Voce e strumenti a Roma tra ‘600 e ‘700

Alla Filarmonica Romana un concerto di Francesca Aspromonte con l’Arsenale Sonoro. Musiche di Haendel, Corelli, Bononcini, Alessandro Scarlatti

CL

20 aprile 2026 • 2 minuti di lettura

Francesca Aspromonte e l'Arsenale Sonoro (foto di Marta Cantarelli)
Francesca Aspromonte e l'Arsenale Sonoro (foto di Marta Cantarelli)

Roma, Teatro Argentina

Accademia Filarmonica Romana

16/04/2026 - 16/04/2026

Sull’onda dell’anniversario di Alessandro Scarlatti, ampiamente celebrato l’anno scorso, il programma presentato dal soprano Francesca Aspromonte con l’Arsenale Sonoro ha proposto musiche che animavano la vita musicale romana a cavallo tra XVII e XVIII secolo, evocando la singolare combinazione di quattro grandi come Haendel, Corelli, Bononcini e Alessandro Scarlatti, tutti presenti a Roma in quegli anni. Nessuno di loro romano di nascita, tutti convenuti in una delle principali capitali della musica del tempo, alcuni di loro per restarvi, altri per approdare altrove. Di questo fecondo ambiente musicale, ben tratteggiato nelle note di sala di Mauro Mariani, il concerto ha offerto uno spaccato interessante in cui le composizioni strumentali, la Sonata a tre op.3 n.5 di Corelli e la Sonata a tre op.2 n.6 di Haendel, hanno fatto da pendant all’esecuzione di tre cantate per soprano, violini e basso continuo.

Si iniziava da Mi palpita il cor di Haendel, cantata per soprano, violino e basso continuo di ambientazione arcadica ma dal contenuto ad alta temperatura espressiva, con una parte finale virtuosistica che marcava il carattere del pezzo. Il tono dolente di Barbara ninfa ingrata di Bononcini, per due violini, soprano e basso continuo si esprimeva bene nei recitativi per culminare anche in questo caso in un’aria finale irta di salti. Più ampia e articolata Notte ch’in carro d’ombre di Alessandro Scarlatti, è di fatto considerata una serenata con tanto di sinfonia iniziale,  con un’alternanza di recitativi e arie la cui ambientazione notturna di un bel testo di autore anonimo disegna una successione di affetti che termina con l’invocazione della morte. Vero culmine drammatico del concerto, la Serenata dava modo a Francesca Aspromonte di esprimere una varietà di inflessioni e una padronanza dei diversi registri espressivi che evidenziavano la grandezza della scrittura di Scarlatti. Protagonista assoluta della serata, la Aspromonte univa alla padronanza della parola nel recitativo una vocalità sicura e molto duttile nelle arie vere e proprie, coadiuvata dall’ensemble strumentale diretto dal violinista Boris Bengelman. Proprio Vieni o notte è il titolo dell’ultimo disco interamente scarlattiano da cui erano tratti anche i due bis, concessi ad un pubblico che ha vivamente apprezzato.