La musica invisibile di Jon Hassell
Un disco postumo completa la trilogia Pentimento, a cinque anni dalla scomparsa del musicista statunitense
05 ottobre 2026 • 2 minuti di lettura
Jon Hassell
Music Is Invisible (Pentimento Volume Three)
A cinque anni dalla scomparsa di Jon Hassell esce ora Music Is Invisibile: album derivato dalla registrazione di un concerto tenuto in trio con i pluristrumentisti Rick Cox e John von Seggern il 23 maggio 2015 all’Hackney Church di Londra, ultimo in assoluto per il trombettista statunitense. Si tratta del terzo atto di un ciclo aperto nel 2018 da Listening Pictures e proseguito nel 2020 con Seeing Through Sound.
Il titolo della trilogia, Pentimento, è riferito a come si usa definire in pittura la stratificazione di stesure differenti e allude al principio guida che la informa: un’idea di sinestesia fra udito e vista enunciata nei titoli dei singoli capitoli (“ascoltare quadri”, “vedere attraverso il suono” e “musica invisibile”). L’autore invitava così a praticare l’“ascolto verticale”, ossia “sentire quel che accade nel momento” anziché considerare il soggetto musicale “un flusso che avanza, basandosi su dove va e cosa viene dopo”, aveva spiegato allora.
Rielaborato in studio da Jeff Rona e suddiviso in quattro tracce, il materiale rappresenta la sintesi improvvisata di temi esplorati nei due dischi precedenti, seguendo la medesima logica del “pentimento” pittorico. Da ciò scaturiscono l’habitat amniotico che avvolge l’iniziale “Blue Ba-Ya”, il loop minimalista da cui trae spunto l’ombrosa “Club Gris-Gris” e l’andamento sincopato di “Broadway Boogie-Woogie”, sul quale s’insinua il tipico timbro ovattato della tromba, che nella circostanza rivela l’evidente ascendente davisiano.
A tale proposito, illustra la copertina non a caso un dipinto dell’artista tedesco Mati Klarwein, già responsabile del corredo visivo di Bitches Brew, nella cui dimora a Deya, sull’isola di Maiorca, Hassell fu più volte ospite, celebrando poi il luogo nell’intestazione dell’etichetta discografica da lui creata nel 2018, mentre a incorniciarlo è una bordatura rosata che richiama l’analogo impianto grafico del classico Possible Musics, firmato nel 1980 da Jon Hassell insieme a Brian Eno a nome di un Quarto Mondo proiettato verso un “futuro primitivo”. L’eco di quell’esperienza cruciale si percepisce nell’esotica pulsazione ritmica dalla quale sgorga “Electric Forest”, brano posto in chiusura di sequenza e climax espressivo dell’opera: un incantesimo sonoro che onora in maniera appropriata la memoria del suo artefice.