Alzira e Aida, così lontane così vicine

Una nuova produzione della rara Alzira e la ripresa della storica Aida in miniatura di Zeffirelli hanno aperto il Festival Verdi 2026

AR

05 ottobre 2026 • 5 minuti di lettura

Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Parma e Busseto, Teatro Regio e Teatro Verdi

Festival Verdi 2026 – Alzira, Aida

01/10/2026 - 25/10/2026

Il Festival Verdi 2026 si è aperto presentando due titoli per certi versi “estremi” del catalogo verdiano: Alzira messa in scena al Teatro Regio di Parma, titolo degli “anni di galera” di rara rappresentazione, e Aida proposta al Teatro Verdi di Busseto, opera fra le più note e ipotecata da una lunga (e opulenta) tradizione rappresentativa. Il tema “Mondi lontani” scelto per questa XXVI edizione del festival parmigiano trova così una prospettiva non soltanto geografica, passando dal Perù dei conquistadores all’Egitto immaginato dall’Ottocento europeo – luoghi esotici ai quali si aggiunge la Babilonia di Nabucodonosor, terzo titolo in cartellone – ma anche teatrale.

Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Da una parte, infatti, una nuova produzione chiamata a misurarsi con un lavoro operistico come Alzira, tra i meno riusciti fra quelli partoriti dalla fantasia del compositore delle Roncole; dall’altra la ripresa dell’ormai storico allestimento di Aida concepito da Franco Zeffirelli nel 2001 in occasione del Centenario Verdiano per uno spazio di dimensioni ridotte come quello offerto dal teatrino di Busseto. Un confronto che rivela quanto, in verità, l’esotismo che accomuna i due titoli rappresenti soprattutto una cornice entro cui la drammaturgia verdiana – pur nelle specifiche differenze – riesce a sviluppare conflitti politici, affettivi e personali in un meccanismo in qualche modo affine alle due opere, le quali, sotto questo aspetto, appaiono più vicine di quanto si pensi.

Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Alzira – settima opera di Giuseppe Verdi composta in un periodo che va dal 1842 al 1858 e fecondo di capolavori quali, tra gli altri, Rigoletto, Trovatore, Traviata, Les Vêpres siciliennes e Simon Boccanegra – fu rappresentata per la prima volta a Napoli il 12 agosto 1845. Il libretto di Salvatore Cammarano si basa su un’opera teatrale di Voltaire, che utilizza un episodio avvenuto nel Perù del XVI secolo durante la conquista spagnola.

Qui la regia di Manuel Renga, con scene e costumi di Aurelio Colombo, assume il Nuovo Mondo come luogo dell’alterità e del dominio. L’opposizione fra conquistatori e popolazioni indigene viene letta senza compiacimenti decorativi, mentre la protagonista emerge come oggetto politico prima ancora che soggetto amoroso: figlia di Ataliba, promessa sposa contro la propria volontà a Gusmano e legata a Zamoro, è lo strumento attraverso cui gli uomini tentano di amministrare pace e potere.

Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

L’impianto concettuale – più efficace con il palcoscenico spoglio ed evocativo rispetto alle scene abitate da ambienti e spazi più didascalici e illustrativi – è nel complesso pertinente e rende leggibile il rovesciamento morale già contenuto nel libretto di Salvadore Cammarano, anche se non elude le brusche giunture dell’azione. Le curate luci di Emanuele Agliati e le coreografie di Paola Lattanzi concorrono a una narrazione sorvegliata e funzionale.

James Conlon – in occasione della “prima” che abbiamo seguito giovedì 1 ottobre – ha affrontato la partitura con palese e personale solidità, alla guida di una reattiva Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, ben preparato da Martino Faggiani. Una lettura capace di mettere in evidenza l’energia ritmica, la nettezza dei contrasti e soprattutto quella caratterizzazione melodica che anticipa sviluppi successivi della scrittura verdiana (si sentono, per esempio, i germi di vaghi pannelli collettivi di Traviata, o ancora di certe campate liriche di Trovatore).

Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Marta Torbidoni sostiene il debutto nel ruolo di Alzira con una linea vocale controllata e un fraseggio attento allo sviluppo del personaggio; Antonio Poli definisce Zamoro attraverso una sostanziale chiarezza d’accento, mentre Daniel Luis de Vicente offre a Gusmano una presenza particolarmente salda, tratteggiando il proprio personaggio come antagonista forse un poco monolitico. Efficace anche l’Alvaro di Alessio Cacciamani, mentre buone le prove di Erica Cortese (Zuma), Agostino Subacchi (Ataliba), Long Ning (Otumbo) e Federico Bonghi (Ovando). Nel complesso, la serata ha dunque confermato Alzira come lavoro disomogeneo ma non trascurabile, significativo soprattutto quale tappa di passaggio verso i titoli successivi e più compiuti.

Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Alzira (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Passando all’Aida in miniatura che è stata riproposta al Teatro Verdi di Busseto – che abbiamo seguito in occasione della prova generale del 29 ottobre – il problema affrontato è stato per certi aspetti opposto a quello che caratterizzava l’opera precedente, vale a dire sottrarre un capolavoro conosciutissimo alla propria tradizione rappresentativa monumentale, avviata fin dalla prima rappresentazione avvenuta il 24 dicembre 1871 al Teatro khediviale dell’Opera del Cairo (seguita dalla prima rappresentazione italiana l’8 febbraio 1872 al Teatro alla Scala di Milano).

Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

La regia originale di Zeffirelli – che chi scrive aveva già conosciuto in occasione del debutto avvenuto il 27 gennaio del 2001 – è stata qui ripresa con gusto attento da Stefano Trespidi, confermando una sorprendente efficacia, capace di evocare la classica iconografia dell’Antico Egitto comprimendola entro uno dei teatri d’opera più piccoli al mondo.

Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Una riduzione che non ha cancellato templi, cortei e rituali, ma li ha invece avvicinati allo spettatore, facendo percepire il potere come pressione – assieme fisica e psicologia – sui personaggi. A venticinque anni dal debutto di questo allestimento, l’intuizione del regista fiorentino di concentrare la prospettiva drammaturgica sulla dimensione personale e intima rappresentata dal triangolo amoroso fra Aida, Radamès e Amneris risulta ancora pienamente funzionale. Il conflitto fra dimensione pubblica e privata resta così il centro effettivo di una messa in scena che si sviluppa su minimi dettagli, capaci – come avviene nelle migliori visioni di vero teatro – di suggerire spazi e mondi fisicamente inesistenti, eppure chiaramente percepiti.

Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Al debutto sul podio del Festival, Giuseppe Mengoli privilegia con sostanziale efficacia la continuità drammatica e l’equilibrio tra i numeri di assieme e i momenti più cameristici. La Filarmonica Arturo Toscanini risponde con compattezza e pregnanza timbrica, pur nei ranghi ridotti imposti dalla dimensione della buca del teatrino di Busseto, mentre il coro preparato da Martino Faggiani sostiene con bella pasta vocale l’articolata funzione che gli viene affidata in partitura.

Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Anche i tre protagonisti sono al debutto nei rispettivi ruoli: Federica Vitali costruisce un’Aida nel complesso ben tratteggiata per interpretazione scenica e vocale, Vincenzo Costanzo restituisce un Radamès dall’emissione franca e dal timbro definito – solo un poco affaticato verso la fine dell’opera – mentre Teresa Iervolino offre ad Amneris una decisa incisività scenica ed efficace varietà d’accento. Hae Kang (Amonasro), Alberto Comes (Ramfis) e Adriano Gramigni (Re) completano un quadro equilibrato, così come Francesco Congiu (Messaggero) e Nicoletta Briguglio (Sacerdotessa), entrambi provenienti dall’Accademia Verdiana.

Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)
Aida (foto Roberto Ricci – Festival Verdi)

Pubblico nutrito e generoso di applausi in entrambe le recite che abbiamo seguito.