I musicisti inglesi contestano il distanziamento, il ministro risponde

Nel dibattito sulle difficoltà del settore musicale nel Regno Unito, interviene anche il sindacato dei musicisti che chiede di riconsiderare le regole sul distanziamento sociale, mentre il Segretario di Stato alla Cultura promette risposte concrete da parte del governo

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Concerto a Londra, mantenendo la distanza sociale
Concerto a Londra, mantenendo la distanza sociale

Continua il dibattito nel mondo musicale nel Regno Unito su come uscire dalla crisi in seguito alla pandemia da Coronavirus. Secondo quanto riporta la BBC, la rappresentanza sindacale dei musicisti britannici sollecita il governo a riconsiderare le misure sul distanziamento sociale imposte anche ai musicisti per poter riprendere l’attività nelle sale da concerto e negli studi di registrazione. Horace Trubridge, leader del sindacato dei musicisti, offre al governo piena collaborazione al governo per elaborare una strategia alternativa che eviti comunque la diffusione del contagio. Una proposta è quella di lanciare forme avanzate di “busking” in spazi all’aperto. Trubridge critica l’applicazione indiscriminata nel Regno Unito del distanziamento sociale di 2 metri ai musicisti, ammettendo che al momento è difficile immaginare di rilassare la regola per il pubblico per rendere praticabili teatri e spazi destinati agli spettacoli. Per quanto riguarda i musicisti, sollecita a una maggiore flessibilità, per esempio riducendo la distanza fra gli archi mentre ai cantanti potrebbe essere imposto l’uso della mascherina. Sul futuro, Truebridge vede nero, almeno fino alla fine dell’anno: “Non vedo significativi cambiamenti prima della fine dell’anno per aiutare i musicisti a uscire dal tunnel.”

Dal canto suo, il Segretario di Stato per la Cultura, i Media e lo Sport del governo britannico, Oliver Dowden, in un’intervista al quotidiano Evening Standards si dichiara aperto a considerare quelle che definisce “idee innovative” come drive-in o spettacoli all’aria aperta o che impiegano tecnologie digitali: “In un numero molto limitato di situazioni è possibile che un certo numero di sale possano funzionare con rappresentazioni a basso costo e con misure di distanziamento sociale”. Nella stessa intervista, Dowden dichiara: “Non me ne starò fermo ad assistere alla distruzione della nostra posizione di leadership mondiale nelle arti e nella cultura”, e rivela di “discussioni intricate” in corso con il Cancelliere dello Scacchiere, cioè il Ministro delle Finanze, per lanciare un programma che salvi il settore delle arti dalla bancarotta durante la chiusura obbligata dall’emergenza sanitaria in corso. “Ho sempre trovato il Cancelliere e il suo team molto impegnati e coscienti del valore di questo settore – ha affermato Dowden – Non tutti saranno contenti qualunque sia il risultato. Sarò costretto a chiedere alle istituzioni di prendere decisioni difficili.” Per esempio chiudere la Royal Opera House o la English National Opera? Su questo Dowden è molto chiaro: “La crisi causata dal Covid-19 è un fattore temporaneo e noi non vogliamo perdere per sempre le nostre istituzioni culturali”, poiché le arti sono fondamentali per “la forza, la resilienza e la reputazione di Londra e sarebbe da pazzi gettare via tutto questo.”

 

 

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