La Royal Opera House potrebbe non sopravvivere oltre settembre

I teatri londinesi chiedono sostegni finanziari al governo per sopravvivere e propongono misure alternative al distanziamento sociale economicamente sostenibili

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Royal Opera House Covent Garden
Royal Opera House Covent Garden

La Royal Opera House di Londra potrebbe non superare l’autunno. Questo il grido di allarme lanciato dal direttore generale del teatro, Alex Beard, nel corso di un incontro virtuale organizzato dai municipi londinesi con i direttori delle strutture creative, per il tempo libero e l’ospitalità del West End, il quartiere di Londra con la più alta concentrazione di teatri del paese. Obiettivo dell’incontro era la discussione dei piani di sopravvivenza delle rispettive attività, gravemente danneggiate dalla chiusura a causa della pandemia da Covid-19. Secondo i partecipanti il governo britannico dovrebbe assicurare 300 milioni di sterline (circa 340 milioni di euro) per ogni tre mesi di chiusura al fine di garantire la sopravvivenza dei teatri. In caso contrario, i teatri sarebbero costretti a dichiarare fallimento. “In tempi di avversità abbiamo bisogno delle arti più che mai per ispirarci e parlare al cuore delle nostre esperienze condivise” ha dichiarato Beard, che ha ammonito che le risorse finanziare del teatro non potrebbero essere sufficienti oltre settembre, “senza sostegno da parte del governo, i nostri teatri chiuderanno, le arti saranno ridimensionate e una generazione di talenti potrebbe essere persa per sempre.”

Nel corso dell’incontro è stata espressa anche preoccupazione per le conseguenze dei vincoli di distanziamento sociale, che impongono 1,5 o 2 metri di distanza fra spettatori: “tutte le sale non sarebbero in grado di riaprire in maniera economicamente sostenibile”, hanno sostenuto i partecipanti, che hanno proposto regole alternative. Ad esempio, si propone di lasciare libertà a ogni struttura di adottare misure che assicurino protezione agli spettatori attraverso rigorose regole di igienizzazione, sanitizzazione e misurazione della temperatura all’ingresso, come già avviene in altri paesi colpiti dalla pandemia. Si propone anche di non considerare il distanziamento sociale come la nuova norma ma piuttosto come di una misura ponte in attesa di introdurre nuovi protocolli sanitari. Sul piano finanziario, è stata avanzata la proposta di consentire l’emissione di “arts bond”, che i teatri rimborserebbero attraverso una quota dei profitti una volta tornati al normale funzionamento o in natura attraverso attività a contenuto sociale.

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