Filidei allo specchio
Il libro di Claudio Proietti restituisce un ritratto quasi autobiografico di Francesco Filidei compositore e musicista
09 settembre 2026 • 4 minuti di lettura
Generato da una serie di trasmissioni monografiche su Francesco Filidei pensate in origine da Claudio Proietti per l’emittente radiofonica Rete Toscana Classica – e descritto dall’autore nella sua Introduzione come un lungo lavoro fatto di «dedizione, ricerca, studio e scrittura» – il libro titolato I nomi della musica. Francesco Filidei dal 1995 al 2026 (Edizioni ETS, 2026, pp. 244, € 24,00) ci propone il frutto di un percorso di «approfondimento e di analisi che ha portato a modificare non solo l’ampiezza e i dettagli del ritratto di Filidei, ma ne ha allargato anche il focus risalendo dalla sua musica su e su fino alle origini profonde e ai moti interiori dai quali essa scaturisce».
Proietti – pianista e docente, divulgatore e studioso di musica moderna e contemporanea – firma così la prima monografia italiana dedicata a Francesco Filidei, compositore pisano nato nel 1973 e oggi tra le figure più attive, intraprendenti e riconosciute della musica contemporanea, come emerge anche dai riscontri raccolti dal recente debutto dell’opera Accabadora al Festival di Aix-en-Provence, tratta dal romanzo di Michela Murgia.
Come annota Paolo Petazzi in avvio della sua interessante Prefazione, «un’ampia intervista, una serie di testimonianze e un accurato catalogo: le tre parti di questo libro, sono concepite in modo da farne un documento indispensabile per conoscere Francesco Filidei dopo averne ascoltato la musica […]».
...le tre parti di questo libro, sono concepite in modo da farne un documento indispensabile per conoscere Francesco Filidei dopo averne ascoltato la musica...Paolo Petazzi
Un percorso di approfondimento, quello proposto da questo volume, che miscela il racconto biografico con una riflessione ad ampio spettro sulla materia musicale, il susseguirsi di stagioni formative e creative con visioni personali restituite da un compositore che è riuscito meritoriamente a ritagliarsi un profilo connotato e personale nel panorama attuale. Risultato raggiunto con la determinazione e l’intelligenza dell’artigiano dei suoni, capace di calibrare il proprio mestiere attraverso il diaframma espressivo di una creatività individuale profondamente caratteristica e – verrebbe da dire, dopo la lettura di queste pagine – consapevolmente ragionata.
Questo emerge, certo, dalla sua musica, a partire dalle indagini primigenie – dove la perlustrazione tattile della materia fisica dei vari strumenti ha rappresentato la base lessicale del suono organizzato ed espresso dalle composizioni della prima stagione produttiva – fino alle ampie e articolate architetture operistiche della recente maturità creativa. Ma la personalità di Filidei emerge qui, riga dopo riga, anche dalle sue parole, come in un gioco di specchi dove il filtro reso dalla scrittura – al tempo stesso analitica e documentaria – di Proietti diviene il rimando di un racconto – a tratti resoconto – restituito dalla viva voce dello stesso compositore.
Un carattere per molti aspetti evidenziato anche dallo stesso Petazzi, quando parla della prima parte del volume, dal titolo “Parole”: «l’ampiezza dell’intervista consente a Filidei di tracciare le linee di un autoritratto non occasionale, parlando con un interlocutore che ne conosce a fondo il percorso: si superano così i limiti e i rischi spesso legati al genere del colloquio con un compositore».
Nelle intenzioni, il volume vuole offrire un’impostazione accessibile, lontana da rigidità accademiche e, al tempo stesso, capace di restituire una conoscenza profonda del linguaggio musicale di Filidei, della scena internazionale nella quale si muove e dell’evoluzione estetica dell’autore. In questa prospettiva, una delle caratteristiche principali del libro emerge nella capacità di restituire il percorso di questo compositore alla stregua di una traiettoria coerente pur nella varietà dei linguaggi attraversati, che lo ha condotto all’ampia affermazione del 2025, riconosciuta con il debutto de Il nome della rosa al Teatro alla Scala e celebrata con il percorso monografico dedicato al compositore dalla parallela rassegna Milano Musica.
Dalle prime esperienze segnate da rumori, gesti, tecniche estese e materiali sonori non convenzionali, fino ai grandi lavori sinfonico-corali e alla piena affermazione nel teatro musicale, Proietti costruisce in questo modo il ritratto dinamico di un artista che ha saputo trasformare la sperimentazione – vissuta sia come esecutore sia come compositore – in pensiero formale.
In questo senso, appaiono indicative le riflessioni del Filidei musicista, interprete, organista: «l’organista sente, talvolta addirittura in anticipo e in primo piano rispetto al suono delle canne, tutti i rumori della meccanica, gli scricchiolii del legno, i fragori della catenacciatura. È una sua prerogativa che nella Danza macabra ho voluto condividere con tutti i miei ascoltatori».
Allo stesso modo risultano significative le pagine dedicate al passaggio verso l’opera - da Giordano Bruno a Il nome della rosa e, appunto, Accabadora – perché mostrano come Filidei abbia recuperato la tradizione melodrammatica italiana senza nostalgia, innestandola in una grammatica contemporanea rigorosa e visionaria. È proprio in questa tensione tra gesto, struttura e memoria che il volume individua il nucleo più originale del profilo creativo di questo compositore.
La già ricordata struttura in tre parti – Parole, Testimonianze e Opere – persegue una sorta di equilibrio tra racconto, documentazione e consultazione. L’ampio dialogo tra Proietti e Filidei permette di seguire in linea sostanzialmente cronologica la formazione del compositore, i suoi riferimenti culturali e l’evoluzione della sua idea stilistico-musicale, mentre le testimonianze di artisti e colleghi ne confermano – forse con un pizzico di affettuosità un poco celebrativa – la centralità nel panorama internazionale.
Il catalogo cronologico delle composizioni, corredato da dati tecnici e note introduttive, rende infine il volume utile anche a musicisti, studiosi, addetti ai lavori e curiosi ascoltatori interessati ad approfondire un repertorio vario e articolato, ma ormai parte integrante del panorama musicale del nostro tempo.