Se il possesso dell'oro del Reno porta al massacro, il massacro dell'Oro del Reno è la parola d'ordine del regista Herbert Wernicke nel nuovo allestimento che apre la Tetralogia del nuovo millennio a Monaco, dove il prologo dell'Anello del Nibelungo apparve per la prima volta quasi centocinquant'anni fa, prima che a Bayreuth. Regia che, ricordandolo, mette in dubbio il significato stesso di una rappresentazione, risolvendola in un gioco incrociato di specchi, di citazioni e di decontestualizzazioni tra luoghi reali e immaginari del passato e del presente. Un mondo degradato a non sperare più neppure nella magia del teatro. Mehta dirige un'altra cosa, senza sapere quale valore attribuirgli, ma lo fa con imperturbabile, vacua efficienza. Cantanti che recitano senza credere, o credono senza recitare. Pubblico diviso, in una serata di esemplare schizofrenia tutta postmoderna.

L'opera di Rossini è stata riletta con gli occhi di un bambino per rinfrescare gli intrighi stantii tipici del repertorio buffo settecentesco. Molto buona la prova dell'orchestra, in particolare evidenza la sezione dei legni.

"L'Isola di Alcina", Concerto per corno e voce romagnola di Luigi Ceccarelli, ha colto un ottimo successo al Teatro Valle di Roma, avvincendo per la sua rilettura della figura di Alcina: una straordinaria Ermanna Montanari ha impersonato la maga ariostesca che, nel testo di Nevi Spadoni, esprime in dialetto romagnolo il suo furibondo scivolare verso la follia.

Una bambola di porcellana in una confezione di plastica rotante. Questa La traviata messa in scena da Zeffirelli a Busseto. La Bonfadelli è stata una Violetta vocalmente efficace, poco brillante all'inizio, ma cresciuta e a tratti emozionante. Scott Piper un Alfredo a senso unico, Bruson e Domingo (alla guida di una Toscanini mediocre) sono Bruson e Domingo, appunto. La regia ha espresso alto virtuosismo e gusto a tratti stucchevole, fascinoso ma sterile. Un mare di applausi alla fine.

L'inusuale accoppiata dei due lavori di Bartók e Schönberg produce nella lettura di Willy Decker e Lothar Zagrosek una serata di grande teatro.

Il Teatro Sâo Carlos di Lisbona ha proposto a Bob Wilson di rimettere in scena la sua regia di "Four Saints in Three Acts", la strana "opera che Gertrude Stein scrisse per la musica di Virgil Thomson: un nonsense gioioso, luminoso su Santa Teresa, Sant'Ignazio e altri santi che giocano con le parole

Prova vigorosa del tenore Alagna, anche se con delle forzature, ottima la Vassilleva e Piccoli. Regia senza spessore e direzione mediocre.

L'atteso Ballo in Maschera di Calixto Bieito si rivela un vero anticlimax e la sua lettura totalmente irrilevante

"Buuh" e contestazioni per l'Aida che ha debuttato al Carlo Felice di Genova. Sotto accusa la direzione di Patrick Fournillier, confusa e eccessivamente robusta; e la regia di Pier'Alli che ha puntato su una lettura statica e buia. Fra i cantanti Michele Crider ha regalato qualche momento interessante nella parte di Aida.

Successo al Carlo Felice di "Boulevard Solitude" l'opera con cui Hans Werner Henze cominciò nel 1952 la sua attività teatrale. Il direttore Kontarsky ha saputo cogliere con intelligenza lo spirito drammatico della partitura. Ottimo il cast con Alexandra von der Weth splendida interprete di Manon.Interessante anche la regia di Nikolaus Lehnhoff che ha tradotto la partitura di Henze in immagini di forte impatto visivo.

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Successo e qualche dissenso per il nuovo allestimento di Tosca al Regio di Parma. Regia funzionale e discreta, poco efficace nel primo atto. Direzione musicale a trtti invadente. Voci adeguate, ma nulla di eccelso, preparate dalla Kabaivanska.

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Mark Elder conferma la sua fama di interprete verdiano con una rinfrescante lettura pensata fino all'ultima semicroma.

Questo allestimento ha finalmente dimostrato che è possibile realizzare L'incoronazione di Poppea con un cast totalmente italiano. Punto di forza dello spettacolo è stata l'omoegeneità espressiva di tutto il cast, sempre puntuale nel restituire ogni accento dell'universo poetico-musicale monteverdiano

"Attila", opera di inaugurazione della trentatreesima stagione lirica di Lecce, è stata presentata come una serie di arie molto piaciute al pubblico ma senza alcuna pretesa di organizzazione drammaturgica e su scena piatta. Successo meritato soprattutto per il soprano Giuseppina Piunti e per il direttore dell'orchestra e coro di Lecce Antonio Pirolli.

Lucia di Lammermoor è andata in scena a Parma con le scene di Enzo Deho' ideate per il Maggio Musicale Fiorentino del 1952. La resa complessiva non si può dire eccellente, anche a causa di una direzione musicale funzionale, ma niente di più. Tra le voci - nessuna senza pecche - è emersa quella autorevole di Ambrogio Maestri, mentre Cinzia Forte ha saputo far fronte in maniera più che onesta al ruolo di Lucia. Successo rispettoso del pubblico.

Una lettura non memorabile per inaugurare la nuova sala degli Arcimboldi. Problemi acustica e mancanza di flessibilità degli interpreti.

La regia e la scenografia estremamente sobrie fanno risaltare la vera faccia del "Così fan tutte": non un dramma giocoso ma un sottile studio psicologico. Il cast ha offerto prove disuguali, buona l'orchestra.

Racconti di Hoffmann musicalmente vecchia maniera screziati di surrealismo e magia circense da Jerome Savary. Eccellenti le prestazioni di Vincenzo La Scola e Mariella Devia

A Bologna La dama di picche: grande Jurowski, donne di sfarzo e la regia di Richard Jones oltre i limiti del gusto

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Il Don Giovanni di Bryn Terfel domina una brillante nuova produzione del capolavoro di Mozart con cui Francesca Zambello conquista il pubblico londinese

Gelmetti presenta in una luce nuova il Trittico pucciniano, proseguendo nella sua rilettura dell'opera italiana dei primi decenni del Novecento, in cui sta gradualmente scoprendo una modernità fino a ieri insospettata

Il Serse di Handel apre per la prima volta ad Atene ad inaugurare con successo la nuova politica per l'opera barocca dell'Opera Nazionale Greca

E' iniziato bene il 2002 per il Carlo Felice che ha proposto, una bella edizione di "Die Zauberflote". Spettacolo vivace e fresco, grazie alla direzione d'orchestra di Theodor Guschlbauer e alla regia garbata e originale di Daniele Abbado. Essenziali ed efficaci le scene ideate da Lele Luzzati. Ottimo il cast dominato dalla deliziosa Carmela Remigio nei panni di Pamina.