Chino Goia Sonrisi, chi era costui?

Esce per 19'40'' il nuovo lavoro di Sebastiano De Gennaro, dedicato a "un grande musicista che non leggerete mai nell’enciclopedia della musica"

Sebastiano De Gennaro - Discovering the Electronic Music of Chino "Goia" Sornisi
Sebastiano De Gennaro
Disco
oltre
Sebastiano De Gennaro
Discovering the Electronic Music of Chino "Goia" Sornisi
19'40''
2018

19’40’ è una collana discografica su abbonamento creata da Sebastiano De Gennaro, Enrico Gabrielli e Francesco Fusaro. I centri di interesse di tutte le opere pubblicate sono la musica scritta e la sua sfaccettata prassi interpretativa, senza discriminazioni d’epoca e di genere.

«Che si tratti di trascrizione, sabotaggio o calco, 19’40’’ è una preziosa raccolta di (anti)classici della musica».

Aprite il cd, confezionato con una cura d’altri tempi, e leggerete queste brevi, chiare parole. Al cronista il compito di aggiungerne altre per invogliare chi legge e non conoscesse già ad immergersi nei mondi paralleli spalancati dalle visioni di tre teste pensanti: due musicisti e un musicologo capaci di far collidere universi. Chi scrive ha avuto una breve e sfortunata esperienza al conservatorio; evidente mancanza di talento e l’imbattersi in una di quelle insegnanti vecchissimo stampo che ti facevano passare la voglia di suonare, rigidissime ed ottocentesche hanno fatto il resto. Poco male, la musica suonata non ha perso assolutamente nulla. Sarei curioso invece di sapere nel dettaglio quale sia stata l’esperienza accademica delle tre menti dietro a questa collana discografica, perché finalmente, con coraggio e visione, con queste musiche il conservatorio, per così dire, apre, anzi spalanca, le porte al mondo esterno.

Ed allora sarà perfettamente normale sentire una musica che ha più di una assonanza con quella di Bach venir suonata però da sintetizzatori, come accade in questo disco, il settimo dell’etichetta che pubblica un disco a cadenza quadrimestrale, dedicato a Chino Goia Sonrisi, «un grande musicista che non leggerete mai nell’enciclopedia della musica», come scrive nel (come al solito) corposo e denso libretto Sebastiano De Gennaro.

Ora, le cosa straordinarie sono due: la prima è che, senza leggere le note, avevo assolutamente abboccato all’amo ed ero rimasto attonito nell’ascoltare la quinta traccia ("Etherodiophone, timbre A,B,C,D" credendo di trovarmi di fronte a un vero e proprio miracolo. Astrazioni ambient e voragini techno immaginate cento anni fa?

La seconda però è che questo musicista non esiste. Provate a fare l’anagramma del nome, considerate che nella biografia (dettagliatissima) inclusa nel booklet si dice che è nato a Pesaro. Considerate che De Gennaro e Gabrielli sono appassionati di fantascienza e di ucronia: ed allora, cosa sarebbe successo se Rossini fosse nato cento anni dopo?

«Probabilmente se la storia della musica, nel nostro caso fosse stata deviata anche solo da un insignificante evento mancato, non soltanto sarebbe irriconoscibile ma anche le nostre idee più radicali ed infallibili sulla provvidenza e moralità della storia oltre che della nostra percezione del bello ed il nostro solido e strutturato bagaglio culturale, non somiglierebbero neanche un poco a quello che oggi sono».

Tra finte registrazioni d’epoca, domani arcaici, passati remoti e vicinissimi, mondi possibili ed impossibili, strumenti fittizi (l’eterodiofono), sintetizzatori veri, deviazioni della Storia, agguati alla memoria, calligrafie, falsificazioni, epifanie e follie, il disco è una operazione acuta e sottile che dimostra come per ogni musica sia fondamentale il punto dal quale la si osserva, e la libertà con la quale la si approccia. E allora temi e melodie classiche, se rivisitate con questo approccio che fa dello scherzo una cosa serissima, magicamente assumono nuova forma, nuova vita.

Stavolta è il solo De Gennaro a cimentarsi con ogni tipo di diavoleria con i tasti, mentre la voce in francese, a introdurre questi reperti (lo abbiamo detto, al primo ascolto ci siamo cascati in pieno) è di Anne Angelini. Realtà alternative che ci permettono una salutare fuga dalle ristrettezze del quotidiano: suoni che potrebbero affascinare il fan degli Autechre e di Aphex Twin come il fondamentalista dell’opera lirica. Un disco per il quale l’aggettivo geniale non suona esagerato e un’operazione ironica e profondamente intelligente, abitata da una squisita leggerezza calviniana (Se una notta d’inverno un viaggiatore, l’iper romanzo che diventa riflessione sull’impossibilità di conoscere la realtà), frutto della mente in perenne movimento di teste che sapranno stupirci ancora nel prossimo futuro. 

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