Trovatore rosso fuoco
Buon successo per la ripresa dell’opera verdiana allo Sferisterio di Macerata
22 luglio 2026 • 2 minuti di lettura
Arena Sferisterio, Macerata
Il trovatore
19/07/2026 - 19/07/2026Torna allo Sferisterio di Macerata uno degli allestimenti, a memoria, più suggestivi mai visti sul grande palcoscenico all’aperto: Il trovatore del regista messicano Francisco Negrin, che dopo l’esordio nel 2013 e la riproposta nel 2016 è stato ripreso in questa edizione da Angela Saroglou.
In un dramma dove i personaggi sono inghiottiti nei vortici dei ricordi e della predestinazione, della passione e della vendetta, elemento dominante è il fuoco, che illumina le scene buie abitate dagli spettri inceneriti della madre e del figlioletto della zingara: sul palcoscenico solo lunghe strutture orizzontali che si infiammano, e il muro del teatro lasciato nudo. Quindi il nero del lutto e il rosso del fuoco sono gli unici colori della scenografia e dei costumi, entrambi curati da Louis Désiré: neri gli abiti del coro e delle due donne, rossi i lacci della prigionìa e rossi perfino i veli delle monache presso cui cerca rifugio Leonora.
Un allestimento, complici anche i grandi spazi, che ha consentito di mettere in scena piani temporali – gli incubi di Azucena – e spaziali - la sua prigionia durante il duetto dei due innamorati - diversi, entrambi evidenziati dalle luci di Bruno Poet riprese per l’occasione da Marc Heimendinger.
Nel cast si sono distinte Marta Torbidoni in Leonora e Sofija Petrovich in Azucena: la prima nitida e precisa nelle agilità, cesellate con tecnica impeccabile e buon volume di voce; la seconda vibrante e drammatica, grazie alla voce scura e ben sostenuta nel registro grave. Piero Pretti, annunciato Manrico, e impegnato fino a due giorni prima al Teatro alla Scala, è stato sostituito da Haiyang Guo, che doveva essere presente solo all’ultima delle tre recite programmate e che probabilmente le affronterà tutte; voce molto intonata e di bel timbro, Guo non ha forse la pasta vocale del tenore verdiano, e sembrerebbe più adatto ad altro repertorio, così come Vito Priante nel Conte di Luna, non pienamente nella parte per gli stessi motivi. Guo, più incerto all’inizio, ha dato comunque una buona prova soprattutto nel terzo e quarto atto.
Buono poi il Ruiz di Simone Fenotti, discreti il giovane basso coreano Dongho Kim in Ferrando, la giovanissima Alessia Camarin in Ines e Mauro Sagripanti in un messo.
La direzione, accurata e precisa, era affidata a Dmitri Jurowski, tra i più autorevoli direttori della sua generazione ed erede di una grande dinastia di direttori russi, alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana e del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, preparato da Christian Starinieri; la prova delle masse è stata buona.
Lo spettacolo ha riscosso successo, con applausi a scena aperta e ovazioni finali.