Addio a Felicity Lott
Da Mozart a Strauss, dieci interpretazioni per ricordare un’artista di intelligenza, humour e infinita grazia musicale
18 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Solo pochi giorni fa aveva raccontato con disarmante serenità alla BBC di essere malata di un cancro senza possibilità di cura. Oggi il mondo della musica piange la scomparsa di Dame Felicity Lott, morta a 79 anni dopo una delle carriere più eleganti, amate e intelligenti del teatro musicale europeo.
Artista di raffinatissima musicalità, ironica, anti-divistica e capace di trasformare ogni frase in racconto, Lott è stata la Marschallin straussiana per eccellenza — soprattutto sotto la direzione di Carlos Kleiber — ma anche interprete ideale di Mozart, Offenbach, Poulenc e della mélodie francese. Dalla Contessa delle Nozze di Figaro alle incandescenti operette di Jacques Offenbach, fino ai recital con Graham Johnson, il suo percorso artistico ha attraversato mezzo secolo di musica con un’inconfondibile miscela di nobiltà stilistica e humour britannico.
La ricordiamo in dieci momenti musicali fra i più significativi della sua straordinaria carriera.
1. Mozart
Il percorso artistico di Felicity Lott nasce nel segno di Mozart, autore che le insegnò l’equilibrio tra eleganza vocale e verità teatrale. La sua Contessa nelle Nozze di Figaro colpisce per nobiltà malinconica e naturalezza del fraseggio, lontana da ogni enfasi. In “Dove sono i bei momenti” la voce sembra sospendere il tempo, con una linea di canto pura e intensamente umana. Un Mozart di grande stile, già percorso da quella raffinata nostalgia che avrebbe reso indimenticabili le sue eroine straussiane.
2. I Lieder di Schubert accompagnata dal pianista Graham Johnson
Forse il lato più intimo della sua arte. Nei recital con il pianista Graham Johnson emerge una cantante-colta, attentissima al testo e capace di trasformare ogni Lied in un piccolo racconto teatrale.
3. La Marschallin nel Rosenkavalier di Richard Strauss diretto da Carlos Kleiber
La Marschallin degli anni Ottanta diretta da Carlos Kleiber segna un traguardo definitivo. Kleiber crea un miracolo teatrale e Lott vi si muove con una miscela irripetibile di eleganza viennese, nostalgia e umanità. Una lezione di stile straussiano.
4. La contessa Madeleine in Capriccio di Richard Strauss
Lott era nata per la Contessa Madeleine: intelligenza musicale, dizione perfetta e sensualità trattenuta. Nella grande scena finale riesce a trasformare il dilemma estetico di cui si discetta in tutto il Capriccio straussiano in pura emozione.
5. La Belle Hélène di Jacques Offenbach
Una delle prove più irresistibili della maturità. Lott sfoggia humour, charme e autoironia in una Hélène sofisticata e deliziosamente maliziosa. Il francese è naturale come quello di una parigina.
6. La Grande-Duchesse de Gérolstein di Offenbach
Qui il suo humour britannico esplode in tutta la sua genialità teatrale. È una granduchessa irresistibile: civettuola, folle, elegantissima, capace di dominare la scena con un semplice sguardo.
7. Le mélodies di Francis Poulenc
Uno dei territori in cui Lott è stata insuperabile. Le sue mélodies francesi uniscono chiarezza della parola e morbidezza vocale in modo quasi ideale: canto da camera di altissima scuola.
8. e quelle di Reynaldo Hahn
Nelle Mélodies di Reynaldo Hahn, Felicity Lott raggiunge forse il vertice della sua arte cameristica. La critica ha lodato la perfezione della dizione francese, i pianissimi sospesi e l’eleganza naturale del fraseggio. In brani come L’heure exquise evita ogni sentimentalismo, trasformando la nostalgia di Hahn in pura atmosfera poetica. Per molti, una delle interpretazioni di riferimento assolute di questo repertorio.
9. Una vedova molto allegra (ma non solo) per Lehár
La sua Hanna Glawari è tutta charme e malinconia elegante. Lott evita ogni leziosità e restituisce alla Vedova allegra un tono raffinato, quasi crepuscolare.
10. Vier letzte Lieder di Richard Strauss diretta da Neeme Järvi
La registrazione forse più amata dai cultori di Felicity Lott. La voce è luminosa, malinconica senza pesantezza, con un fraseggio aristocratico che sembra incarnare perfettamente l’ultimo Strauss. Molti appassionati la considerano una delle grandi versioni moderne del ciclo.