L’alta cucina musicale di Oren Ambarchi

Cooked è il nuovo album del compositore australiano

AC

24 settembre 2026 • 2 minuti di lettura

Oren Ambarchi
Oren Ambarchi
Cooked
Cooked

Oren Ambarchi

Cooked

Drag City 2026

Cooked aggiunge un altro capitolo all’imponente discografia di Oren Ambarchi, compositore australiano di cui avevamo apprezzato lo scorso anno il terzo atto del progetto Ghosted, condiviso insieme agli svedesi Johan Berthling e Andreas Werliin, coinvolti pure in questa circostanza, infoltendo una platea di collaboratori che include fra i tanti la giapponese Eiko Ishibashi e lo statunitense Jim O’Rourke. Frutto di varie sedute d’improvvisazione, come il precedente album per Drag City Shebang (2022), il nuovo lavoro è articolato in due brani estesi entrambi oltre la soglia dei venti minuti.

Nella pagina web dedicata al disco, l’editrice di Chicago suggerisce analogie “cosmiche” con Edgar Froese, Godley & Creme e Steve Hillage, ma sono piste false. Del resto, gli stessi titoli dei singoli episodi – letteralmente “quadro nascosto” e “gioco di prestigio” – alludono a significati camuffati.

L’iniziale “Hidden Tableau” è punteggiato dalle minuscole variazioni nei cluster pianistici creati da Ishibashi, sui quali s’innestano suoni di tromba simulati (forse dalla chitarra mutante di Ambarchi) e rantoli e mugolii spiritici di una voce manipolata, prima che contrabbasso e batteria ne animino impercettibilmente il flusso minimalista: un panorama reso strada facendo alieno dal gorgoglio rileyano del sintetizzatore, tipo foresta pietrificata, da cui sgorga infine un crescendo da jazz astrale.

Introdotto e sorretto a lungo dall’arpeggio cristallino della 12 corde impugnata dal capobanda, contrappuntato da una ritmica in sordina, “Sleight of Hand” prende quota quando irrompe in scena lo shō, strumento a fiato in bambù maneggiato da Michiko Ogawa, protagonista di un vertiginoso assolo a metà del cammino, per poi planare nella quiete apparente di una troposfera jazzistica modellata sulla “via silenziosa” di Davis, in fondo alla quale affiorano bizzarri cinguetti umani in sospensione ambient.

Cooked offre così tre quarti d’ora scarsi di musica stellare: un’esperienza d’ascolto rinfrancante.