Wolfgang Rihm. Frammenti di sublime

Francesco Gesualdi e il Quartetto d’archi del Gamo Ensemble a Firenze: un intenso omaggio a Rihm e Gubaidulina nel dialogo con Schubert e Mozart

SB

02 ottobre 2026 • 2 minuti di lettura

(Foto Andrea Politi)
(Foto Andrea Politi)

Chiesa di San Francesco di Paola, Firenze

GAMO Stagione concertistica 2026

29/09/2026 - 29/09/2026

Ci sono programmi che diventano essi stessi un’interpretazione. È il caso di Fetzen – Frammenti, proposto il 29 settembre nella Chiesa di San Francesco di Paola a Firenze, per la quarantasettesima stagione del GAMO. A Francesco Gesualdi, direttore artistico e protagonista alla fisarmonica, va anzitutto il merito di aver pensato un percorso nel quale Schubert e Mozart illuminano, per affinità e contrasti, la musica di Wolfgang Rihm e Sofia Gubaidulina. Due grandi voci del nostro presente, entrambe recentemente scomparse, alle quali il concerto ha reso un omaggio di rara intensità.

Il frammento è il filo conduttore, ma assume significati diversi. Nel Quartettsatz in do minore D 703 di Schubert è ciò che rimane di un progetto interrotto: un primo movimento compiuto, del 1820, cui avrebbero dovuto seguirne altri. La sua autonomia espressiva è però assoluta. Il tremolio iniziale, l’incalzare delle figure, il canto che si apre entro una trama inquieta disegnano un paesaggio sulfureo, dove anche la dolcezza conserva qualcosa di precario. Una musica che concentra nel breve arco della forma un’impressionante energia drammatica.

Altra vertigine quella del Quartetto in do maggiore K 465 di Mozart, ultimo dei sei dedicati a Haydn. Le ‘dissonanze’ dell’introduzione lenta rendono incerto l’orientamento armonico, prima che l’Allegro dispieghi la propria chiarezza. In questo programma, quell’esordio suonava come una domanda rivolta anche alle pagine più vicine a noi: quanto turbamento può accogliere una forma, quanto mistero può custodire la sua trasparenza?

Il Quartetto d’archi del Gamo Ensemble — Alberto Bologni e Marco Facchini ai violini, Carmelo Giallombardo alla viola, Lorenzo Ceriani al violoncello — ha dato una prova superba. Raffinatezza e intensità si alimentavano reciprocamente; la precisione del dettaglio sosteneva la tensione del discorso, dando risalto alle differenze di scrittura. Una qualità cameristica che rendeva persuasivo l’intero accostamento.

Con In croce di Gubaidulina, del 1979, nella versione del 1991 per violoncello e fisarmonica, il dialogo si raccoglieva attorno a una forte idea spirituale. Le traiettorie opposte dei due strumenti traducono in suono il simbolo della croce: un incontro che è anche attraversamento, sofferenza, aspirazione alla trascendenza. Gesualdi e Ceriani ne restituivano la forza espressiva con partecipe concentrazione.

(Foto Andrea Politi)
(Foto Andrea Politi)

Nei Fetzen di Rihm, qui rappresentati dai numeri 3, 4, 6 e 8, il frammento diventa invece principio costruttivo: gesti incisivi, interruzioni, tensioni e sospensioni acquistano il peso di eventi essenziali. La maestria di Rihm sta nel far scaturire da ogni frammento un seguito che si impone all’ascolto come necessario, persino quando introduce una frattura o un brusco mutamento di direzione. Da questa coerenza profonda nasce la forza della musica. L’organico si assottiglia in Fetzen 4 al confronto fra viola e fisarmonica. Gesualdi, interlocutore degli archi con un rilievo a tratti concertante, ne valorizzava la mobilità timbrica e l’urgenza. Qui il titolo del concerto trovava il suo senso più profondo: piccoli lembi di musica capaci di aprire uno spazio smisurato.