Enrico Dindo solista e direttore della FORM
Al Teatro Sperimentale di Ancona il violoncellista ha interpretato brani di Vajnberg, Čajkovskij e Haydn
20 aprile 2026 • 3 minuti di lettura
Ancona, Teatro Sperimentale
concerto Enrico Dindo
16/04/2026 - 16/04/2026Continuano i concerti della FORM- Orchestra Filarmonica Marchigiana con i grandi solisti, che vengono per l’occasione eletti anche a direttori. Sul podio questa volta Enrico Dindo, in un programma che lo ha visto protagonista di due concerti per violoncello e orchestra e poi alle prese con la Sinfonia n. 103, “Rullo di timpani”, di Franz Joseph Haydn.
Il concerto, organizzato dalla “Società Amici della Musica Guido Michelli” di Ancona in collaborazione con la FORM, si è aperto con il Concertino per violoncello e orchestra d’archi op. 43-bis di Moisej Samuilovič Vajnberg, noto anche come Mieczysław Weinberg. Compositore sovietico poco conosciuto nato a Varsavia da una famiglia ebrea, ebbe, lui e i suoi familiari, vicende biografiche tristissime, tra persecuzioni naziste, purghe staliniane, e un arresto che lo coinvolse in prima persona nel 1953. Amico di Šostakovič, che lo aiutò nel processo di riabilitazione politica e che trasse probabilmente ispirazione dalla sua musica, Vajnberg dopo l’accusa di “formalismo” dovette dedicarsi, per poter vivere, alla composizione per il teatro, il cinema e la televisione, riuscendo comunque a tenere le distanze per quanto possibile dal realismo socialista. Suoi ammiratori furono anche Svjatoslav Richter e Mstislav Rostropovič, a cui Vajberg dedicò il suo Concerto per violoncello e orchestra. Composto nel 1948, fu presentato al pubblico nella sua forma definitiva solo nove anni dopo, nell’esecuzione di Mstislav Rostropovitch con la Filarmonica di Mosca diretta da Kirill Kondrašin.
Dindo ha dato di questa composizione dagli accenti dolorosi e dal sapore slavo una interpretazione intensa, di grande profondità espressiva: tra la melodia del tempo iniziale, intrisa di malinconia, e il suo ritorno nel quarto tempo, si sono succeduti il secondo movimento su un ritmo marcato di danza e il terzo, ancora una danza selvaggia e sfrenata, che sicuramente hanno ricordato Šostakovič. Stati emotivi diversi espressi con grande partecipazione anche nel gesto esecutivo per una composizione ricca di pathos, composta all’indomani dell’assassinio del suocero di Vajnberg, il celebre attore ebreo Solomon Mikhoels, da parte di Stalin.
Clima molto diverso per la seconda opera in programma, le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra, Op. 33 di Čajkovskij, composte nel 1877 per il violoncellista Wilhelm Fitzenhagen. Quasi un esercizio di stile su un tema originale dove regnano equilibrio, grazia e perfezione che sembrano ogni tanto disfarsi in venature di malinconia ma che nel turbinio di note dell’ ultima variazione ritornano ad affermarsi. Anche qui una prova superlativa di Dindo, quanto a virtuosismo e qualità interpretative, che sono emersi anche nei bis bachiani.
Stessa partecipazione corporea e identica intensità espressiva hanno caratterizzato la direzione dell’ultimo brano in programma, la penultima Sinfonia di Haydn, dove il violoncellista ha messo in luce le sue doti di concertatore, lo stile di direzione molto personale, il gesto poco accademico ma efficace nella resa esecutiva. Ne è emersa una pagina haydniana fresca, giocosa, di grande vitalità ritmica.
Il concerto è stato molto gradito dal pubblico e molto applaudito.
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