Il Teatro Regio di Torino inaugura la stagione con Cavalleria Rusticana e Pagliacci

I due titoli di Mascagni e Leoncavallo aprono la stagione con il Festival Verismo

LS

16 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura

Cavalleria rusticana (foto: Mattia Gaido)
Cavalleria rusticana (foto: Mattia Gaido)

Teatro Regio Torino

Cavalleria rusticana / Pagliacci

15/10/2026 - 21/11/2026

La stagione 2026/2027 del Teatro Regio di Torino si è aperta il 15 ottobre con il Festival Verismo, dedicato a Mascagni e Leoncavallo. Entrambi i compositori hanno in cartellone due titoli a testa, uno famosissimo (Cavalleria Rusticana e Pagliacci) e l'altro semisconosciuto (Iris e La bohème). Si comincia, com'è giusto, dall'inizio, con i titoli di esordio di entrambi, che insieme formano la coppia che la storia, il pubblico o il caso ha premiato sul resto della loro produzione: Cavalleria e Pagliacci.

Lo snob che si annida nel profondo dei melomani è già pronto, con la sua vocina, a squittire lamentele: ancora Cav & Pag? Con tutte le opere a disposizione da mettere in scena? Ancora quelle che sappiamo a memoria? Ebbene sì, proprio loro, risponde la voce della ragione. Ci sono cose, là dentro, che solo un direttore musicale sensibile sa portare alla luce: ed è come sentirle per la prima volta. Non si finisce di essere sorpresi dal gioco sottile, imprevedibile, dei rubati agogici in Cavalleria, ad esempio, o dal fitto tessuto di cellule, motivi e frammenti melodici che innerva Pagliacci. Più di tutto, si rimane colpiti da un'orchestrazione sontuosa, in alcuni punti persino degna di altri nomi a cui la vocina snob è pronta a giurare fedeltà.

Pagliacci (foto: Mattia Gaido)
Pagliacci (foto: Mattia Gaido)

Il merito è innanzitutto di Andrea Battistoni, in duplice veste. Come direttore musicale del Regio ha il preciso obiettivo di togliere una volta per tutte la nomea di "serie B" o "volgarità" che la vocina è pronta ad affibbiare a questo repertorio, e a mostrare che snodo fondamentale sia stato per la cultura italiana ed europea. Come direttore d'orchestra mette la passione al di sopra di tutto. Attentissimo a che le bellezze sparse siano funzionali al ritmo teatrale, dà loro una veste sonora splendente. Non potrebbe farlo senza un'orchestra che sta dando prova di migliorare di anno in anno e senza cori assestati da tempo a un livello eccezionale. 

Né potrebbe farlo senza ottimi cantanti. Ekaterina Semenchuk (Santuzza) ha dato il meglio di sé nel registro grave, che prende di petto senza timore, come SeokJong Baek (Turiddu) lo ha dato in quello acuto, squillante; Ariun Ganbaatar (Alfio / Tonio) in tutti. A malincuore, tocca rilevare che Martin Muehle (Canio), è inciampato in varie imprecisioni di intonazione e ritmo, pur recitando con un'immedesimazione invidiabile. Molto bravi e applauditi Carolina López Moreno (Nedda) e Matteo Mezzaro (Peppe). Guest star: Elena Zilio (Lucia), ottantacinquenne dal carisma inscalfibile.

Cavalleria rusticana (foto: Daniele Ratti)
Cavalleria rusticana (foto: Daniele Ratti)

Le due regie, di Daniele Menghini per Cavalleria e Francesco Micheli per Pagliacci, condividono una nuova drammaturgia, concepita da Michele Panella, che mette al centro la liturgia e la festa, prima di Pasqua e poi di Ferragosto. Il che, visivamente, si traduce in baldacchini, angeli, madonne, luminarie, costumi ispirati a feste tradizionali. In entrambe le opere dà luogo a momenti di poesia, bellezza o profondità simbolica, come anche a momenti scenicamente goffi. Non è il caso di elencare gli uni o gli altri. Il dubbio principale è un altro.

Il taglio drammaturgico che Mascagni e Leoncavallo hanno dato alle loro opere era, all'epoca, sperimentale, per non dire avanguardistico. La sensazione è che, per far quadrare la nuova drammaturgia, tutto diventi più normale. Un esempio plateale: il pubblico che assiste allo spettacolo dei pagliacci è a sua volta in costume. Avvicinare i due piani di rappresentazione in uno solo non ne ammorbidisce l'effetto? Ma è una sensazione, non un giudizio. Ognuno osservi e faccia i propri conti.

Pagliacci (foto: Daniele Ratti)
Pagliacci (foto: Daniele Ratti)