A Mainz il miglior teatro d’opera

Diffusi i risultati del sondaggio per l’Annuario 2026 della rivista Opernwelt con i migliori della scorsa stagione d’opera

SN

28 settembre 2026 • 3 minuti di lettura

Lo Staatstheater di Mainz (Foto Andreas Etter)
Lo Staatstheater di Mainz (Foto Andreas Etter)

Secondo L’Annuario di Opernwelt, l’“Opernhaus des Jahres”, teatro d’opera dell’anno, è lo Staatstheater di Mainz. La scelta arriva dal tradizionale sondaggio della rivista tedesca, al quale hanno partecipato quest’anno quaranta critici musicali internazionali, chiamati a giudicare i migliori risultati della stagione 2025/26. Un risultato particolarmente significativo per un teatro relativamente piccolo e organizzato come organismo di produzione multidisciplinare, che si inserisce così nella lista di grandi istituzioni europee premiate negli anni scorsi.

A convincere la maggioranza dei critici è stato soprattutto un cartellone coraggioso, capace di combinare repertorio, riscoperte e nuove opere, con una particolare attenzione ai temi del presente e alla memoria del Novecento. La stagione dello Staatstheater di Mainz, guidato dal sovrintendente Markus Müller, aveva come motto una domanda tratta da Brecht, “Denn wovon lebt der Mensch?” (Di cosa vive l’uomo?). Tre opere di compositori ebrei del XX secolo – Die tote Stadt di Erich Wolfgang Korngold, Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann e Der Chronoplan di Julia Kerr – figuravano nel programma, insieme a produzioni come il Falstaff diretto da Verena Stoiber e Breaking the Waves di Missy Mazzoli nella lettura di Krystian Lada.

È anche il quadro generale tracciato dall’editoriale dell’annuario a dare rilievo alla scelta di Mainz. Nel bilancio di Opernwelt, la stagione appena conclusa appare infatti segnata dalla necessità per i teatri lirici di misurarsi con un mondo sempre più complesso, senza rinunciare alla propria funzione artistica e pubblica. In questo panorama, l’esperienza di Mainz viene letta come un esempio di come un teatro possa trovare una propria identità attraverso scelte coraggiose nella programmazione, la pluralità degli sguardi e un rapporto non decorativo con il presente.

Elena Stikhina in «La pulzella d'Orléans» ad Amsterdam (Foto: Marco Borggreve)
Elena Stikhina in «La pulzella d'Orléans» ad Amsterdam (Foto: Marco Borggreve)

Sul fronte degli interpreti, i cantanti dell’anno sono risultati Elena Stikhina, premiata soprattutto per il ruolo della protagonista nella Pulzella d’Orléans di Čajkovskij ad Amsterdam, e Michael Spyres, per i suoi ritratti di Walther von Stolzing e Siegmund al Festival di Bayreuth. Regista dell’anno è Claus Guth, scelto per i suoi allestimenti di Scylla et Glaucus di Jean-Marie Leclair a Zurigo e di Of One Blood di Brett Dean alla Bayerische Staatsoper di Monaco. Proprio la nuova opera di Dean, presentata nello scorso maggio, è stata eletta migliore novità dell’anno, mentre il suo scenografo Etienne Pluss ha conquistato il premio per la scenografia. Victoria Behr è la costumista dell’anno per Il viaggio a Reims del Festival di Salisburgo.

«Of One Blood» di Brett Dean (Foto: Monika Ritterhaus)
«Of One Blood» di Brett Dean (Foto: Monika Ritterhaus)

Non manca una significativa presenza francese: la riscoperta dell’anno è Mazeppa di Clémence de Grandval, realizzata in forma scenica all’Oper Dortmund in collaborazione con il Palazzetto Bru Zane. Una scelta che Opernwelt lega alla qualità musicale dell’opera, capace di intrecciare Grand Opéra, ispirazione wagneriana, melodismo ottocentesco e una raffinata scrittura orchestrale. Per la musica la bussola punta su Francoforte: direttore dell’anno è infatti Thomas Guggeis, direttore musicale dell’Oper Frankfurt, e orchestra dell’anno la “sua” Frankfurter Opern- und Museumsorchester, mentre ad Amsterdam va il riconoscimento per il coro dell’anno.

Completano il quadro il riconoscimento al libro dell’anno, Bayreuth als Theater. Bayreuth als Theater: Auf dem Weg zu einer Festspielgeschichte di Stephan Mösch (Bärenreiter/Metzler), e quello discografico a Le petit pauvre d’Assise di Charles Tournemire, nella produzione del Theater Ulm, anche editore del doppio CD.