La musica come coscienza del mondo all'Auditorium Lo Squero
Il concerto conclusivo del seminario organizzato alla Fondazione "Giorgio Cini" mette in dialogo Liza Lim e Georg Friedrich Haas attraverso tre giovani interpreti straordinari
02 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Auditorium Lo Squero, Venezia
Liza Lim e Georg Friedrich Haas
28/05/2026 - 28/05/2026C'è un momento, all'Auditorium Lo Squero dell'Isola di San Giorgio Maggiore, in cui il confine tra il dentro e il fuori svanisce. La grande vetrata che si apre sul braccio di laguna con Venezia sullo sfondo, trasforma ogni suono in qualcosa di più vasto. La musica non è più solo nella sala: sembra espandersi nell’acqua, nella luce radente e nella natura, mobile e silenziosa, che il seminario "Dimensions of Current Compositional Practice" organizzato dall’Istituto per la Musica della Fondazione Cini aveva scelto come uno dei suoi quattro concetti chiave. Non poteva esserci sede più pertinente per il piccolo ma prezioso concerto conclusivo dedicato ai compositori Liza Lim e Georg Friedrich Haas, protagonisti del seminario, due voci importanti della contemporaneità accomunate, malgrado differenze stilistiche radicali, da un medesimo sguardo sulla natura e sulle sue ferite.
La prima parte del programma era interamente dedicata a tre composizioni recenti di Liza Lim, affidate con impeccabile senso della forma al violoncellista James Morley e al pianista Alexander Waite. An ocean beyond earth (2016) apre il concerto. Il titolo richiama la scoperta della sonda Cassini di un oceano globale sotto la crosta ghiacciata di Encelado, satellite di Saturno — liquidità nascosta sotto l'apparente solidità: metafora perfetta per una musica che vibra sotto la superficie. Morley abbraccia il suo violoncello seduto di fronte a un violino fissato su un supporto, con ogni corda del violoncello legata alla corda corrispondente del violino mediante lunghi fili paralleli tesi nello spazio. L’esecutore fa scorrere i fili fra pollice e indice. Per tensione e attrito emergono suoni che migrano da uno strumento all’altro, generando un'acustica sospesa, aliena, lontana. Transcendental Étude (2022) vede invece Alexander Waite al pianoforte e alla “shruti box”, sorta di piccolo armonio. Evocando Liszt nel titolo ma solo per prendere immediatamente un'altra direzione, Lim trasforma il virtuosismo in atto politico: il lavoro nasce in solidarietà con il movimento iraniano “Donna, Vita, Libertà” e cela tra le pieghe della scrittura un frammento di Baraye di Shervin Hajipour, diventato inno della protesta e costato il carcere al cantante. Il motivo affiora e si trasforma in variazioni reiterate, a tratti come un canto trattenuto, altrove in esplosioni di intensità. Un lavoro in cui l’attualità continua a bruciare sotto la superficie. Ghosts make form (2023) conclude il trittico con Morley e Waite insieme sul palco: la musica esplora come assenza, memoria e ripetizione diano forma a ciò che persiste. I "fantasmi" sono presenze ancestrali — umane, animali, ambientali — che non si limitano a infestare ma generano forme. In questo pezzo, Lim si richiama alla teoria di Donna Haraway sull'orchidea ape, che conserva la forma del suo impollinatore estinto: tracce che durano oltre la scomparsa delle relazioni che le hanno prodotte. La sezione finale diventa una seduta spiritica, con mani che scivolano su corde e tasti come su una tavola ouija utilizzata per le comunicazioni medianiche.
La seconda parte appartiene interamente a Georg Friedrich Haas con Hochwald (2023) e il pezzo è un piccolo capolavoro. Composto in poche settimane nel dicembre 2023 sotto l’impatto emotivo degli eventi di Gaza, filtrati attraverso la lente letteraria della novella del 1842 dell’austriaco Adalbert Stifter ambientata nella Guerra dei Trent'Anni, il brano sollecita alla violoncellista Valerie Fritz un impegno straordinario: suonare, cantare, parlare e sussurrare nel medesimo tempo. La scrittura musicale vive di riverberi e fremiti ispirati dalle parole di Stifter, il violoncello accordato inizialmente in quinte modificate di un quarto di tono, con il graduale ritorno all'accordatura tradizionale come parte integrante della composizione. Il passato e il presente si fondono, l’ingiustizia è sempre la stessa, la foresta è ancora là, immota, indifferente, eterna. La prova di Fritz è semplicemente straordinaria: la bellezza del suono del suo violoncello si univa alla vulnerabilità della sua voce in un'unica, indivisibile sostanza musicale.
Pubblico piuttosto scarso fatto di musicologi, specialisti, borsisti e pochi appassionati ma attentissimo e generoso di applausi alla fine. In sala anche i due compositori, presenze discrete e silenziose, che aggiungevano un ulteriore strato di significato a una serata in cui, oltre alla bellezza, emergeva anche un senso di impellente necessità.