A Verona il Filarmonico scopre nuovi mondi
Presentata a Verona la stagione lirica e sinfonica con cinque opere da Mozart a Franchetti, e un nuovo Schiaccianoci. Nel programma sinfonico aperto dal Requiem tedesco di Brahms con Noseda sul podio, molti classici da Beethoven a Mahler e Stravinskij
09 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura
Cinque opere mai rappresentate al Teatro Filarmonico e un balletto che torna dopo oltre trent’anni: la stagione 2027 della Fondazione Arena di Verona punta sulla scoperta più che sulla routine, alternando titoli popolari e rarità, grandi interpreti e nuovi allestimenti. Dal 17 gennaio al 31 dicembre 2027 saranno sei gli appuntamenti della Stagione d’Opera e Balletto, tutti articolati in quattro recite, cui si aggiunge una Stagione Sinfonica di otto concerti in doppia data.
Ad aprire il cartellone operistico sarà, nell’ambito dell’ottava edizione di Mozart a Verona, Il ratto dal serraglio: la classica produzione del Teatro alla Scala firmata da Giorgio Strehler (ripresa da Filippo Tonon) conserva il celebre impianto scenico di Luciano Damiani e porta sul podio Enrico Onofri. Nel cast Ana Maria Labin sarà Konstanze, Marco Ciaponi Belmonte, Eleonora Bellocci Blonde ed Enrico Casari Pedrillo, con Peter Rose come Osmin. Un allestimento storico, dunque, per una prima volta assoluta al Filarmonico.
A marzo arriva una delle scommesse più interessanti del programma: Alzira di Verdi, tragedia del 1845 su libretto di Salvadore Cammarano da Voltaire, titolo raro e ancora ai margini del repertorio. L’allestimento del Teatro Regio di Parma, che ha inaugurato il Festival Verdi, sarà diretto da Renato Palumbo e vedrà tra gli interpreti Mariano Buccino, Claudio Sgura, Antonio Poli e Gilda Fiume, con Maria Laura Iacobellis in una delle recite. È ancora Parma a fornire una produzione, dunque, ma con una nuova destinazione veronese.
Ad aprile sarà la volta di Fidelio, unica opera di Beethoven, proposta nell’allestimento del Teatro La Fenice con la regia di Joan Anton Rechi e la direzione di Marcus Bosch. Tineke Van Ingelgem sarà Leonore, Thomas Mohr Florestan e James Rutherford Don Pizarro. La presenza del capolavoro beethoveniano assume inoltre un rilievo particolare nell’anno dedicato al bicentenario della morte del compositore.
Dopo la pausa estiva, ottobre porterà un’altra prima assoluta per il Filarmonico: Il Signor Bruschino di Rossini, farsa in un atto affidata alla regia di Alberto Jona e alla direzione di Francesco Ommassini. Vittoriana De Amicis sarà Sofia, Maxim Mironov Florville, Paolo Bordogna Bruschino padre e Matteo Macchioni Bruschino figlio, in un cast che riunisce interpreti affermati e diversi debutti con i complessi della Fondazione Arena.
Il vero segno forte della stagione sarà però Cristoforo Colombo di Alberto Franchetti, dramma lirico del 1892 su libretto di Luigi Illica, proposto a novembre in una nuova produzione della Fondazione Arena con la regia di Tomer Zvulun e la direzione di Francesco Lanzillotta. Un titolo monumentale e raramente frequentato, che a Verona potrà contare su Luca Salsi nel ruolo del protagonista, Francesco Meli come Don Fernan Guevara e Alessia Camarin e Pervin Chakar come Isabella d’Aragona. È una produzione complessa, con un cast numeroso e una parte corale e scenica importante, destinata a costituire la prima tappa di una coproduzione.
A dicembre, infine, il ritorno del balletto con Lo Schiaccianoci: il titolo di Čajkovskij mancava dal Filarmonico da trentadue anni e torna con una nuova produzione della Fondazione Arena, diretta da Nir Kabaretti.
Il filo della nuova stagione è dunque quello della “prima volta a Verona” ma anche quello della formazione del pubblico. Tornano infatti gli incontri gratuiti del giovedì, organizzati con l’Accademia Filarmonica di Verona e affidati a musicologi e critici. Confermate inoltre le anteprime delle prove generali riservate agli studenti e la rassegna Musica e Cinema, con proiezioni legate ai titoli del cartellone.
Sul versante sinfonico, l’inaugurazione sarà affidata il 29 gennaio al Requiem tedesco di Brahms, fuori abbonamento, con Gianandrea Noseda sul podio di Orchestra e Coro della Fondazione Arena. Gli otto concerti successivi, tra febbraio e maggio, insistono soprattutto sull’Ottocento e sul Novecento storico, con un'attenzione particolare a opere da tempo assenti da Verona e a prime esecuzioni con i complessi areniani.
Si va dal Canto della terra di Mahler, diretto da Wolfram Christ, al Secondo concerto per violino di Prokof’ev con Alena Baeva, dalle Variazioni rococò di Čajkovskij alla Seconda sinfonia di Sibelius con Kristjan Järvi e Lucas Debargue, fino alla suite dal Parsifal di Wagner, alla Sagra della primavera di Stravinskij con Pietari Inkinen e Antoine Tamestit, al Secondo concerto per pianoforte di Rachmaninov e alla Quarta di Brahms, quest’ultima affidata a Nikolaj Szeps-Znaider, direttore e solista nel Concerto per violino e orchestra di Beethoven.
Un programma che, almeno sulla carta, prova dunque a fare del Filarmonico non un semplice satellite dell’Arena, ma un laboratorio veronese del repertorio: con i grandi classici, certo, ma soprattutto con ciò che a Verona non si è ancora visto o si è visto troppo poco.
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