La cameriera di Puccini

Una eccellente performance di teatro con musica di Nicola Zavagli per il Festival Pucciniano

RN

21 luglio 2026 • 2 minuti di lettura

Beatrice Visibelli e François Meshreki  (foto di Giorgio Andreuccetti)
Beatrice Visibelli e François Meshreki (foto di Giorgio Andreuccetti)

Auditorium Caruso del Gran Teatro Giacomo Puccini, Torre del Lago (LU)

La cameriera di Puccini

19/07/2026 - 19/07/2026

La Fondazione Festival Pucciniano ospita La cameriera di Puccini, un’azione teatrale in un atto e cinque quadri ideata da Nicola Zavagli. La pièce pone in essere la triste vicenda che segnò irreparabilmente la vita di Puccini: il suicidio della domestica Doria Manfredi (Torre del Lago, 6 settembre 1885 – ivi, 28 gennaio 1909).

La ragazza, all’epoca ventitreenne, fu indotta a tale gesto a seguito delle reiterate e pubbliche ingiurie ricevute da Elvira Puccini, da quest’ultima accusata – ingiustamente – di essere l’amante di Giacomo. Non resistendo alla vergogna e agli insulti, il 25 gennaio 1909 Doria ingerì tre pastiglie di sublimato corrosivo; morì nella notte tra il 27 e 28 gennaio dopo tre giorni di terribile agonia.

L’acuta idea creativa di Zavagli coniuga la libera ispirazione ai fatti realmente accaduti alla dovizia di particolari storici, ponendo l’attenzione proprio su quei tre fatidici giorni, quando un impacciato e simpatico giornalista alle prime armi giunge come inviato da Firenze a villa Puccini in Torre del Lago per intervistare il maestro; in villa Il Giornalista trova solo una delle domestiche di Puccini, Marianna. Quest’ultima, superata la diffidenza iniziale nei confronti dello sconosciuto, inizia a intessere con questi un dialogo serrato, raccontando alcuni aspetti salienti del soggetto artistico Puccini, in parallelo ad altri inerenti il soggetto biografico dove, a tratti, i pensieri a voce alta di Marianna evocano il gesto suicida di Doria (qui Dorina) appena compiuto.

La conversazione tra i due scorre tra piccoli battibecchi, battute ironiche e maliziosi sottintesi tipicamente toscani tra il serio e il faceto. Il dialogo tra i due è a tratti interrotto per lasciare spazio ad alcune arie per canto e piano tratte da opere pucciniane (eseguite da Ivana Canovič) e brevi momenti puramente strumentali (eccellente il suono di Francesco Barbagelata al pianoforte). Significativa ed eloquente l’aria finale, «Tu, che di gel sei cinta»: un’oculata previsione a identificare la futura Liù in Doria Manfredi.

Lo spettacolo, della durata di circa centoventi minuti, scritto con penna leggera ma molto espressiva, crea un climax in agrodolce coinvolgente, affascinante, capace di catturare la piena attenzione dello spettatore. Straordinaria Beatrice Visibelli (Marianna), la cui versatilità interpretativa unita alla dizione plasmata in modo ottimale e modulata con sapienza, induce una tensione progressiva ed emotiva fino a far inumidire gli occhi nel momento della morte di Dorina. Per le sue qualità, Visibelli riceve consensi dagli spettatori a scena aperta. Disinvolto il giovane François Meshreki (Il Giornalista).

Molto curato e scorrevole l’intero allestimento: ottima la regia di Nicola Zavagli, i costumi di Cristian Garbo, e il disegno luci a firma Lorenzo Galletti.

Piena accoglienza da parte della platea, con numerose chiamate al termine.