La scomparsa di Antonio Fanna

Muore a cento anni il musicologo che nel 1947 fondò l’Istituto Italiano Antonio Vivaldi, avviando la pubblicazione sistematica delle opere del compositore veneziano

SN

25 ottobre 2026 • 2 minuti di lettura

Antonio Fanna
Antonio Fanna

Antonio Fanna, nato a Treviso il 7 aprile 1926, è morto a cent’anni da pochi mesi compiuti. Musicologo e organizzatore culturale, è stato uno dei protagonisti della riscoperta moderna di Antonio Vivaldi, contribuendo a trasformare il compositore veneziano da autore noto soprattutto per poche pagine celebri a presenza stabile nelle sale da concerto e nei cataloghi discografici di tutto il mondo.

La storia comincia nel dopoguerra. Nel 1947, appena ventenne, Fanna fonda con Angelo Ephrikian l’Istituto Italiano Antonio Vivaldi, affidando a Gian Francesco Malipiero la direzione artistica. L’obiettivo è ambizioso: rendere accessibile un patrimonio musicale in gran parte inedito, attraverso la pubblicazione sistematica delle partiture. In un’Italia ancora segnata dalle distruzioni belliche, l’impresa unisce ricerca musicologica, editoria e pratica esecutiva, con il sostegno della casa editrice Ricordi.

Il lavoro procede fino a rendere disponibile una parte consistente della produzione strumentale vivaldiana. Nel 1968 Fanna pubblica per Ricordi il catalogo tematico delle opere strumentali, strumento fondamentale per identificare e ordinare la musica del compositore. Nel 1978 dona l’Istituto alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, assicurandogli una nuova prospettiva internazionale. Accanto alla pubblicazione delle partiture, prendono impulso le edizioni critiche della musica vocale sacra e profana e delle opere teatrali, con il contributo di studiosi come Michael Talbot, Peter Ryom e Reinhard Strohm. L’Istituto diventa così un punto di riferimento per la comunità scientifica vivaldiana. Nel 1997 Fanna lascia la direzione al figlio Francesco, che prosegue il lavoro paterno.

Il lascito di Fanna non si misura soltanto nei cataloghi e nelle edizioni. Il flautista, direttore d’orchestra e studioso Federico Maria Sardelli, che proprio grazie a lui pubblicò alcuni dei suoi più importanti saggi su Vivaldi, ne ricorda la passione, il rigore e la determinazione, sempre lontani dai riflettori. Nel 1994 Fanna lo contattò personalmente, dopo aver accolto un suo studio sull’iconografia vivaldiana: una telefonata fatta di domande e curiosità che aprì al giovane ricercatore le porte della comunità internazionale degli studiosi.

Fanna aveva compreso che restituire Vivaldi al mondo significava anzitutto rendere disponibili le fonti, offrire agli interpreti testi affidabili e creare le condizioni per una ricerca condivisa. Un lavoro paziente, spesso invisibile al pubblico, ma decisivo per la diffusione della musica del compositore. "Grazie, caro padre degli studi vivaldiani",  scrive Sardelli. Un’eredità che continua a vivere ogni volta che una partitura di Vivaldi torna sul leggio di un musicista.