Una contemporanea toscana

La pianista Ilaria Baldaccini con Intorno a Firenze nel secondo '900 (Ema Vinci records) svela repertori sorprendenti di un patrimonio musicale poco conosciuto

Ilaria Baldaccini
Articolo
classica

Il problema della musica contemporanea, oltre al luogo comune sulla sua difficoltà d’approccio, oltre ad essere generalmente ignorata da media e discografici, è che non risulta mai abbastanza storicizzata per divenire oggetto di una ricerca approfondita. Questo fa sì che repertori e compositori oltre a non apparire, salvo casi rarissimi, nei cartelloni di rassegne o festival, finiscano in una specie di limbo, in attesa che qualcosa succeda sul fronte della ricerca storico-musicologica, come su quello della documentazione discografica.

Per fortuna nel caso di Intorno a Firenze nel secondo '900 (Ema Vinci records) qualcosa è successo. La pianista Ilaria Baldaccini infatti dedica un intero cd a compositori – diciamo poco frequentati – che hanno fatto riferimento geograficamente e culturalmente a Firenze e dintorni nel secondo dopoguerra.

Ilaria Baldaccini, contemporanea a Firenze

Una scelta coraggiosa, in netta controtendenza, che regala sorprese e svela pagine pianistiche di grande interesse, dove emerge la ricchezza della ricerca di quegli anni decisivi dove la musica si interrogava su nuovi percorsi. Giuseppe Bonamici, Carlo Prosperi, Gaetano Giani Luporini, Pier Luigi Zangelmi i compositori presenti nel cd. La Baldaccini dimostra di trovarsi a proprio agio con repertori alquanto complessi. I diversi ambienti sonori, i fortissimi, i quasi silenzi, vengono affrontati con profondità, in una introspezione che ne rileva sfumature, radicalità e poetiche. 

Proprio Prosperi alla fine degli anni cinquanta ideò il termine Schola Fiorentina, sigla intorno alla quale agivano giovani compositori ma che voleva anche indentificare una possibile specificità toscana nei percorsi creativi. Intorno a Firenze nel secondo '900 ne risulta una documentazione preziosa.

Con Ilaria Baldaccini abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti di questo suo lavoro

Da quali riflessioni è scaturita l’idea di affrontare composizioni per pianoforte di autori che hanno agito a Firenze nel secondo Novecento?

«Dal 2010 al 2013 ho studiato al Conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze con il Maestro Giovanni Carmassi; è stato lui, allievo di Carlo Prosperi e di Piero Luigi Zangelmi e amico stretto di Giuseppe Bonamici, a farmi conoscere questi autori. Di molte loro composizioni ha suonato la prima esecuzione assoluta, di diverse opere è il dedicatario. Mi ha parlato di loro, del loro modo di insegnare, di rapportarsi con la musica e con il mondo musicale, mi ha introdotto alla lettura delle pagine che fanno parte del disco. Non conoscere niente di loro, non averne mai sentito neppure parlare, dopo diversi anni di studi, mi ha fatto riflettere su quanto patrimonio musicale stesse andando perduto e ho deciso di farmi portavoce di questa letteratura che dal primo momento mi ha affascinato».

«Luporini lo avevo conosciuto invece durante i miei primi anni di studio al Conservatorio di Lucca nella classe di Maria Gloria Belli; a lui ero rimasta legata da profondo affetto. Amico, collega, coetaneo dei compositori sopra citati, illustre rappresentante di quei decenni di fervente attività compositiva, è stato fondamentale confrontarmi con lui, perché ha voluto che mi concedessi grande libertà nella lettura dello spartito e nella gestione del suono, portandomi a viverlo spontaneamente. Indispensabile poi è stato il mio rapporto con il musicologo Renzo Cresti, autore peraltro delle note di copertina, che ha dedicato e dedica gran parte del suo studio alla musica contemporanea e fiorentina, ha vissuto da vicino, da amico e collega, molti dei più importanti compositori del secondo Novecento e ha dedicato loro e curato volumi monografici, come quelli su Prosperi, Zangelmi e Giani Luporini».

Che tipo di ricerca hai fatto e come hai proceduto alla selezione che si ascolta nel cd?

«I brani che si ascoltano nel cd sono le opere che, a mio avviso, meglio delineano lo stile e la poetica di questi compositori; sono inoltre le composizioni più mature della loro produzione, eccetto quelle di Carlo Prosperi; Intervalli risale infatti al 1953, mentre Sonatina profana è un brano giovanile, il primo in catalogo, dal carattere molto distante dagli altri; ho voluto inserirlo per fornire una macchia di colore diversa al disco».

Quali problematiche esecutive, se ci sono state, hai dovuto affrontare e quale compositore tra i quattro risulta più vicino alla tua sensibilità pianistica?

«Questo repertorio è fatto di grandi contrasti sonori: si passa da fortissimi brutali a pianissimi appena sussurrati. Questo è l’aspetto più difficile da gestire e quello che più mi piace. Queste pagine costringono l’interprete ad avere un rapporto viscerale con la tastiera e al pieno controllo del corpo. Non che questo non sia necessario per eseguire il resto della letteratura, ma qui, almeno secondo la mia esperienza, lo è ancora di più. Fondamentale è poi la gestione del silenzio, protagonista assoluto di questa letteratura, che va vissuto e penetrato fino in fondo affinché l’esecuzione funzioni. Questo mi costringe a una continua ricerca interiore volta a far sì che possa seguire con sempre maggior spontaneità e agio le vibrazioni sonore e la loro risoluzione ed è un aspetto che mi ha permesso di rileggere con nuovi occhi anche il repertorio pianistico tradizionale».

«Non saprei dire con convinzione quale autore senta più vicino alla mia sensibilità pianistica. Ognuno di loro ha un colore sonoro diverso, che mi affascina e cattura».

Si può rilevare in questi materiali caratteri riferibili ad una estetica “toscana” oppure rientrano comunque nella normale dialettica della ricerca musicale di quegli anni?

«Penso che si possano individuare delle linee di tendenza, se non un’estetica comune, dei compositori che hanno frequentato il conservatorio di Firenze negli ultimi decenni, come l’insegnamento di Dallapiccola e Lupi, i primi lavori elettronici di Grossi, i suoni multipli ai fiati di Bartolozzi, il percorso chitarristico di Company, le presenze di Prosperi, Zangelmi e altri hanno creato sicuramente un serbatoio di idee e di prassi che sono importanti anche oggi».

Pensi di continuare questa ricerca e documentarla? Se sì in quale direzione pensi di muoverti?

«Assolutamente sì. Questo disco inaugura un progetto molto più ampio, che includerà diversi cd monografici, dedicati non solo agli autori inseriti in questo disco, ma a molti altri, facenti parte dello stesso periodo storico e vicini a questa corrente "fiorentina"».

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