Torna in una pregevole produzione l'opera più negletta di Verdi: un testo largamente imperfetto, salvato dall'allestimento scenico e dagli interpreti musicali.

Falstaff di classe alla Scala, ottima compagnia di canto, ma nuovi scioperi potrebbero compromettere le repliche

La collaborazione tra il 'Bolshoi' di Mosca e il 'Verdi' di Trieste ha reso possibile la messa in scena di un Boris Godunov di eccellente pregio vocale e di notevole effetto scenografico.

Rappresentata a Roma "Midea (2)" di Oscar Strasnoy, vincitrice del Concorso "Orpheus" del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

La volontà di realizzare un melologo per dare evidenza scenica al contenuto letterario che sempre sostanzia la musica di Berlioz ha prodotto in realtà uno spettacolo discontinuo da cui è comunque emersa la buona prova dei musicisti, sebbene con qualche incertezza.

Riflessione, quasi diario poetico sull'umana aspirazione al volo, con una brava Silvia Testoni e la voce recitante di Lucilla Giagnoni impegnate a tessere trame sottili tra la musica di un Campogrande in stato di grazia e le parole di un sempre più esuberante Dario Voltolini. Meno convincente la regia di Pizzicato, che non impedisce all'operina di trovare un cordiale consenso di pubblico.

La quinta volta di La Traviata alla Scala nell'edizione Muti-Cavani. Direzione raffinata, in parte a scapito della tensione drammatica, regia sempreverde.

Teatralizzare "operisticamente" la "Johannes-Passion" di Bach: un'operazione curiosa, affidata alla firma visiva del regista spagnolo Plaza, e alla direzione musicale di Christoph Rousset, a capo dell'Academia Montis Regalis, che ha restituito un suono mite, antico all'oratorio di Bach. Protagonista assoluto, più che Gesù, si è rivelato, teatralmente e musicalmente, il coro.

Caloroso successo al Teatro Modena di "The Banquet"; proposto ieri sera nell'ambito della stagione del Carlo Felice, in prima esecuzione italiana. L'opera, di Marcello Panni e di Kenneth Koch, propone l'ambiente e le atmosfere dell'avanguardia storica del primo Novecento. In scena, Satie, Marinetti, Cocteau, Picasso, Gertrude Stein. Sicura la direzione di Panni e ricca di originalità la regia di Franco Ripa di Meana. Replica questa sera e domani.

"Andrea Chenier" agitato al Carlo Felice. L'influenza ha fatto infatti molte vittime fra i cantanti. Dopo le defezioni del tenore Margison e del soprano Dessì, alla prima, ieri sera, il tenore Alberto Cupido si è presentato in condizioni precarie mentre Francesca Franci, Bersi, era totalmente afona. Spettacolo teso con molte pecche soprattutto per la direzione poco duttile di Michel Plasson.

La Norma di Biondi è stata contestata da un pubblico forse troppo abituato ad impostazioni tradizionali. L'opera aveva, comunque, una propria linea interpretativa coerente, caratterizzata dalla sonorità degli strumenti originali, dai tempi ora dilatati ora più stringati, e dal dato coloristico incisivo e marcato. Bene Europa Galante e il Coro, meno bene la compagine vocale, in cui emergevano il basso Abdrazakov, la soprano Barcellona, mentre il tenore Hoon è risultato poco incisivo, e deludente la Anderson, in visibile difficoltà. Forti (ed eccessive) contestazioni del pubblico, non solo verso i cantanti ma anche nei confronti di una regia bella ed equilibrata, nonché delle scelte interpretative di Biondi.

Qualcuno si era portato da casa i fischietti ma la maggior parte del pubblico ha applaudito l'opera di Battistelli

Una messinscena coraggiosa e una strepitosa Mariella Devia per l'allestimento bolognese dell'opera donizettiana.

L'edizione di Macbeth a Modena ha, tutto sommato, raggiunto un buon esito. Le scene e la regia si sono indirizzate verso una direzione fortemente caratterizzata, anti-tradizionale, con esibizione di nudi, sangue, e barbarie varie. La resa musicale è stata in buona sostanza apprezzabile, con una direzione, quella di De Bernart, personale ma coerente con una lettura figlia del Novecento. I cantanti hanno ben reso i caratteri vocali dei protagonisti, adeguata la compagnia nel complesso, alti e bassi nel coro. Alla fine applausi attraversati da sonori dissensi indirizzati a direzione orchestrale, scene e regia.

Apertura del "Tout Rossini en un acte" all'insegna dell'annullamento, causa incidente al tenore, della seconda parte del programma. Abbiamo quindi seguito solo "Il signor Bruschino" in un allestimento modesto in mezzi scenici, ma efficace grazie alla lettura ironica che ha caratterizzato l'esecuzione. Omogeneo e appropriato il cast (senza vette esorbitanti) impegnato, comunque, in movimenti pantomimici sicuramente problematici. Bene la direzione di Desderi alla guida dei Virtuosi Italiani. Tra la musica di Rossini inserti jazz, gospel, e rievocazioni mozartiane e verdiane. Teatro non pienissimo, ma pubblico soddisfatto.

Due opere di Berio, "Passaggio" e "Laborintus II" e un balletto costruito da William Forsythe su sue musiche ("Workwithinwork") hanno avviato, ieri sera, al Carlo Felice, la sezione del cartellone lirico genovese dedicata al Novecento. Seguiranno "The Banquet" di Marcello Panni e "Ascesa e caduta della città di Mahagonny" di Kurt Weill. Successo meritato per gli artisti e per Luciano Berio, presente in platea.

Daniel Oren dispiega a Trieste tutte le sue qualità di concertatore, in una Bohème portata al successo anche da un valido cast vocale e dalla buona prova dell'orchestra e del coro del Verdi.

Edizione immersa in una genericità interpretativa che non rende giustizia né all'opera né al teatro che la allestisce. I protagonisti sembrano più preoccupati di evitare le trappole della partitura che di offrire vere emozioni al pubblico.

Tre monologhi di epoca, stile e carattere diversi, con esito altalenante: per fortuna alla fine c'è Cimarosa, e la serata è salva

Un piccolo capolavoro dell'opera del Novecento abbinato a un nuovo e non indispensabile balletto: una serata composita, che vuole essere anche un omaggio a due grandi protagoniste della scena, Kabaivanska e Fracci.

A soli due giorni dal "Marito disperato" di Cimarosa il Teatro di San Carlo ha presentato un altro spettacolo di alta qualità: ma quanto diverso il suo ritegno fin troppo "british" dall'esuberanza partenopea del precedente!

Non il solito recupero musicologico, non il solito doveroso omaggio celebrativo, ma due ore di vero divertimento con Domenico Cimarosa, a duecent'anni dalla morte.

Al Teatro Goldoni di Firenze è andato in scena The Rape of Lucretia, capolavoro di Benjamin Britten. La bellezza violata come metafora del male e della speranza di redenzione. Un vertice del teatro del nostro tempo in un allestimento esemplare di un giovane team guidato da Daniele Abbado. Esecuzione musicale eccellente e pubblico commosso.

Prima opera in cartellone per il Verdi Festival di Parma, per la regia di Konchalovskj e le scene di Frigerio ha proposto una lettura tutta centrata sul tema del mare e di una caratterizzazione cupa delle scene. La direzione musicale di Gergiev ha guidato la sua Orchestra Kirov in un universo musicale denso e dilatato, ma affascinante. Le voci dei protagonisti non sono state eccelse: poco incisivo il tenore Momirov (Riccardo), bene Oscar (Trifonova), discreti gli altri. Appausi del pubblico, dissensi dal loggione per tenore, britono e regia.

Credibile Gualtiero Salvatore Fisichella. Ovazioni per Lucia Aliberti, vera protagonista. Robusto e dignitoso l'Ernesto di Roberto Frontali. Attenta agli equilibri tra le masse sonore la concertazione di Giuliano Carella. La regia di Giulio Chazalettes faceva muovere abilmente gli interpreti nell'essenziale scenografia di Ulisse Santicchi, che firmava anche i costumi.

Notevole successo per la prima esecuzione moderna di 'Alcina' di Haendel a Bari, prodotta dalla Universität für Musik di Graz. Buoni i cantanti e l'orchestra non storica diretta da W. Schmid.

Ad aprire il programma di "Busseto 2001 - Centenario Verdiano" è stata scelta - possiamo dire temerariamente - Aida, l'opera più monumentale concepita da Giuseppe Verdi. Un'opera fortemente voluta da Franco Zeffirelli che, coinvolto in questa occasione dalla Fondazione Toscanini e dal Comune di Busseto, ha scelto la sfida di concentrare il suo lavoro (davvero riuscito) di scene e regia su un palcoscenico di otto metri di boccascena, in un teatrino da 350 posti.

L'efficace umiltà di Daniele Gatti e un cast giovane e agguerritissimo finiscono per sottolineare ancor più - vista la continuità genetica - quanto "Il viaggio a Reims" sia legato (ormai forse in modo preoccupante) ai Padri della première 1984, Abbado e Ronconi in testa.

Un macabro grand-guignol tra crimini, stupri e corruzione. La Lulu di Berg, per la regia di Martone e diretta da Reck, ha inaugurato la stagione del Teatro Massimo. Ottimo il cast.

Un successo insolitamente caloroso accoglie "La rondine" in una bella edizione diretta da Gelmetti, convinto e convincente paladino dell'opera meno fortunata di Puccini