La protesta dei maestri accompagnatori
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
29 settembre 2026 • 5 minuti di lettura
Sono Angelo Aliberti e, in qualità di Presidente dell’Associazione Maestri Accompagnatori AFAM, espongo qui di seguito la vicenda che ha visto la nascita di questa figura “amministrativa” che in realtà non ha niente di amministrativo bensì racchiude in sé funzioni puramente didattiche. Un tempo docenti a 12 ore settimanali per 27 settimane accademiche; oggi inquadrati come impiegati d’ufficio su 46 settimane a 36 ore: la matematica surreale di una stabilizzazione che ha quintuplicato il carico di lavoro dei Maestri Accompagnatori. C’è una proporzione matematica che racconta meglio di qualsiasi spiegazione giuridica l’assurdità in cui sono sprofondati i Maestri Accompagnatori al pianoforte e al clavicembalo nei Conservatori statali italiani: il rapporto tra 324 e 1.656.
Non si tratta di una variazione marginale, ma di una moltiplicazione per oltre cinque volte del tempo trascorso alla tastiera. Un incremento del 411% del monte ore annuo, applicato a freddo su un’attività che richiede uno sforzo neuromuscolare e una concentrazione intellettuale pari a quella di un atleta d'élite. Per capire come la macchina amministrativa dello Stato sia arrivata a partorire un simile cortocircuito, bisogna ripercorrere l'evoluzione di una professione che, nell'arco di vent'anni, è passata dalla dignità accademica della docenza all'ingranaggio della catena di montaggio.
Fino alla prima fase applicativa della riforma dell'Alta Formazione Artistica e Musicale (Legge 508/1999), chi sedeva al pianoforte o al clavicembalo per sostenere la preparazione degli allievi di Canto non era un assistente generico. Era un docente di ruolo a tutti gli effetti, appartenente alla seconda fascia e incardinato nel settore artistico disciplinare CODI/25 (Accompagnamento pianistico). Il profilo di questi musicisti era disegnato sulla base del calendario accademico e della fisiologia del pianista: • 12 ore settimanali di lezione frontale: esattamente lo stesso orario di cattedra di tutti i docenti AFAM. • 27 settimane di attività didattica annua: parametrato sull'effettivo anno accademico dei Conservatori, per un totale rigoroso di 324 ore annue di servizio frontale. •
Dignità accademica piena: partecipazione a pieno titolo al Collegio dei Docenti, elettorato attivo e passivo per la governance dell'istituto e tempo strutturale garantito per lo studio e la ricerca artistica.
Quando le successive riforme hanno soppresso la seconda fascia, i titolari di cattedra CODI/25 sono transitati nella prima fascia della docenza, assumendo la titolarità delle nuove discipline dei corsi accademici (Prassi dell'accompagnamento, Pratica del repertorio vocale e strumentale, Lettura dello spartito) e togliendo le mani dallo strumento per accompagnare. Nelle aule di lezione quotidiana si è così aperta una voragine: le classi di canto e strumento, nonché quelle di danza, avevano ancora bisogno vitale del pianista per preparare le lezioni, ma lo Stato non ha bandito nuovi ruoli docenti per quella specifica funzione.
La soluzione tampone è durata oltre vent'anni: una stagione di precariato selvaggio, fatta di contratti atipici d'istituto, co.co.co. e partite IVA mortificanti per concertisti con diplomi accademici di secondo livello e carriere internazionali. La svolta politica si materializza con la Legge di Bilancio 2021 (Legge 178/2020). In particolare il comma 892 dedicato all’AFAM prevede lo stanziamento di risorse stabili per ampliare le dotazioni organiche dei Conservatori e chiudere la stagione dei contratti precari. Tra il 2021 e il 2023, i decreti ministeriali del MUR autorizzano i bandi straordinari per titoli e servizio: per centinaia di accompagnatori sembra il tanto atteso giorno del ruolo.
Ma è qui che scatta l’orrore burocratico. Invece di ricostituire un profilo docente parametrato sulla storia del CODI/25, il Ministero incardina i nuovi assunti nel personale Tecnico-Amministrativo. Il nodo esplode definitivamente con la firma del CCNL Istruzione e Ricerca del gennaio 2024: 1. Gli accompagnatori vengono inseriti nell'Area dei Funzionari, qualifica del personale Tecnico-Amministrativo. 2. In quanto non docenti, viene loro applicato l'orario standard degli impiegati di concetto: 36 ore settimanali (suddivise in 24 in presenza e 12 di preparazione musicale). 3. Il calendario non è più quello dell'anno accademico (27 settimane), ma quello dell'amministrazione pubblica: circa 46 settimane lavorative all'anno, al netto delle ferie ordinarie.
La conseguenza di questo calcolo burocratico è devastante. Suonare al pianoforte fino a 7 ore al giorno per 46 settimane l'anno significa sottoporre l'apparato muscolo-scheletrico a ritmi insostenibili. Repertori titanici come le opere per Canto e per tutti gli Strumenti del conservatorio richiedono un impegno muscolare e tendineo massimale così come specificato nelle relazioni scientifiche, che abbiamo allegato al ricorso, degli specialisti: • Luca Mazzon, Psicologo Clinico e della Prestazione sotto pressione, in formazione terapeutica CBT clinico e forense, iscritto all’Ordine degli Psicologi del Veneto e all’Associazione degli psicologi Tedeschi (BDP), Musicista professionista e Professore d’orchestra con carriera internazionale. Già docente in numerose istituzioni di alto perfezionamento nelle discipline dello spettacolo in Italia e all’estero.
• Edoardo Passarotto, Musicista, PhD in Neuroscienze Sistemiche presso l’Institute of Music Physiology and Musicians' Medicine di Hannover (IMMM), esperto in infortuni e disturbi del movimento nei musicisti, Ricercatore Post-Doc e docente presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Padova. Pianista professionista, con esperienza artistica internazionale. •
Camilla Refice, Fisioterapista con master post-lauream in "Riabilitazione della Mano e dell’Arto Superiore" e in “Rieducazione Posturale Globale", esperta sulle patologie di postura e mano del Musicista, relatrice in congressi nazionali ed internazionali e organizzatrice di Masterclass presso i conservatori su prevenzione e cura delle patologie di postura e mano del Musicista, musicista professionista con esperienza artistica in Italia e all’estero in organici orchestrali e da camera, e Docente a contratto della materia "Tecniche di Consapevolezza ed Espressione Corporea - Movimento Espressivo” (AFAM054 ex CODD/07) presso il Conservatorio "Licinio Refice" di Frosinone.
Nelle aule si moltiplicano i casi di patologie professionali invalidanti: tendiniti acute, tenosinoviti, compressioni del nervo ulnare e sindromi del tunnel carpale. Inoltre noi lavoriamo attivamente anche da soli con gli studenti sui programmi d’esame che portano: interveniamo su nozioni di musica d’insieme, dinamiche, agogiche, equilibri sonori e stili esecutivi.
Un amministrativo non interverrebbe assolutamente su questioni didattiche come queste. A ciò si aggiunge il paradosso logistico estivo: cosa fa un Maestro accompagnatore per completare le 36 ore settimanali tra fine giugno e fine ottobre, quando le lezioni con gli allievi sono concluse o ridotte al minimo? Risposta: fissa il muro, facendo delineare uno svuotamento di mansione che un accompagnatore potrebbe addirittura contestare al Direttore Amministrativo dell’istituzione presso cui lavora. Dinanzi a un quadro degenerativo e all'inerzia delle grandi sigle confederali, la categoria ha scelto di far sentire la propria voce.
È nata così l'Associazione Maestri Accompagnatori AFAM (AMA AFAM), che ha attualmente avviato cinque contenziosi ad altrettanti Giudici del Lavoro affinché venga dimostrata l’incostituzionalità di questo inquadramento. Ripristinare l'equilibrio delle ore e la dignità del profilo non è una rivendicazione corporativa: è un atto di coerenza istituzionale e buonsenso scientifico per salvare l'integrità fisica degli artisti e la qualità dell'Alta Formazione Musicale italiana.