Il ritorno di Toscanini nella Patria postfascista

Un denso saggio di Mauro Balestrazzi racconta il ritorno in Italia di Arturo Toscanini e il concerto di riapertura della Scala del maggio 1946

AR

27 settembre 2026 • 3 minuti di lettura

Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)
Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)

Come dichiara Mauro Balestrazzi, nelle prime righe dell’Introduzione del suo volume titolato Il ritorno del Maestro. Toscanini, il fascismo, la guerra e la storica riapertura della Scala (Lim – Libreria Musicale Italiana, 2026, pp. 377, € 30,00), «questo lavoro è dedicato al ritorno in Italia di Arturo Toscanini, il 24 aprile 1946, dopo quasi otto anni di esilio, e al concerto di riapertura della Scala dell’11 maggio di quell’anno, che segnò simbolicamente l’inizio di una nuova era per il nostro paese, uscito da una terribile esperienza bellica e da una lunga dittatura». Si tratta dunque di un volume che ricostruisce un periodo decisivo della storia musicale e civile italiana.

Mauro Balestrazzi, Il ritorno del Maestro (Lim – Libreria Musicale Italiana, 2026)
Mauro Balestrazzi, Il ritorno del Maestro (Lim – Libreria Musicale Italiana, 2026)

Il centro simbolico del saggio di Balestrazzi – giornalista professionista dal 1978, collaboratore della rivista “Classic Voice” e autore di volumi dedicati, tra l’altro, a Verdi, Puccini e Toscanini – è, appunto, la data dell’11 maggio 1946, quando Arturo Toscanini tornò sul podio di un Teatro alla Scala ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, per dirigere il concerto di riapertura. Non fu soltanto un evento artistico, ma il rito laico di un Paese che cercava di risollevarsi dalla dittatura e dalla guerra. Nella figura del maestro, rientrato dopo otto anni di esilio, il prestigio della musica italiana si univa idealmente a una riconosciuta testimonianza antifascista.

Il Teatro alla Scala dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (foto Teatro alla Scala)
Il Teatro alla Scala dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (foto Teatro alla Scala)

Uno dei pregi principali di queste fitte pagine consiste nel contestualizzare quella simbolica serata di musica e di cultura con gli eventi che ne determinarono il significato concreto e profondo. Nel suo approfondito percorso di indagine, Balestrazzi parte dal 1919, quando Toscanini accettò la candidatura nel collegio di Milano per la lista del “blocco fascista”, ottenendo 5.114 voti senza essere eletto. Il documento notarile riportato nel libro impedisce letture retrospettive troppo semplicistiche, rivelando una vicenda segnata da esitazioni e ripensamenti. Da quel passaggio controverso prende forma una progressiva maturazione politica: l’ascesa del regime, la repressione del dissenso e il controllo della cultura conducono il maestro verso un’opposizione sempre più netta, fino all’abbandono dell’Italia e alla sua affermazione come simbolo internazionale della lotta al nazifascismo.

Manifesto del concerto di Arturo Toscanini al Teatro alla Scala, 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)
Manifesto del concerto di Arturo Toscanini al Teatro alla Scala, 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)

La ricostruzione narrativa e documentaria di Balestrazzi poggia su un accurato lavoro di ricerca, condotto tra indagini bibliografiche, giornali dell’epoca, Archivio centrale dello Stato e Archivio storico del Teatro alla Scala. In questo contesto, fotografie e documenti riservati della polizia politica non hanno una funzione meramente documentale, ma restituiscono il clima di sorveglianza in cui agivano gli intellettuali non allineati. Emblematico, in questo senso, appare il resoconto dell’intercettazione telefonica del 19 ottobre 1935, con le critiche di Toscanini al fascismo. Altrettanto eloquente è la fotografia del 24 aprile 1946 che ritrae Toscanini mentre scende dal treno a Ponte Chiasso.

Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)
Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)

Il racconto culmina dunque nella rievocazione del concerto per la riapertura della Scala, concluso poco prima di mezzanotte davanti a una folla in delirio, con trentasette minuti complessivi di applausi. Balestrazzi restituisce la forza dell’evento senza cedere all’agiografia: il teatro ricostruito diventa il luogo in cui una comunità riconosce la possibilità di ricominciare, mentre Toscanini incarna il legame fra autorevolezza artistica e responsabilità morale.

Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)
Arturo Toscanini, Teatro alla Scala 11 maggio 1946 (foto Teatro alla Scala)

Nell’equilibrio tra cronaca, biografia e storia politica risiede l’anima del libro, capace di mostrare come la musica e le sue istituzioni non siano estranee ai conflitti del proprio tempo. Per chi cerca un libro su Arturo Toscanini, il fascismo e la ricostruzione del Teatro alla Scala, Il ritorno del Maestro si propone come una lettura rigorosa e accessibile: non solo il racconto di un ritorno trionfale, ma una riflessione sulla rinascita democratica dell’Italia e sul dovere di coltivare una memoria mai così preziosa come ai giorni nostri.