Aevum, la musica fuori dagli algoritmi
Jordi Savall lancia una nuova piattaforma di streaming per classica, jazz e musiche tradizionali
05 ottobre 2026 • 2 minuti di lettura
Jordi Savall lancia una nuova piattaforma di streaming dedicata alla musica classica, al jazz e alle musiche tradizionali. Si chiama Aevum e dovrebbe essere operativa tra la fine del 2027 e l'inizio del 2028. Presentato lo scorso 28 settembre a Parigi, il progetto nasce dalla volontà di proporre un modello alternativo a quello delle grandi piattaforme generaliste, intervenendo tanto sulla gestione dei cataloghi quanto sulla remunerazione di artisti e produttori. Una specializzazione che Savall considera necessaria per repertori caratterizzati da opere complesse, lunghe durate e una ricchezza documentaria che gli attuali servizi non sarebbero in grado di valorizzare adeguatamente.
La novità riguarda anzitutto il sistema di redistribuzione dei ricavi. Aevum intende adottare un modello definito “customer-centric”: i proventi generati dall'abbonamento di ciascun utente saranno ripartiti fra i produttori dei contenuti effettivamente ascoltati, anziché confluire in un bacino comune distribuito in base alla quota complessiva di ascolti. A questo si aggiungerà la valorizzazione del tempo reale di fruizione: una sinfonia di 45 minuti non sarà equiparata, ai fini della remunerazione, a un singolo brano di tre minuti. Il progetto prevede inoltre un sistema di rendicontazione e pagamento dei diritti basato sulla blockchain, con particolare attenzione anche alle opere di pubblico dominio.
A guidare il progetto insieme a Savall è Yves Riesel, fondatore di Qobuz, affiancato da un gruppo di specialisti di distribuzione musicale, data science e nuove tecnologie. L'intelligenza artificiale non sarà impiegata per generare musica, ma per costruire una banca dati proprietaria e un sistema di ricerca capace di documentare in profondità i repertori, collegando compositori, opere, interpreti e registrazioni. Tra le funzionalità annunciate figura anche 1877, un modulo dedicato alla storia della discografia. L'obiettivo è offrire agli ascoltatori strumenti di esplorazione e documentazione più articolati di quelli disponibili sulle piattaforme generaliste, senza rinunciare a un'interfaccia accessibile anche al grande pubblico.
Il catalogo potenziale è stimato in oltre 300.000 album, pari a circa quattro milioni di tracce. Accanto al servizio per gli utenti, Aevum prevede un'attività di formazione destinata ai giovani professionisti del settore. Non si propone, nelle intenzioni dei fondatori, come un'alternativa esclusiva ai servizi esistenti: etichette e artisti potranno continuare a distribuire i propri cataloghi anche altrove. Nei prossimi mesi sono previsti incontri con produttori, etichette e interpreti per definire le condizioni di partecipazione. Il nome, dal latino aevum, evoca un tempo che ha un inizio ma non una fine. Il progetto è già illustrato sul sito www.aevum-musicae.com, dov’è possibile iscriversi alla newsletter.