Kent Nagano alla guida delle orchestre Haydn e Toscanini

Le due compagini unite per La sagra della primavera di Stravinskij e Stradivari, prima assoluta della compositrice Aziza Sadikova

AR

02 giugno 2026 • 3 minuti di lettura

Kent Nagano, Rebekka Hartmann – Filarmonica Toscanini, Orchestra Haydn (foto Luca Pezzani)
Kent Nagano, Rebekka Hartmann – Filarmonica Toscanini, Orchestra Haydn (foto Luca Pezzani)

Parma, Auditorium Niccolò Pagnini

Kent Nagano, Rebekka Hartmann – Filarmonica Toscanini e Orchestra Haydn

31/05/2026 - 31/05/2026

Kent Nagano ha guidato l’altro pomeriggio all’Auditorium Paganini di Parma una formazione che riuniva la Filarmonica Arturo Toscanini e l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento in un organico di oltre cento elementi, per un appuntamento che chiudeva idealmente il programma celebrativo per i 50 anni della compagine parmigiana. Il rilievo della serata non dipendeva soltanto dal profilo internazionale del direttore statunitense – oggi legato in modo strutturale alla compagine parmense grazie al ruolo di Principal Artistic Partner – ma anche da un programma costruito sull’accostamento fra una prima esecuzione assoluta e uno dei titoli centrali del primo Novecento musicale.

Rebekka Hartmann, Aziza Sadikova (foto Luca Pezzani)
Rebekka Hartmann, Aziza Sadikova (foto Luca Pezzani)

Il concerto – proposto anche venerdì 29 maggio a Bolzano – ha presentato in apertura la prima assoluta di Stradivari, concerto per violino e orchestra scritto per l’occasione da Aziza Sadikova – compositrice originaria di Tashkent, in Uzbekistan, “Composer in residence” della Toscanini – che ha posto al centro della sua pagina una scrittura che guarda al valore simbolico dello strumento solista – lo Stradivari, appunto – alla sua tradizione costruttiva e alla sua eredità culturale. Il fatto che l’opera sia stata commissionata da Rebekka Hartmann e che la violinista la esegua sul proprio Stradivari del 1675 introduce un elemento di palese suggestione, dato assunto dalla compositrice come punto di partenza poetico. La partitura, densa di stratificazioni timbrico-strumentali, cerca una sintesi fra gesto concertante, allusione storica e rievocazione di un paesaggio timbrico ampio, nel quale affiorano richiami al magistero di Giuseppe Tartini in naturale riferimento al suo interesse nei confronti delle potenzialità degli strumenti di Antonio Stradivari.

Rebekka Hartmann (foto Luca Pezzani)
Rebekka Hartmann (foto Luca Pezzani)

Dal punto di vista esecutivo, la Hartmann ha affrontato il concerto con lucido controllo tecnico, forte di un suono ben focalizzato, capace di rendere leggibile una scrittura che alterna asperità, linee più sospese e passaggi di maggiore densità virtuosistica. Dal canto suo, Nagano ha governato l’ampio apparato orchestrale con attenzione alla misura timbrica, contenendo il peso della massa sonora favorendo un equilibrio costante con la parte solistica. Ne è derivata un’esecuzione luminosa ed analitica, utile a mettere in rilievo i raffinati dettagli di orchestrazione. Sulla scia dei calorosi applausi del pubblico, la violinista tedesca ha concesso in chiusura della prima parte dell’esibizione due brani fuori programma, accostando pagine solistiche di Tartini e di Johann Sebastian Bach.

La seconda parte del concerto, interamente dedicata alla stravinskijana La sagra della primavera, costituiva forse il banco di prova più esposto per questa compagine orchestrale allargata. In un contesto in cui il capolavoro di Stravinskij rappresenta ormai una pietra miliare del repertorio, sappiamo come ogni esecuzione deve misurarsi sia con la complessità della partitura sia con una tradizione interpretativa decisamente stratificata e acquisita. In questo quadro, Nagano ha affrontato la pagina sapendo evitare tanto l’esasperazione brutale quanto la levigatura estetizzante. La sua lettura ha preso forma attraverso un attento controllo delle dinamiche, alimentato da un’acuta attenzione a una scansione ritmica restituita con passo preciso e fluido al tempo stesso, il tutto distribuito sul lucido tratteggio di una costruzione capace di procedere con consapevole efficacia lungo le grandi arcate espressive che sottendono questo magistrale affresco sinfonico.

Kent Nagano, Filarmonica Toscanini e Orchestra Haydn (foto Luca Pezzani)
Kent Nagano, Filarmonica Toscanini e Orchestra Haydn (foto Luca Pezzani)

Un’esecuzione, quella offerta da Nagano, tesa a rendere intellegibile la complessità del tessuto sinfonico-orchestrale senza perdere del tutto la natura coreutica e idealmente rituale dell’opera. Una dimensione interpretativa, quella qui proposta, ben assecondata dalla reattività della composita formazione strumentale, risultante dalla fusione fra la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e capace di rispondere al direttore che – seppur in tempi differenti – le ha guidate entrambe con disciplina e coesione decisamente efficaci, come peraltro è stato testimoniato anche dai calorosi applausi tributati a fine concerto a Nagano e alla compagine orchestrale dal numeroso pubblico presente.