Il sorprendente debutto dei Jockstrap

I Love You Jennifer B, uscito per Rough Trade, conferma il talento del duo Jockstrap (che vedremo a C2C 2022).

Jockstrap
Disco
pop
Jockstrap
I Love You Jennifer B
Rough Trade
2022

I londinesi adottivi Georgia Ellery (voce e violino) e Taylor Skye (elettronica e voce) – la prima è originaria della Cornovaglia, mentre il secondo è nato a Leicester, entrambi ventiquattrenni -, lontani dall’immagine macho del loro nome, Jockstrap (ovvero "sospensorio"), scrivono canzoni fantasiosamente eccentriche che spesso parlano di sesso, infedeltà e prostituzione.

La loro musica può essere definita come pop sperimentale spruzzato da un luccichio rétro; il risultato però è più radicale di quel che si potrebbe pensare, ottenuto distorcendo le melodie con sintetizzatori analogici. I ritmi e gli arrangiamenti cambiano continuamente direzione e barlumi di hip-hop, techno e rave fanno capolino qua e là.

Entrambi i musicisti sono già stati sotto i riflettori con altri progetti: Ellery fa parte dei Black Country, New Road, gruppo che ai collaboratori di questa testata piace parecchio, e ha collaborato con Jamie XX; Skye ha lavorato come artista solista e remixato (o decostruito, come preferite) successi di Kendrick Lamar, Frank Ocean e Beyoncé.

Dopo due EP pubblicati con l’etichetta di Sheffield Warp, ecco il loro atteso album d’esordio I Love You Jennifer B, uscito per la londinese Rough Trade.

Quanti musicisti sono usciti dagli Istituti d’Arte e musicali britannici? Migliaia. Quanti gruppi sono nati sui banchi di tali istituti? Vale la risposta di prima. Non fanno eccezione Georgia Ellery e Taylor Skye, conosciutisi alla Guildhall School of Music and Drama – la stessa scuola frequentata da Mica Levi, Shabaka Hutchings e Daniel Craig – famosa soprattutto per il suo dipartimento dedicato alla musica classica: opera e orchestra, violino e canto.

In I Love You Jennifer B i Jockstrap hanno creato un lavoro solido sia nello scopo sia nel suono: orchestrale in alcune parti ma con interventi continui di strumenti digitali, e in alcuni momenti le parti chitarristiche addirittura indie-folk prendono il centro della scena. I testi sembrano più banali rispetto alle musiche, anche se alla fine questo aspetto non è dannoso per l’economia generale del disco. Ellery, che ha il compito dei contenuti testuali, questa volta si concentra sui temi dell’amore e della perdita.

«I Love You Jennifer B», hanno spiegato, «è una raccolta di brani su cui abbiamo iniziato a lavorare tre anni fa. Tutto in questo album ha un suono piuttosto singolare, quindi speriamo che ci sia un pezzo per ognuno di voi e qualcosa che parli a voi e dica “Sono un pezzone”».

 Da qualche parte tra Čaikovsky e SOPHIE (la musicista e produttrice scozzese prematuramente scomparsa lo scorso anno cadendo del tetto della sua abitazione di Atene): ecco dove trova dimora il duo londinese, capace di miscelare la preparazione classica con suoni elettronici iper-attivi, il tutto immerso nel sense of humour inglese. 

La voce di Ellery incanala una silenziosa incertezza che produce anche un palpabile senso di timore: prendiamo come esempio “Greatest Hits”, che comincia con un sintetizzatore gioioso e groovy che ci riporta ai Kraftwerk, e un inquietante sample vocale che fornisce il fondamento per la zuccherosa parte vocale, prima che imploda in una linea orchestrale assolutamente conflittuale.

Chi ha amato i primi singoli del gruppo si dovrà aspettare l’imprevedibile ma potrebbe rivelarsi uno shock che funziona. È vero, aggirarsi tra i 43 minuti del disco è un po’ come essere trascinati per il colletto durante la visita a una galleria d’arte: colori, forme e idee che appaiono e scompaiono nel giro di pochi secondi, un’avventura caotica che però permette di trasformare ciò che è familiare nella propria rappresentazione individuale.

"Angst" comincia come una ninna nanna condotta dal suono di un’arpa che non sarebbe fuori posto in un disco di Joanna Newsom o di Mary Lattimore. Ma, come spesso succede coi Jockstrap, persino la cosa più bella deve decomporsi un po’ e allora ecco l’uso ripetuto della parola fuck a contrastare la malinconia gentile della canzone.

 L’alchimia tra i due raggiunge il suo apice in “Concrete over Water”, un brano che riesce a stipare così tante idee nei suoi sei minuti e mezzo di durata pur mantenendo tutte le caratteristiche di una canzone pop.

 "Lancaster Court" è l’unica ballata del disco, al cui interno compaiono frammenti registrati degli esercizi vocali di Ellery, per la prima volta su disco alle prese con la chitarra. La ballata fa apparire l’interno di una buia stanza di hotel, ambientazione di un incontro sessuale.

«Io dormo a East (London) e io vivo a West (London) / Lo sento venire perché le campane martellano nel mio petto / Perché bramo il riposo / Alle volte posso sottrarmi a ciò e stanotte penso che potrei provare a farlo» - “Lancaster Court”

Chiusura col dubstep frantumato di “50/50”, brano in totale contrasto con l’atmosfera di cui è permeato il resto del disco.

Un debutto senz’altro positivo, in cui Ellery e Skye sono riusciti a gestire la coesione artistica all’interno della cacofonia. I Love You Jennifer B è una rivelazione melodrammatica che combina il moderno, il classico e qualsiasi altra cosa ci sia in mezzo, è un disco che oggi ci fa definire i singoli precedenti degli esperimenti, dei provini. Ma sarebbe stupido pensare che quella odierna sia la forma definitiva dei Jockstrap: tra qualche mese ciò che ho scritto oggi potrebbe essere un ricordo del passato.

Ne sapremo di più dopo il 4 novembre, giorno della loro – a questo punto attesissima – esibizione all’interno dell’edizione del ventennale di Club to Club, a Torino.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

La Bibbia dei Lambchop

In The Bible Kurt Wagner/Lambchop ambienta la tradizione americana ai giorni nostri

Alberto Campo
pop

Nel labirinto maternalistico di Björk

Fossora è il “difficile” decimo album dell’artista islandese

Alberto Campo
pop

Dub di mezzanotte con Horace Andy e Sherwood

Midnight Scorchers di Horace Andy e Adrian Sherwood è già il disco reggae dell'anno

Ennio Bruno