Kent Nagano: l’arte come ponte tra tradizione e futuro
Alla vigilia dei concerti a Bolzano e Parma con l’Orchestra Haydn per il 50° anniversario della Fondazione Toscanini, il direttore d’orchestra racconta la nuova collaborazione con l’orchestra parmigiana, il rapporto con l’Italia e il ruolo della musica contemporanea nel nostro tempo
27 maggio 2026 • 6 minuti di lettura
L’evento che venerdì 29 maggio a Bolzano, in replica domenica 31 a Parma, vedrà eccezionalmente riunite la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento in un’unica grande compagine di oltre cento elementi, rappresenta uno dei momenti più significativi delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della Fondazione Toscanini. Non soltanto un appuntamento musicale di alto profilo, ma anche un evento dal forte valore simbolico: due orchestre, due storie e due tradizioni che si incontrano sul palcoscenico per affermare il valore della collaborazione, della condivisione artistica e della cultura come spazio di dialogo. A guidare questo progetto sarà Kent Nagano, una delle personalità più autorevoli della direzione d’orchestra internazionale. Nato in California da una famiglia di origini giapponesi, Nagano ha costruito una carriera che attraversa continenti, repertori e istituzioni di primo piano, dalla Bayerische Staatsoper all’Opéra de Montréal, dalla Hamburgische Staatsoper alla Orchestre symphonique de Montréal. Interprete raffinato tanto del grande repertorio quanto della musica contemporanea, ha sempre affiancato alla valorizzazione della tradizione un costante impegno verso la creazione del nostro tempo, collaborando con alcuni dei più importanti compositori viventi.
Il rapporto con l’Italia si è intensificato negli ultimi anni e conoscerà un nuovo capitolo con l’assunzione, dal prossimo novembre, del ruolo di Principal Artistic Partner della Filarmonica Toscanini. Ma gli impegni italiani del direttore sono numerosi. Tra questi spicca il ritorno al Teatro La Fenice di Venezia alla fine di giugno per Venere e Adone di Salvatore Sciarrino, che Nagano commissionò durante il suo mandato ad Amburgo e di cui diresse la prima assoluta nel 2023. Un progetto che testimonia il suo rapporto con la musica del compositore siciliano e, più in generale, con la ricerca artistica contemporanea.
In questa conversazione, Kent Nagano riflette sul valore della collaborazione fra orchestre, sul rapporto tra tradizione e contemporaneità e sulle prospettive della sua futura collaborazione con la Filarmonica Toscanini. Il dialogo tocca inoltre la musica di Salvatore Sciarrino e il ruolo della creazione contemporanea nelle grandi istituzioni musicali, delineando una visione dell’arte fondata su curiosità, integrità e costante ricerca.
Il concerto che riunisce la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Haydn per il 50° anniversario della Fondazione Toscanini, ha una forte dimensione simbolica. Che significato assume oggi per lei l’idea di due orchestre che suonano fianco a fianco?
La collaborazione genera spesso forti impulsi creativi, con il potenziale di produrre risultati artistici che vanno oltre ciò che ciascuna potrebbe raggiungere da sola. L’unione di queste due diverse tradizioni e personalità in un programma così ambizioso rappresenterà un’occasione speciale per riunire artisti e pubblico nel celebrare la creatività e l’ottimismo, qualcosa che assume una particolare rilevanza nei nostri tempi instabili.
Il programma comprende anche la prima esecuzione assoluta del Concerto per violino “Stradivari” di Aziza Sadikova, interpretato dalla solista Rebekka Hartmann, che ha commissionato l’opera e l’ha recentemente incisa con lei per Farao Records. Che cosa la interessa maggiormente della voce musicale di Sadikova?
Avendo conosciuto la signora Sadikova e diretto la sua musica da quasi vent’anni, è stato fonte di ispirazione osservare l’impressionante sviluppo della sua voce creativa. Organista affermata oltre che compositrice, appartiene a quel ristretto gruppo di artisti musicali che padroneggiano tutti e tre gli aspetti dell’esperienza concertistica: il compositore, l’interprete e il pubblico. Questo contesto, unito alla sua eredità musicale, conferisce alla sua musica unicità, forte personalità e una brillante integrità tecnica e creativa.
In che modo questo brano contemporaneo dialoga con La sagra della primavera di Stravinskij all’interno dello stesso programma?
A mio avviso, il ponte tra Stradivari di Sadikova e il genio dell’iconico Sacre du Printemps di Igor Stravinskij risiede nella capacità di entrambi i compositori di raccontare storie attraverso la vitalità del movimento musicale.
Negli ultimi anni il suo rapporto con le formazioni italiane è diventato sempre più frequente e significativo, in particolare con l’Orchestra Haydn. Quali qualità riconosce oggi a queste orchestre italiane?
I musicisti sono consapevoli del fatto che le fondamenta della nostra tradizione sono nate, sotto molti aspetti, dalla cultura italiana. Le nuove prospettive avviate dal Rinascimento e dall’umanesimo dell’Età dei Lumi hanno contribuito in modo determinante all’evoluzione della nostra arte come espressione di una società aperta, in contrapposizione a una società chiusa. La celebrazione delle qualità della voce umana e della sua rappresentazione attraverso le arti musicali è sinonimo di concerti che incarnano libertà, uguaglianza e la vita stessa. Essere invitato a lavorare all’interno di questa cultura storica e a servirla nel suo ruolo all’interno della civiltà europea è sempre stato per me un privilegio particolarmente stimolante.
I musicisti sono consapevoli del fatto che le fondamenta della nostra tradizione sono nate, sotto molti aspetti, dalla cultura italiana. Le nuove prospettive avviate dal Rinascimento e dall’umanesimo dell’Età dei Lumi hanno contribuito in modo determinante all’evoluzione della nostra arte come espressione di una società aperta, in contrapposizione a una società chiusa.
A partire da novembre diventerà “Principal Artistic Partner” della Filarmonica Toscanini. Che cosa l’ha attratta maggiormente di questa nuova collaborazione e quale visione artistica vorrebbe sviluppare insieme nei prossimi anni?
Avevo sentito parlare per la prima volta della Filarmonica Toscanini attraverso il distinto maestro e amico personale Lorin Maazel, che all’epoca ne era direttore musicale. L’orchestra rimane un complesso di straordinario valore, impegnato a servire la musica con integrità, qualità e carattere: qualità rinfrescanti in un’epoca in cui la crescente globalizzazione può comportare il rischio di un’omologazione. La profonda storia e la grande tradizione musicale di Parma e dell’Emilia-Romagna conferiscono un’importanza culturale particolare alla missione e alla ragion d’essere di questa orchestra.
Dopo aver diretto un concerto nello scorso novembre, a giugno lei tornerà al Teatro La Fenice Venus und Adonis di Salvatore Sciarrino, opera da lei commissionata durante i suoi anni ad Amburgo. Che cosa l’ha attratta inizialmente di questo progetto e del linguaggio musicale di Sciarrino?
L’eccezionale qualità di questo brillante lavoro di Salvatore Sciarrino.
La musica di Sciarrino abita spesso un mondo fatto di silenzio, fragilità e ascolto estremo. Come affronta, da direttore d’orchestra, la sfida di dare forma a un universo sonoro così intimo ed elusivo all’interno di un teatro d’opera?
Molto dipende dalla profondità della preparazione di tutti coloro che partecipano alla produzione, compresi i solisti, l’ensemble strumentale, la regia e il team tecnico. La musica del Maestro Sciarrino possiede una complessità che non deve essere sottovalutata. Solo attraverso la maturità della preparazione può emergere il senso di un organismo unitario e la libertà della spontaneità, elementi essenziali per accedere allo speciale universo estetico del compositore.
I suoi anni ad Amburgo sono stati caratterizzati da un forte impegno a favore della creazione contemporanea. Guardando indietro, quale ruolo ritiene che la nuova musica debba avere oggi in una grande istituzione operistica?
La storia conferma l’importanza di ancorare la nostra visione al futuro, continuando al tempo stesso ad “ascoltare” il passato, elemento essenziale per la continuità del nostro repertorio.
Qualità, integrità e rilevanza sono priorità essenziali per un teatro di grande tradizione come la Hamburg Staatsoper e il Philharmonisches Staatsorchester. Per me non si tratta tanto della data di composizione di un’opera, quanto piuttosto delle priorità appena citate. Detto questo, la storia conferma l’importanza di ancorare la nostra visione al futuro, continuando al tempo stesso ad “ascoltare” il passato, elemento essenziale per la continuità del nostro repertorio. Ciò che rende speciale la tradizione musicale è il fatto di essere rimasta una tradizione viva, in continua espansione e approfondimento, capace di illuminare il futuro: vale a dire l’ottimismo e la speranza.
La sua carriera si è sviluppata costantemente tra Europa, Nord America e Giappone, e tra repertorio sinfonico, opera e musica contemporanea. Guardando a questo percorso, quali principi artistici sono rimasti costanti?
La natura essenziale del porsi domande. La ricerca di una qualità senza compromessi. Una curiosità inesauribile che conduce a cercare e ricercare continuamente. L’umiltà. Il confronto tra il conforto dell’abitudine e le radici della tradizione. L’integrità creativa contrapposta allo status quo.