Iván e le sedie fatali

Iván Fischer rinuncia ai concerti con i Berliner Philharmoniker per un dissenso sulla disposizione dell'orchestra

SN

04 novembre 2026 • 3 minuti di lettura

La Philharmonie di Berlino
La Philharmonie di Berlino

A volte, per far saltare un concerto bastano delle le sedie. È quanto accaduto fra Iván Fischer e i Berliner Philharmoniker, protagonisti di una rottura tanto singolare quanto significativa. Il direttore ungherese sarebbe dovuto salire sul podio dei Berliner Philharmoniker il 5 novembre per dirigere la Sinfonia concertante di Haydn e la Quinta di Mahler. Ma l'orchestra e il direttore non sono riusciti a trovare un accordo sulla disposizione dei musicisti sul palcoscenico. Si parla, diplomaticamente, di una decisione presa “di comune accordo”, precisando che entrambe le parti rispettano le rispettive posizioni. Fischer, tuttavia, non ha nascosto la propria delusione: in un messaggio video sui social ha spiegato che la disposizione da lui proposta era “fondamentale” e che non poteva scendere a compromessi.

Il pomo della discordia sono stati i contrabbassi, che Fischer avrebbe voluto collocare al centro, dietro i legni, anziché nella consueta posizione laterale. Non si tratta una stravaganza estemporanea: il direttore aveva già adottato questa soluzione nel 2022, proprio con i Berliner, in occasione dell'esecuzione della Prima di Mahler. Stavolta gli orchestrali si sono opposti. Secondo la loro ricostruzione, nella Philharmonie – la celebre sala progettata da Hans Scharoun, con la platea disposta attorno al podio e priva di una parete posteriore che possa riflettere il suono – la collocazione dei contrabbassi al centro non garantirebbe una proiezione acustica soddisfacente. A questo si aggiungerebbe la riduzione del contatto visivo fra alcune sezioni, elemento che per i Berliner resta essenziale per il coordinamento e l'equilibrio dell'insieme.

Per capire perché una questione apparentemente logistica possa diventare una questione di principio bisogna conoscere un po' meglio Iván Fischer. Nato a Budapest nel 1951, allievo di Hans Swarowsky a Vienna, è uno dei direttori più originali della sua generazione. Nel 1983 ha fondato la Budapest Festival Orchestra, formazione con la quale ha costruito un rapporto di lavoro particolarmente sperimentale, facendo della flessibilità, dell'ascolto reciproco e della ricerca di nuove soluzioni sonore una cifra distintiva.

Iván Fscher (Foto: Alfonso Salgueiro)
Iván Fscher (Foto: Alfonso Salgueiro)

Per Fischer, la disposizione dell'orchestra non è un dettaglio accessorio, ma uno strumento interpretativo: collocare i contrabbassi dietro i legni, a suo avviso, permette a questi ultimi di percepire più direttamente il fondamento armonico e ritmico, favorendo un'interazione più spontanea fra le sezioni. Nel suo modello i musicisti non si limitano a seguire il gesto del direttore o a guardarsi reciprocamente attraverso i capisezione: devono ascoltarsi e reagire direttamente alle sue intenzioni.

È proprio su questo che il dissenso con l’orchestra berlinese assume un significato più profondo. I Berliner Philharmoniker, fra le orchestre sinfoniche più prestigiose al mondo, hanno una forte identità collettiva e una tradizione esecutiva nella quale l'autonomia dei musicisti e il coordinamento fra le sezioni giocano un ruolo decisivo. Fischer considera questo sistema, in un'intervista al VAN Magazin, una tradizione ormai troppo legata a una comunicazione indiretta e gerarchica; i musicisti berlinesi, dal canto loro, non sembrano disposti a rinunciare a un assetto nel quale si riconoscono e che ritengono funzionale al proprio suono.

Il direttore ha anche ricordato che altri ensemble orchestrali, dal Concertgebouw di Amsterdam alla New York Philharmonic, hanno accolto senza difficoltà le sue proposte. Ma ogni orchestra ha una propria cultura musicale, e quella dei Berliner non fa eccezione. Il paradosso è che la soluzione contestata era stata sperimentata con successo, almeno dal punto di vista di Fischer, nella precedente collaborazione del 2022. Questa volta, però, il compromesso non è stato possibile.

Per il pubblico berlinese resta almeno una consolazione: Fischer ha messo a disposizione gratuitamente su Stage+ una registrazione della Quinta di Mahler diretta al Concertgebouw di Amsterdam nel maggio 2025. Per i concerti di novembre, invece, le sedie resteranno al loro posto. E sul podio, al posto di Fischer, ci sarà Andrés Orozco-Estrada.