Il Premio Venezia guarda al futuro

Dal 6 all’11 ottobre la 42ª edizione del concorso nazionale promosso dagli Amici della Fenice, con la Targa del Presidente della Repubblica e un omaggio a Mario Messinis

SN

27 settembre 2026 • 3 minuti di lettura

Premio Venezia alla Fenice (Courtesy Teatro La Fenice)
Premio Venezia alla Fenice (Courtesy Teatro La Fenice)

Quarantadue candidati per la 42ª edizione: anche i numeri sembrano voler sottolineare la continuità del Premio Venezia, il concorso pianistico nazionale promosso dalla Fondazione Amici della Fenice. Lo scorso anno erano stati ancora 42 i giovani musicisti iscritti alla competizione, vinta da Daniele Martinelli. Dal 6 all’11 ottobre sarà dunque nuovamente la Fenice a offrire a una nuova generazione di pianisti italiani l’occasione di misurarsi con una competizione che, fin dalla sua nascita, ha cercato di accompagnare il passaggio dagli studi alla professione.

Quest’anno il ritorno del Premio è accompagnato da un riconoscimento particolarmente significativo: la Targa del Presidente della Repubblica, attribuita a iniziative e manifestazioni di particolare rilievo culturale. Per gli Amici della Fenice la Targa rappresenta anche un riconoscimento alla lunga storia di un progetto nato nel 1984 e costruito intorno a un’idea precisa: individuare giovani diplomati con il massimo dei voti nei Conservatori italiani e offrire loro la possibilità di un primo confronto con il pubblico dei concerti.

«Il significato di questo riconoscimento è particolarmente importante per la Fondazione – dice Maria Camilla Bianchini d’Alberigo, presidente della Fondazione Amici della Fenice – perché il Premio nasce 42 anni fa proprio con l’attenzione ai giovani diplomati con il massimo dei voti dei Conservatori italiani e con l’intenzione di offrire loro una possibilità di mettersi alla prova e di affrontare un pubblico. La sintonia fra la nostra idea di aiutare i giovani pianisti a realizzarsi e l’incoraggiamento che il Presidente rivolge a tutti noi rende ancora più preziosa questa Targa: sottolinea il valore del nostro Concorso e, nello stesso tempo, ci stimola a proseguire».

Una vocazione che la Fondazione sta sviluppando anche attraverso il VeneziaPianoFestival, iniziativa lanciata quest’anno che mette in relazione vincitori e finalisti delle diverse edizioni del Premio Venezia con quelli del Concorso pianistico internazionale Ferruccio Busoni. L’obiettivo è creare una rete fra due importanti realtà dedicate alla promozione del pianismo, offrendo nuove occasioni di ascolto e di concerto a giovani interpreti che, in alcuni casi, sono già entrati nel circuito internazionale.

Il Premio Venezia ha ormai un albo d’oro capace di raccontarne efficacemente la funzione di talent scout. Fra i vincitori delle passate edizioni figurano Maurizio Baglini, Andrea Bacchetti, Mariangela Vacatello, Beatrice Rana, Leonora Armellini e Alexander Gadjiev: nomi che testimoniano come il concorso veneziano abbia intercettato, nel corso degli anni, interpreti destinati a una significativa presenza sulla scena internazionale.

Daniele Martinelli, primo classificato al Premio Venezia 2025 (Foto Michele Crosera)
Daniele Martinelli, primo classificato al Premio Venezia 2025 (Foto Michele Crosera)

A Venezia la competizione si articolerà in più momenti. Le selezioni dei 42 candidati si terranno nelle Sale Apollinee dal 6 all’8 ottobre e saranno chiuse al pubblico. Il 10 ottobre nella Sala Grande della Fenice toccherà alla cinquina dei semifinalisti, mentre l’11 ottobre saranno i tre finalisti a contendersi il primo premio davanti al pubblico, prima della proclamazione del vincitore scelto da una giuria presieduta da Michele Dall’Ongaro e composta da Numa Bischof Ullmann, Roberto Calabretto, Federico Colli, Filippo Gamba e Carla Moreni.

La novità forse più significativa dell’edizione 2026 riguarda però la memoria. Per la prima volta il terzo premio porterà infatti il nome di Mario Messinis, una delle figure più autorevoli della cultura musicale veneziana e italiana. Critico musicale del Gazzettino, musicologo e direttore artistico del Settore Musica della Biennale di Venezia, Messinis ha guidato anche il Teatro La Fenice e ricoperto importanti incarichi nel sistema musicale italiano. Scomparso nel 2020, aveva mantenuto nel corso della sua lunga attività un'attenzione particolare alla musica del presente e agli interpreti capaci di rinnovarne il linguaggio.

La Fondazione Amici della Fenice ha scelto così di affidare il suo nome proprio a uno dei premi destinati ai giovani pianisti. Un gesto che non vuole soltanto ricordare un grande amico della musica, ma riportare nel presente una figura che della scoperta, dell’ascolto e della valorizzazione del nuovo aveva fatto una parte essenziale del proprio lavoro.