La Fenice tra caos e primavera
Markus Stenz guida l’orchestra del teatro veneziano in un programma dal barocco visionario di Rebel alla tensione lirica di Schumann
20 aprile 2026 • 2 minuti di lettura
Gran Teatro La Fenice Venezia
Concerto sinfonico diretto da Markus Stenz
17/04/2026 - 18/04/2026Un applauso lungo, caloroso, quasi liberatorio ha accolto l’ingresso in sala dell’Orchestra del Teatro La Fenice, ben prima che una sola nota fosse suonata. Un gesto che ha assunto il valore di una dichiarazione collettiva: vicinanza e affetto del pubblico in un momento di tensione persistente tra maestranze e dirigenza del teatro, una situazione che ancora non lascia intravedere soluzioni chiare. In questo clima sospeso, la musica si è fatta ancora una volta spazio di condivisione e resistenza.
Il programma, affidato alla bacchetta esperta di Markus Stenz, si distingueva per una certa “stravaganza” nella costruzione: accanto a due pilastri del repertorio tardo-classico e romantico come Haydn e Schumann, l’apertura era riservata a un brano raramente eseguito, Le Cahos da Les Éléments di Jean-Féry Rebel. Scelta curiosa, quasi spiazzante, che ha però trovato senso nella sua funzione introduttiva: quel caos primordiale, fatto di dissonanze ardite e sovrapposizioni sonore, ha aperto uno squarcio su un mondo musicale ancora in formazione. Stenz ne ha restituito la leggerezza e il gusto tipicamente francese, evitando ogni appesantimento e lasciando emergere la modernità sorprendente della scrittura.
Con la Sinfonia n. 102 di Franz Josef Haydn, il discorso si è fatto più strutturato ma non meno proiettato in avanti. L’interpretazione ha sottolineato proprio questo aspetto: un Haydn che guarda oltre il proprio tempo, già in dialogo con il linguaggio romantico. L’Orchestra della Fenice ha risposto con precisione e brillantezza, mettendo in luce le finezze timbriche e il dinamismo della partitura, sotto una direzione attenta ma mai rigida. Il culmine della serata è arrivato con la Sinfonia n. 1 “Primavera” di Robert Schumann, terreno congeniale a Stenz, direttore di lunga esperienza nel repertorio romantico e tardoromantico tedesco. Qui la concertazione si è fatta più densa, il suono più corposo, con una tensione espressiva che ha attraversato tutti i movimenti. Il Finale, in particolare, ha sprigionato un’energia trascinante, con uno slancio che richiamava apertamente l’eredità beethoveniana, suscitando una risposta calorosa da parte del pubblico.
Dopo il recente successo del Lohengrin, ancora in scena fino al 26, questa serata sinfonica ha confermato l’intesa tra l’orchestra veneziana e Stenz, in un percorso interpretativo solido e coerente. Anche nella seconda delle due recite, la sala si è presentata gremita, segno evidente di un interesse vivo e partecipe. Gli applausi finali, caldi e prolungati, hanno suggellato una serata in cui la musica ha saputo parlare con forza, attraversando epoche e stili, ma soprattutto restituendo un senso di comunità.