La stagione 26-27 di Santa Cecilia, da Wagner diretto da Harding a Hisaishi diretto da Hisaishi
Celebrazioni del bicentenario di Beethoven, novità assolute, musica sacra del periodo barocco e tanto altro dal 21 ottobre 2026 al 5 giugno 2027
14 marzo 2026 • 6 minuti di lettura
In una conferenza stampa è stato comunicato ai musicofili romani il futuro che li attende. E non solo ai romani, considerando che l’attività concertistica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si allarga anche al di fuori di Roma, grazie alla diffusione che ne dà la Rai e alle numerose tournée in Italia e all’estero.
A presentare la stagione 2026-2027 è stato il nuovo presidente/sovrintendente Massimo Biscardi, entrato in carica esattamente un anno fa: considerando l’anticipo con cui una stagione deve essere programmata, si deve supporre che quel che ascolteremo nel prossimo anno sia il risultato di un lavoro iniziato dal precedente presidente Michele Dall’Ongaro e completato da Biscardi. Ma sono dettagli che al musicofilo interessano relativamente. Veniamo al dunque.
La stagione sinfonica si inaugurerà il 21 ottobre con un’opera o piuttosto - per essere più precisi ed evitare i rimbrotti di Wagner - con un dramma musicale. D’altronde si sapeva da tempo che dopo Die Walküre dello scorso anno, sarebbe venuto il turno della seconda giornata dell’Anello del Nibelungo, ovvero il Siegfried, sempre con il Direttore Musicale Daniel Harding sul podio e con la regia di Vincent Huguet. Non sarà un’esecuzione in forma di concerto ma una vera messa in scena e anche piuttosto grandiosa e spettacolare. Si proseguirà poi fino al 5 giugno con 28 concerti, ognuno dei quali sarà replicato tre volte. Sul podio saliranno direttori ben noti a Roma: certamente nessuno se ne lamenterà, perché sono di ottimo livello, però talvolta si sente il bisogno di una maggiore varietà. Ma tutti saranno entusiasti di risentire Kirill Petrenko (Hindemith, Richard Strauss e Schumann), Antonio Pappano (due volte: la prima con Petrassi e Cajkovskij, la seconda con Beethoven e Shostakovich), Juraj Valcuha (Hermann, Rachmaninoff e il Concerto per violoncello di Dvorak, solista Ettore Pagano), Tugan Sokhiev (Bach/Stokowski, Taneyev, Cajkovskij), Jakiub Hrusa (Beethoven, Schumann e il raro Concerto per pianoforte di Dvorak con Daniil Trifonov), Manfred Honeck (Beethoven e Peccato di Reinvere, in prima esecuzione italiana) e Semyon Bychkov (John Adams, Musorgskij-Ravel e il Concerto per due pianoforti di Poulenc eseguito dalle intramontabili sorelle Labèque, moglie e cognata Bychkov). Torneranno dopo alcuni anni d’assenza Gustavo Gimeno e soprattutto Charles Dutoit, che conserva un’invidiabile freschezza nonostante i suoi novant’anni.
Ma torneranno anche vari giovani, che sono stati messi alla prova nelle scorse stagioni e si sono meritati la riconferma: Alexander Soddy (fresco vincitore del Premio Abbiati della critica musicale italiana come miglior direttore dell’anno), Thomas Guggeis e Tarmo Peltokoski. E inoltre Lorenzo Viotti, che non è più giovanissimo ma come tale si presenta sui social, orchestrando abili campagne autopromozionali. Con tutti questi ritorni, resta poco spazio per fare nuove e possibilmente stimolanti conoscenze. I debuttanti sul podio dell’orchestra romana saranno soltanto due, che casualmente dirigeranno proprio gli ultimi due concerti: sono la cinese di Hong Kong Elim Chan, che a giudicare dal programma ha una grande passione per Rchmaninoff, e il giapponese Joe Hisaishi, non un vero direttore ma un compositore che esegue esclusivamente le sue proprie musiche, in gran parte destinate al cinema: con humour inglese Harding ha commentato che forse i suoi figli si decideranno a sentire un concerto sinfonico. E allora ben venga Hisaishi se - speriamo - servirà a conquistare un paio di adolescenti.
Il paragrafo sui direttori italiani è breve. Dopo anni ritorna finalmente Fabio Luisi per dirigere la Missa solemnis di Beethoven. Saliranno sul podio altri due ottimi direttori italiani che sono nati come direttori di musica antica: Enrico Onofri non si allontanerà da quell’ambito (“Oratorio di Natale” di Bach, ma solo la prima metà) mentre Riccardo Minasi dirigerà un programma interamente beethoveniano, che include un arduo banco di prova quale la Sinfonia Eroica. Non sembra normale che da molti anni alcuni dei migliori direttori italiani non salgano sul podio della migliore orchestra italiana: per esempio, Muti e Chailly e a loro si aggiunge anche Daniele Gatti, che invece era una presenza abituale.
Quanto agli autori in programma, predomina prevedibilmente e giustamente Beethoven, di cui nel 2027 ricorre il bicentenario della morte. Mozart compare in un solo concerto, che però è interamente dedicato a lui (pianista e direttore Rudolf Buchbinder). Brahms è presente con una sola composizione e non c’è traccia di Haydn, Schubert e Mendelssohn. Molti i russi: sono in programma varie composizioni di Ciajkovskij, Rachmaninoff, Prokofiev, Stavinsky e Shostakovich. Due le prime assolute: Viaggio di Carlo Boccadoro e Rischiarare la gioia di Stefano Gervasoni.
Resta da dire degli altri sette concerti che saranno diretti da Harding dopo il Wagner inaugurale. Proseguirà il ciclo mahleriano con le Sinfonie n. 5 e 6 e dirigerà la Sinfonia n. 9, che sarà il culmine delle celebrazioni beethoveniane. Riesumerà la musica composta invano dal giovane Ravel per cercare di aggiudicarsi il Prix de Rome. Esegue in forma di concerto I pagliacci di Leoncavallo.
Tra i solisti si possono raccomandare (oltre a quelli già citati) Sergey Khachatryan nel Concerto per violino di Beethoven e Lisa Batiashvili in quello di Szymanowski, da non perdere perché di raro ascolto. E soprattutto Martha Argerich nel Concerto n. 1 di Beethoven. La pianista argentina tornerà poi nella stagione di musica da camera insieme all’Orchestre de Chambre de Lausanne per eseguire il secondo dei Concerti pianistici beethoveniani (in realtà è il primo in ordine cronologico): un’occasione preziosa per sentire da una grande pianista questa musica ritenuta “troppo facile” dai giovani leoni della tastiera, che in questa stagione - lo rileviamo con soddisfazione - avranno meno spazio del solito. Torneranno invece alcuni grandi pianisti delle generazioni meno giovani, quali Grygory Sokolov, Mikhail Pletnev, Nikolai Lugansky e Igor Levit. E ci sarà finalmente spazio per alcuni degli ottimi pianisti che hanno il solo ‘difetto’ di essere italiani: sono Benedetto Lupo e Pietro De Maria. Restando al pianoforte, sarà un concerto veramente particolare quello che vedrà Evgeny Kissin e Andras Schiff seduti alla tastiera uno accanto all’altro: non so quando mai si riascolterà un duo pianistico di tale livello.
Il cartellone della cameristica è indubbiamente meno prevedibile di quello sinfonico, a cominciare dalla serata inaugurale, che si svolgerà al Teatro dell’Opera, dove Lisette Oropesa dedicherà il suo concerto alla Zarzuela e alle melodie d’amore iberiche. Un concerto ricorderà Hans Werner Henze a cent’anni dalla nascita. Un’ormai rara serata di Lieder sarà dedicata alla Winterreise di Schubert. Il Quartetto Ébène proseguirà la sua integrale beethoveniana. Prestigiosi ensemble specializzati nella musica del periodo barocco eseguiranno l’uno Theodora di Händel (direttore Christophe Rousset) e l’altro musiche sacre di Vivaldi (direttore Jordi Savall). E non è tutto.
Il presidente Biscardi ha anche ricordato le collaborazioni con altre importanti istituzioni romane, che si concretizzeranno nell’esecuzione della cantata La forza delle stelle di Stradella all’Accademia dei Lincei e nella prima assoluta di Dike di Matteo D’Amico su testi di Sandro Cappelletto nella Cappella Paolina del Quirinale. Molti i progetti educativi, dalle varie orchestre giovanili ai corsi di perfezionamento, che offriranno al pubblico vari concerti. Inoltre le giornate di studio (quest’anno dedicate a Giuseppe Sinopoli, Orazio Fiume e Margherita di Savoia) e altro.
Senza contare le tournée che confermano e rafforzano il prestigio internazionale dell’orchestra: saranno più di una dozzina i concerti nelle principali città europee, da Parigi a Barcellona, da Madrid a Vienna, da Budapest a Praga. Purtroppo invece non è prevista nessuna ospitalità ad altre grandi orchestre sinfoniche, italiane o straniere che siano.