Jonathan Tetelman debutta al Festival Puccini
Il tenore cileno conquista la platea del «Caruso»
22 maggio 2026 • 2 minuti di lettura
Auditorium Caruso del Gran Teatro Giacomo Puccini, Torre del Lago (LU)
Concerto vocale strumentale
21/05/2026 - 21/05/2026La Fondazione Festival Pucciniano cala il terzo e ultimo asso dal mazzo giocato nella rassegna “Aspettando Turandot”, organizzata dal Festival Puccini 2026 e realizzata nell’auditorium “Enrico Caruso”. La cosiddetta partita si conclude il 21 maggio con il tenore Jonathan Tetelman (al suo debutto a Torre del Lago), l’Orchestra del Festival Pucciniano e la direzione di Steven Mercurio.
“Omaggio a Mario Lanza”: così si etichetta il concerto torrelaghese, inteso come un anello di congiunzione tra la consolidata tradizione lirica italiana e quella statunitense del musical, a ricordare la figura di Mario Lanza (1921 – 1959). Suddivisa in due parti, la spumeggiante serata dedica la prima ad autori operistici italiani; la seconda contempla – tra gli altri – brani di Gershwin, Velazquez, Brodszky, Morricone, Webster, Rodgers e Loewe.
Condotto dai protagonisti con modi leggeri e simpaticamente scherzosi, il concerto alterna momenti solo strumentali ad altri con orchestra e voce, in una sequenza di ampio respiro in cui la cosiddetta musica seria e quella di evasione si integrano; il repertorio scelto mette in risalto sia la versatilità di Tetelman sia la poliedricità della compagine strumentale. Il carisma del tenore e la spigliatezza di Mercurio, catturano in modo progressivo l’attenzione (e i pieni consensi) da parte della platea, raggiungendo il top nella seconda parte con le brevi conversazioni confidenziali intrattenute tra il vicepresidente del Festival Puccini, Paolo Spadaccini, il cantante e il direttore: questo modo di avviarsi verso la conclusione, instaura un’iperbole a carattere famigliare tra il palco e la platea, creando un’atmosfera frizzante, costellata da piccole gags e improvvisati siparietti capaci di consolidare piena sintonia tra i protagonisti e il pubblico.
È pressoché inevitabile, in tale contesto entusiastico crescente, quasi di festa tra amici, non si presti troppa cura ai rigori musicali: la fresca e disinvolta abilità scenica del tenore, supplisce a qualche imperfezione in emissione vocale, assai generosa ed enfatica in corone e portamenti negli acuti ricchi di squillo; la stessa enfasi la imprime Mercurio all’Orchestra, esaltando le dinamiche percussive; pure la compagine strumentale, coinvolta nell’atmosfera della serata, manifesta tratti di intonazione precaria (archi) e di assiemi.
La doverosa analisi sul contenuto esecutivo, non inficia comunque la piena e totale accoglienza negli spettatori; così come non scalfisce l’iniziativa del Festival Puccini per aver donato al proprio pubblico una breve rassegna di protagonisti appartenente all’attuale star system internazionale.