tempo sulle note di "Voglia ‘e turna’", tributo a Teresa De Sio che chiude concerto e municipio. Sono le undici di sera ma il caldo è ostinatamente pomeridiano. Due ore prima, sul groove di Napoli Visionaria, Dario Bassolino e la sua band avevano aperto Musica al Castello 2026, la rassegna di concerti gratuiti che fino a sabato 25 porterà al Maschio Angioino, tra gli altri, Suzanne Vega, Casino Royale, Motta, Anastasio, Quintorigo con John De Leo, Barcelona Gipsy BalKan Orchestra. Mentre Napoli ridisegna la propria immagine, il cartellone propone un dialogo tra reti musicali internazionali e tradizioni locali per nulla immobili. 

La stessa ricetta che Bassolino porta sul palco con intento programmatico. Il musicista partenopeo è tra gli interpreti più sanguigni di quel fenomeno battezzato un po' frettolosamente New Neapolitan Power. Come ha confermato il live di ieri sera, più che un revival della scena che ruotava attorno a Napoli Centrale, Pino Daniele e Tony Esposito, si tratta di un’autentica riarticolazione culturale: jazz, fusion, funk, canzone napoletana e colonne sonore poliziottesche si ricombinano per narrare una città profondamente trasformata. 

Città Futura, recita il titolo dell’album uscito due anni fa e riproposto dal vivo nello storico spazio comunale. La scaletta lo ripercorre con uno sfoggio di interplay tra il capobanda e i suoi collaboratori: Pietro Santangelo (sax e percussioni), Mauro Martins (batteria), Paolo Petrella (basso), Massimo Imperatore (chitarra), Linda Feki (synth e voce) e Gennaro Apuzzo (voce). A essi si aggiunge Charif Megarbane, con cui Bassolino ha collaborato per Popoli del mare

Una scaletta con i baffi, che rimanda all’estetica dei Settanta rendendo jazz-rock e “canzoni di giacca” ("Malavita") parimenti legittimate alla contemporaneità. Fedele alla citazione gramsciana del titolo, Bassolino sottolinea la natura di una ricerca che, apparentemente retrò, diventa resistenza contro la «decrescita culturale e la dipendenza dai modelli americani». Dietro la cartolina della sua Napoli visionaria, si legge un intero campo di relazioni, tensioni, possibilità, e una discreta voglia di tornare.