Il funk politico dei Caveiras

Vibrazioni afro-brasiliane, punk e industrial per far esplodere il terzo mondo

EB

06 febbraio 2026 • 6 minuti di lettura

Caveiras
Caveiras

Caveiras

Guerra Total Na Boca Do Lixo

UR Suoni 2026

Caveiras…Caveiras… niente, questo nome proprio non lo conoscevo. Poi più di un mese fa Federico Fragasso, chief executive officer dell’etichetta indipendente fiorentina UR nonché mio contatto social (ogni tanto le piattaforme servono a qualcosa), mi annuncia l’uscita del nuovo disco di questo gruppo e mi manda il link per ascoltarlo (il disco sarà disponibile a partire dal 13 febbraio, in concomitanza con l’inizio del Carnevale di Rio de Janeiro).

La domanda però rimane: chi sono questi Caveiras (“teschi” in portoghese)?

La risposta è inclusa nel comunicato stampa da cui attingo a piene mani: i Caveiras – Zé-Caveira, Diabo Branco e Bicho - trafficano illegalmente in ritmi ossessivi e basse frequenze, mirando a infiltrare vibrazioni afro-brasiliane dietro le linee del punk.

Nascono spiritualmente durante un pellegrinaggio a Rocinha: dopo aver osservato due ragazzini improvvisare una batucada con un secchio e un bidone, realizzano che la distanza fra Rio De Janeiro e la Berlino degli Einstürzende Neubauten è meno grande di quanto si potrebbe pensare. Tornati in Italia, i tre stringono una sorta di patto di sangue e si danno un obiettivo, piuttosto ambizioso aggiungo io: mostrare al mondo il lato oscuro del samba.

Servendosi di basso elettrico, percussioni di scarto e campionamenti alla stregua di armi semi-automatiche, i tre brutalizzano la tradizione brasiliana, destrutturandola con impeto selvaggio e iconoclasta. Gli standard ritmici subiscono trattamenti elettro-acustici al limite dell’industrial, il basso di estrazione dub riduce l’impalcatura melodica ai minimi termini, mentre le urla creano un ponte tra l’invettiva punk e le maledizioni Quimbanda, il più misterioso dei culti sincretici afro-brasiliani. 

Dopo un paio di EP, Guerra Total Na Boca Do Lixo è il loro esordio sulla lunga distanza: 12 brani che mettono insieme aggressività punk, i ritmi sincopati della batucada, la spavalderia dell’industrial e del noise e i bassi pompati, un mix che può ricordare le produzioni più avventurose di Adrian Sherwood.

Ce n’è abbastanza per essere incuriositi e voler approfondire con l’ascolto ma resta ancora da capire il titolo, “guerra totale nella bocca dell’immondizia”: veniamo informati che è la frase che apre O Bandido Da Luz Vermelha, film iniziatore del cosiddetto cinéma marginal brasiliano diretto da Rogério Sganzerla nel 1968.

La pellicola si ispira liberamente alla vita di João Acácio Pereira da Costa, il "bandito della luce rossa" che tenne in scacco la polizia di São Paulo per tutto il 1967. Il personaggio di Sganzerla è un anti-eroe tragico, un ribelle senza causa “tagliato per la sedia elettrica" fin dalla nascita, uno sbandato che cerca di emanciparsi da un’esistenza povera di prospettive nell’unica maniera che conosce: attraverso atti violenti casuali e insensati.

Il mio film è un western sul Terzo Mondo. È questo, fusione e mix di vari generi, visto che per me non esiste separazione di generi. Ho fatto un film-somma, un western ma anche un musical, un documentario, un poliziesco, una commedia o una specie di chanchada (genere cinematografico popolare, spesso parodistico e musicale, simile alle commedie hollywoodiane, molto in voga in Brasile negli anni Quaranta e Cinquanta) e un film di fantascienza. Ho cercato di concentrare, dal documentario, la sincerità (Rossellini); dal poliziesco, la violenza (Fuller); dalla commedia, il ritmo anarchico (Sennett, Keaton); dal western, la brutale semplificazione narrativa (Hawks) ma anche l'amore per i grandi piani panoramici e i grandi spazi (Mann). Potrei parlar molto della chanchada, che considero una delle nostre tradizioni culturali più ricche, come dello stile radiofonico di questo film; la radio brasiliana è un'altra tradizione che non può essere disconosciuta, soprattutto quando si cerca di affondare nelle nostre origini le implicazioni del sottosviluppo.
Rogério Sganzerla

La Boca Do Lixo in cui il protagonista si muove è un'area degradata del centro di São Paulo, celebre fin dagli anni 40 come rifugio di spacciatori, prostitute, criminali e disperati di ogni genere. Nel loro immaginario i Caveiras mitizzano la Boca Do Lixo, che cessa di essere un luogo fisico per diventare un luogo dell’anima, un santuario che accoglie tutti gli sconfitti e i diseredati di questo mondo.

È il campo di battaglia dove si combatterà la Guerra Santa Dei Pezzenti, quando le masse - progressivamente spogliate di ogni libertà - insorgeranno contro i pochi che accentrano il potere nelle proprie mani. Del resto sono stati loro a dare inizio a questa guerra. In molti casi platealmente - lo stupro del cosiddetto terzo mondo costituisce una esplicita dichiarazione d’intenti - ma più spesso subdolamente, tramite una lenta e costante erosione dei diritti che colpisce anche chi abita le oasi del benessere occidentale. Reagire resta l’unica opzione a disposizione.

La controffensiva dei Caveiras si consuma sotto stendardi neri e rossi, colori tradizionalmente associati al movimento anarchico ma che identificano anche la Quimbanda. E marcia al ritmo di un suono globale, attingendo a tradizioni musicali distanti fra loro nel tempo e nello spazio: dalla batucada rurale al moderno funk urbano, dalle sperimentazioni post-punk di fine anni Settanta – non per nulla il disco è dedicato alla memoria di Mark Stewart (1960-2023): anticonformista, mentore, amico - ai beat frantumati della scena rave, dalle echo chamber dove si forgia il dub al noise di stampo europeo.

L’album è stato preceduto da due singoli, il primo dei quali è stato “Feiticeira”, termine portoghese traducibile con “strega”, “maga”, strutturato su un ritmo tipico della musica popolare caraibica, con un groove ricorrente in generi quali baile funk, soca e reggaeton, forme di musica elettronica che generalmente prendono forma in contesti sociali a dir poco critici. I temi sono spesso di argomento sessuale e i testi il più delle volte tradiscono una prospettiva misogina e sessista. Con "Feiticeira" i Caveiras rovesciano il tavolo, ribaltando gli stereotipi: su un groove ipnotico, i testi abbozzano il ritratto di una figura femminile potente, orgogliosa e sottilmente minacciosa.  

Il secondo s’intitola “Cadeira do Dragão” (“Sedia del dragone”), un metodo di tortura utilizzato dalla polizia brasiliana durante gli anni della dittatura militare che consisteva nel legare il prigioniero a una specie di sedia elettrica, i cui cavi venivano collegati a punti sensibili del corpo come orecchie, lingua e genitali.

«Non temerò, no, la sedia del dragone. Se non mi uccidi, mi renderai più forte. Ritornerò… per finirti! Ritornerò… per finirti! Finirti! Diventerò un fiume di fuoco, brucerò il tuo mondo fino ad annichilire ogni cosa! Annichilire!

Nella stessa canzone si fa riferimento a un’altra forma di tortura conosciuta come Pau-De-Arara (“Trespolo del pappagallo”) che consisteva nel legare i polsi alle caviglie del prigioniero, che veniva così appeso a una sbarra di metallo, fino a che il sangue smetteva di circolare e sopraggiungevano problemi respiratori.

L’opera è compatta, con una tensione continua, e consolida le intuizioni musicali del gruppo fiorentino coltivate nel corso degli anni, che qui perfeziona il suo punk-funk-dub dalla natura fortemente percussiva senza rinunciare a espandere i propri orizzonti compositivi, come evidenziano “Santo Selvagem” - con alla voce l’ospite Serena Altavilla - o gli 8 minuti dell’iniziale “Campo de Guerra”.

I testi – il più delle volte invettive urlate contro le brutali diseguaglianze dell’epoca che stiamo vivendo - alternano prospettiva politica a suggestioni sciamaniche, mutuate dalle pratiche della già citata Quimbanda brasiliana. 

«Non guardarti indietro, la guerra è già stata dichiarata. Quando arriva il momento bisogna rispondere alla chiamata. Tutti gli eroi, in questa guerra, sono dei fuorilegge. Nella bocca dell’immondizia guardano avanti, non indietro. 
Campo de Guerra

In conclusione Guerra Total Na Boca Do Lixo è un disco spigoloso, ruvido, irrefrenabile ma senz’altro necessario.

“O Terçeiro Mundo Vai Explodir!