Nel nome di Satie, oltre Satie
A Caerano di San Marco il recital di Alessandra Celletti, trasferito a Villa Benzi Zecchini per il maltempo, celebra il compositore francese nel primo teatro al mondo a lui dedicato: un omaggio affettuoso, dove le pagine di Satie si intrecciano con un universo sonoro profondamente personale
03 luglio 2026 • 2 minuti di lettura
Caerano San Marco, Villa Benzi Zecchini
Satie mon amour
01/07/2026 - 01/07/2026Esiste un luogo unico al mondo dedicato a Erik Satie. Non a Parigi, né a Honfleur, ma a Caerano di San Marco, piccolo centro della pedemontana trevigiana dove la passione di un manipolo di cultori ha dato vita all'Erik Satie Teatro: un raccolto anfiteatro all’interno di un giardino privato, nato lo scorso anno, in occasione del centenario della morte del compositore. A inaugurarlo fu Antonio Ballista, quasi a suggellare una dichiarazione d'amore verso l'autore più eccentrico e inclassificabile del Novecento. Proprio qui – o meglio, nella vicina Villa Benzi Zecchini, dove il concerto è stato trasferito all'ultimo momento causa maltempo – Alessandra Celletti ha ricordato, a centouno anni esatti dalla morte di Satie, il compositore che continua a considerare il proprio nume tutelare.
Satie mon amour, questo il titolo del recital e dell'ultimo album della pianista romana, potrebbe far pensare a un programma monografico. In realtà, delle ventisette pagine eseguite senza intervallo, soltanto tre appartengono a Satie – la prima Gymnopédie e la prima e quinta Gnossienne – mentre tutto il resto è costituito da composizioni originali della stessa Celletti. «Satie è il mio autore del cuore. Mi interessa e mi affascina la sua essenzialità, la sua profondità leggera», ha dichiarato la stessa Celletti. Una dichiarazione che aiuta a comprendere il senso del programma, perché più che alla scrittura del compositore francese il suo linguaggio guarda infatti agli sviluppi successivi del minimalismo pianistico, tra Philip Glass, Meredith Monk o Michael Nyman, e quella linea melodica reiterativa che, in Italia, ha trovato in Ludovico Einaudi una delle espressioni più popolari. Ne nasce una musica sospesa, nel segno dell'eclettismo stilistico, costruita su cellule melodiche reiterate e armonie rarefatte, nella quale già i titoli – Tra una stella e l'altra, Le vrai nom du vent, L'Ange de la vie, Sous Satie – delineano un immaginario di leggerezza, natura e memoria.
A intervallare il flusso musicale intervengono brevi testi recitati dalla stessa Celletti: un dialogo immaginario fra Satie e una bambina che si affaccia alla musica, evidente alter ego della compositrice, attraverso il quale l'omaggio assume una dimensione autobiografica più che filologica. Anche per questo le tre pagine di Satie finiscono per assumere il ruolo di punti di orientamento all'interno di un percorso eminentemente personale.
Nonostante una serata segnata dalla pioggia, il pubblico ha seguito con attenzione un concerto volutamente intimo, privo di effetti esteriori. Più che un omaggio a Erik Satie, Satie mon amour si rivela così il ritratto di un'eredità ormai pienamente assimilata e trasformata in una voce personale.